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Una nuova frontiera della deterrenza Usa nell’emisfero occidentale. Conversazione con Zeneli

Secondo Valbona Zeneli la cattura di Maduro si inserisce pienamente nel “Corollario Trump” della Dottrina Monroe e nella Strategia di Sicurezza Nazionale Usa, come riaffermazione esplicita di deterrenza e competizione tra grandi potenze. L’operazione, preparata da anni di pressione legale e strategica, apre per Washington una finestra rara per ridisegnare la sicurezza emisferica e, per il Venezuela, una fase incerta ma potenzialmente decisiva di transizione politica

“L’operazione militare statunitense che ieri ha portato alla cattura del dittatore venezuelano Nicolás Maduro e di sua moglie, è stata un successo straordinario in termini di portata, precisione e tempistica, ed è pienamente coerente con il cosiddetto ‘Corollario Trump’ della Dottrina Monroe, come chiaramente delineato nella Strategia di Sicurezza Nazionale, di cui abbiamo discusso insieme appena pubblicata, a dicembre 2025”, commenta Valbona Zeneli, esperta di relazioni transatlantiche dell’Atlantic Council e membro dell’advisory board di Decode39, in una conversazione con Formiche.net.

L’obiettivo è chiaro: mettere in sicurezza il vicinato immediato degli Stati Uniti e l’intero emisfero occidentale, limitando l’influenza cinese e russa? “In questo caso, la politica statunitense è guidata principalmente da imperativi geopolitici e di sicurezza e si inserisce pienamente nel quadro della competizione tra grandi potenze. Subito dopo questa riuscita ed efficace operazione, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato in conferenza stampa: ‘Stiamo riaffermando la potenza americana’”.

Zeneli spiega che in primo luogo, l’operazione statunitense è arrivata dopo mesi di pressione sul regime venezuelano affinché riducesse il traffico di droga. Nel 2020, Maduro è stato incriminato negli Stati Uniti con diverse accuse legate al traffico di stupefacenti e ad attività criminali connesse, inclusa quella di narco-terrorismo. “L’incriminazione presso la Corte Distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto Meridionale di New York rifletteva le persistenti accuse statunitensi secondo cui il governo di Maduro avrebbe favorito il contrabbando su larga scala di cocaina in collaborazione con gruppi criminali. Praticamente, l’operazione non è stata una sorpresa, ma è stata preceduta da ripetuti avvertimenti e segnali di lunga data che indicavano la probabilità di un’azione di questo tipo”. D’altronde, sulla testa del capo del regime venezuelano c’era già una taglia di 50 milioni di dollari, per informazioni che portassero al suo arresto o alla sua condanna per reati legati al traffico di droga. “La Strategia di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti definisce esplicitamente il traffico di droga una minaccia alla sicurezza nazionale, inquadrando gli sforzi per contrastarlo non solo come attività di polizia, ma come una priorità centrale legata alla difesa della patria e alla competizione tra grandi potenze”.

In secondo luogo, questa operazione ha importanti implicazioni per la sicurezza degli Stati Uniti, regionale e globale. “La rimozione di un dittatore apertamente antiamericano, implicato nel traffico di stupefacenti, nei flussi di migrazione irregolare e nella concessione di accesso strategico a Cina, Russia e Iran nell’emisfero occidentale rappresenta un guadagno netto per la stabilità internazionale. In questa prospettiva, essa è più di un semplice segnale ai governi ostili della regione, come Cuba e Nicaragua: rappresenta una riaffermazione più ampia della deterrenza, che sarà chiaramente registrata a Pechino e Mosca come prova della determinazione dell’amministrazione a sostenere un ordine di sicurezza coerente con gli interessi degli Stati Uniti”. Washington potrebbe inoltre aver segnalato un rinnovato impegno per la sicurezza emisferica alla luce delle notizie sugli wargame militari della Pla cinese nella regione e del rifiuto di Pechino, nella sua nuova strategia per l’America Latina, di riconoscere l’importanza particolare della regione per la sicurezza degli Stati Uniti.

Terzo elemento: l’operazione statunitense che ha rimosso il regime autoritario di lunga data in Venezuela (prima sotto Hugo Chávez e poi sotto Nicolás Maduro) segna l’inizio di una potenziale restaurazione democratica nel Paese? “Dopo decenni di difficoltà economiche e violenze, i venezuelani sono desiderosi di riappropriarsi delle proprie istituzioni e vi è una rinnovata speranza che il presidente eletto González, ampiamente considerato il legittimo vincitore delle elezioni del 2024, possa assumere la carica”.

Ma si si è trattato di un “cambio di regime” nel senso in cui viene descritto? “Lungi dall’indebolire il multilateralismo e il diritto internazionale, come alcuni sostengono, gli eventi di ieri mettono in luce come gli sforzi multilaterali avessero già fallito anni fa nel fermare l’erosione democratica, la criminalità e il traffico di stupefacenti. Da ieri, il Venezuela è entrato in una fase nuova e incerta, ma piena di speranza, con l’opportunità di un governo migliore e di un futuro più libero e prospero”. Maduro non era riconosciuto come leader legittimo da gran parte della Comunità internazionale, lo ha ricordato anche la presidente della Commissione europea Ursula von Der Leyen, è stato sconfitto alle urne nel 2024 ed era diventato sempre più isolato a causa di mandati e incriminazioni internazionali. La Corte penale internazionale ha inoltre in corso un’indagine su presunti crimini contro l’umanità in Venezuela iniziata nel 2021.

In sintesi, per Zeneli, “il successo dell’operazione statunitense apre una rara finestra per Washington per tradurre i propri obiettivi di sicurezza in concreti vantaggi strategici per gli Stati Uniti e per la più ampia comunità internazionale”. E in Venezuela? “Per l’opposizione e la società civile venezuelane, questo momento rappresenta un punto di svolta stretto ma decisivo che richiederà rapida coordinazione e mobilitazione per raggiungere un cambiamento politico duraturo. La sicurezza energetica sarà ugualmente cruciale per il futuro del Venezuela: la natura di un eventuale governo di transizione, l’ambiente di sicurezza generale, la protezione dei giacimenti petroliferi e dei porti e le decisioni statunitensi su sanzioni e gestione dei proventi determineranno se la produzione potrà riprendere in modo sicuro e sostenibile, sostenendo sia la ripresa nazionale sia i mercati energetici globali”.


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