Mercoledì la premier attesa a Muscat, prima di volare in Giappone. Tanti i dossier comuni, tra cui “Vision 2040”, la Strategia nazionale ideata per promuovere la diversificazione economica del Paese. L’Italia penetra in un mercato vivo anche grazie al lavoro di sherpa portato avanti dal viceministro degli esteri Edmondo Cirielli
All’eccellente cooperazione in ambito culturale si somma, tra Italia e Oman, il crescente interesse delle imprese italiane a sostenere la realizzazione dei piani di sviluppo del sultanato. Anche di questo discuteranno Giorgia Meloni e il Sultano Haitham bin Tariq Al-Said in occasione del viaggio della premier nel golfo il prossimo 14 gennaio, prima di fare anche una tappa in Giappone. I cinque milioni di abitanti del Paese rappresentano una interessantissima prospettiva per le potenzialità italiane, anche alla luce di “Vision 2040”, la Strategia nazionale ideata per promuovere la diversificazione economica del Paese. Nel mezzo gli idrocarburi e la geopolitica, settori in cui Roma sta distendendo le proprie politiche in chiave armonica.
Italia e Oman
Lo scorso 3 dicembre a margine del Vertice del Consiglio di Cooperazione del Golfo, il Presidente del Consiglio aveva ha incontrato il Sultano dell’Oma per fare il punto sulla stabilizzazione di Gaza e sulla situazione in Yemen e nel Mar Rosso. Più volte Meloni aveva sottolineato il proprio apprezzamento per il ruolo di mediazione svolto dall’Oman, anche con riferimento agli sforzi per propiziare un accordo sul nucleare in Iran.
Energia, costruzioni, artgianato e agroalimentare sono gli ambiti di maggiore cooperazione tra i due paesi, a cui va aggiunto l’elemento del mare: Muscat infatti sta rafforzando le proprie relazioni politiche attraverso la logistica essenzialmente con due azioni mirate, non solo investire nelle infrastrutture marittime e nei porti all’estero, ma anche incrementare il posizionamento internazionale dei propri porti come Sohar, Duqm e Salalah. Un altro elemento comune con Roma che con il progetto legato all’economia del mare ha visto trasformare le proprie proiezioni in questo delicato e decisivo ambito.
L’Oman, tra Asia e Occidente
Al netto della sua naturale proiezione islamica, il sultanato vanta forti rapporti con l’Occidente e con l’Asia. I legami con Regno Unito e Stati Uniti si sommano a intense relazioni con l’India e l’Estremo Oriente che il Governo locale utilizza come strumento di penetrazione diplomatica al fine di rafforzare il proprio peso geopolitico. Ecco perché i mercati dell’Asia Centrale, con cui Meloni da tempo dialoga fruttuosamente, rappresentano alla voce idrocarburi un bacino strategico e sono il punto di arrivo della stragrande maggioranza della produzione petrolifera omanita. All’interno di assise di primaria rilevanza come Lega Araba, Organizzazione della Conferenza Islamica e Consiglio di Cooperazione del Golfo, l’Oman aderisce al principio di una visione politica panaraba, dialogando particolarmente con i Paesi moderati. Il frutto di tale dialogo si ritrova nello sforzo profuso per la riconciliazione tra Iran e Arabia Saudita ed il reingresso della Siria nella Lega Araba nel 2023.
Il dossier energetico
Lo scorso aprile il Sultanato ha siglato uno storico Accordo di Sviluppo Congiunto che darà forma al primo corridoio di idrogeno liquido su scala commerciale al mondo, che collegherà lo Stato del Golfo ai Paesi Bassi e alla Germania. Il settore influisce sul pil per il 30% e consegna al governo circa il 70% delle entrate totali: facile immaginare che proprio in virtù del fatto che l’Oman necessiti di competenze per perforazioni e recupero del petrolio, il contributo delle aziende italiane potrà essere di estremo interesse al fine di migliorare le attività di esplorazione.
Un mercato vivo
Non solo energia, l’Italia (anche grazie al lavoro di sherpa portato avanti dal viceministro degli esteri Edmondo Cirielli) può guardare all’Oman con ottimismo per i prodotti che storicamente il Belpaese esporta. Le basi per una intensa collaborazione sono state gettate in varie occasioni negli utimi tre anni, in modo particolare da una serie di incontri settoriali. È il caso della visita di un anno fa della delegazione di Artser alla fiera Idf, la Interior Design Furnishing Expo nella capitale Muscat, che ha visto cambiare le relazioni commerciali tra Oman e Italia, anche grazie al prezioso contributo dell’istituto del commercio estero. Ben 30 realtà del Nord Italia operanti nel settore dell’artigianato furono accolte in quei padiglioni per un incontro interlocutorio. Dodici mesi dopo le potenzialità stanno per trasformarsi in contratti.
















