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Minerali, energia, corridoio. La missione della viceministra Gava a Riad

Dai corridoi energetici all’Imec, passando per Vision 2030 e il focus sull’Africa, la visita di Vannia Gava in Arabia Saudita rafforza una cooperazione già strutturata tra Roma e Riad. Il Future Minerals Forum diventa così la cornice in cui transizione energetica, Piano Mattei e proiezione geopolitica italiana si intrecciano

La missione a Riad della viceministra dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Vannia Gava conferma la traiettoria seguita dall’Italia sui dossier aperti con il Golfo. A margine del Future Minerals Forum, Gava ha incontrato i parigrado sauditi dell’Energia, Mohammed Alibrahim e Nasser Al-Qahtani, rafforzando un dialogo centrato su sicurezza delle forniture, diversificazione e sviluppo di nuovi corridoi energetici.

Il confronto ha toccato dossier concreti: elettrodotti, idrogeno, ammoniaca e, soprattutto, il ruolo dei corridoi come architrave della cooperazione bilaterale. In questo quadro rientrano sia l’Imec sia il porto di Trieste, indicati da Gava alle controparti saudite come possibile punto di approdo europeo delle nuove direttrici energetiche e logistiche. Un’impostazione che riflette la lettura italiana della trasformazione geoeconomica in atto: una questione di resilienza strategica prima ancora che di sostenibilità.

La visita di Gava si inserisce in una relazione Italia–Arabia Saudita ormai strutturata. Il passaggio a Riad del ministro degli Esteri Antonio Tajani, due mesi fa, e l’intesa politica promossa sotto la guida della presidente del Consiglio Giorgia Meloni lo scorso anno, hanno consolidato un partenariato che guarda a esattamente a quei temi: energia, infrastrutture e industria, insieme a sicurezza di un areale geostrategico condiviso, come elementi di una stessa strategia. Per Roma, Riad rappresenta un nodo centrale nei collegamenti tra Europa, Medio Oriente e Asia, in una fase di riorganizzazione delle catene globali del valore. E viceversa. Una relazione fondamentale in un momento in cui l’Ue cerca di strutturare il dialogo con la Regione del Golfo.

Il contesto del Future Minerals Forum (FMF) rafforza questa lettura. Inaugurata dal ministro saudita dell’Industria e delle Risorse minerarie, Bandar bin Ibrahim Al-Khorayef, la quinta edizione del Forum ha segnato un ulteriore salto di qualità: da piattaforma di confronto a spazio orientato alla definizione di politiche, investimenti e strumenti operativi lungo l’intera catena del valore dei minerali. Il tema scelto, “Dawn of a Global Cause”, si lega direttamente alla volontà di fare del settore minerario uno dei pilastri della Vision 2030. La struttura del FMF 2026 — tavole rotonde ministeriali, workshop operativi, il lancio del Future Minerals Framework e del Future Minerals Barometer — rispecchia un approccio pragmatico, focalizzato sull’esecuzione. È lo stesso approccio che emerge dai colloqui condotti da Gava: corridoi, infrastrutture e tecnologie diventano strumenti per tradurre la transizione energetica in capacità industriale e sicurezza strategica.

Un ulteriore punto di convergenza italo-saudita emerso durante il forum riguarda l’Africa. Nel corso degli incontri, pubblici o riservati, è stato ribadito il ruolo centrale del continente nella transizione energetica globale, sia in termini di risorse minerarie sia di sviluppo delle filiere. La partecipazione di numerosi Paesi africani, dalla Nigeria alla Repubblica Democratica del Congo fino al Sudafrica, riflette questa priorità saudita. Per l’Italia, significa che la visione del regno può dialogare direttamente con il Piano Mattei, che punta a costruire anche partenariati energetici e industriali più equilibrati e di lungo periodo con l’Africa.

È in questo incrocio che la missione di Gava trova la sua coerenza strategica definitiva. I progetti energetici con l’Arabia Saudita, la centralità dei corridoi (su tutti Imec), l’attenzione ai minerali critici e il focus sull’Africa convergono in una stessa direzione: rafforzare il ruolo di Roma come piattaforma di connessione tra Europa, Medio Oriente e Sud del Mondo. Il passaggio a Riad conferma quindi una linea già tracciata, che mira a legare transizione energetica, politica industriale e proiezione geopolitica in un’unica architettura operativa.

(Foto: Future Minerals Forum 2026)


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