Il Geran-5 segna un salto evolutivo nella famiglia di droni impiegati dalla Russia contro l’Ucraina, grazie alla propulsione a reazione e a un design aerodinamico diverso dai precedenti modelli derivati dallo Shahed-136. Più veloce e potenzialmente più difficile da intercettare, si inserisce perfettamente nella strategia russa di pressione costante sulle infrastrutture avversarie
Mentre il conflitto in Ucraina, oramai quasi giunto al suo quarto anniversario, continua a imperversare, l’apparato militare della Federazione Russa continua ad adattare e perfezionare il proprio arsenale di droni. L’ultima evoluzione di questa famiglia è il Geran-5, una nuova variante a propulsione jet dell’adattamento russo del drone iraniano Shahed-136. Questo modello rappresenta un ulteriore passo nella trasformazione di questi sistemi, che costituiscono ormai l’ossatura delle campagne di attacco russe contro infrastrutture e centri urbani ucraini, soprattutto nei mesi invernali. Allo stesso tempo, il suo sviluppo segnala lo sforzo di Mosca di rendere questi droni più difficili da intercettare, in risposta all’evoluzione delle difese aeree ucraine.
Le immagini dei rottami del Geran-5, diffuse dalla Direzione principale dell’intelligence del ministero della Difesa ucraino, mostrano un drone profondamente diverso rispetto alle versioni precedenti derivate dallo Shahed-136. Se il Geran-2 e le prime varianti mantenevano la configurazione ad ala a delta tronca e fusoliera integrata tipica degli Shahed, il Geran-5 adotta invece una configurazione aerodinamica più convenzionale. Il nuovo drone presenta una fusoliera tubolare, un’ala dritta montata centralmente e un piano di coda orizzontale con piccole derive terminali.
La principale novità del Geran-5 è la motorizzazione a reazione. Secondo fonti ucraine, il drone utilizza un turbojet Jt80 prodotto dalla società cinese Telefly, capace di fornire una spinta superiore rispetto al motore impiegato sul precedente Geran-3. Quest’ultimo era sostanzialmente un analogo russo dello Shahed-238, che manteneva la stessa configurazione aerodinamica del modello a elica. L’adozione di un motore a getto consente al Geran-5 di volare a velocità più elevate rispetto alle versioni propeller-driven, rendendo più complessa la sua intercettazione da parte delle difese aeree. Secondo l’intelligence ucraina, il drone avrebbe una lunghezza di circa sei metri, un’apertura alare di poco superiore ai cinque metri, un peso complessivo attorno ai novanta chilogrammi e un raggio d’azione stimato di circa mille chilometri.
Uno degli aspetti più significativi emersi riguarda la possibile integrazione di missili aria-aria per autodifesa. Secondo l’intelligence ucraina, la Russia starebbe valutando l’installazione di uno o più missili R-73 a guida infrarossa sotto le ali del Geran-5, in una configurazione simile a quella già osservata sui droni Karrar iraniani. Questa ipotesi si inserisce in una linea di sviluppo già avviata, dal momento che Mosca ha iniziato ad armare alcune versioni dei droni Shahed/Geran con sistemi Manpads della tipologia “Verba”, dopo precedenti esperimenti con missili R-60, con l’obiettivo di aumentare la sopravvivenza del drone in ambienti saturi di minacce aeree.
Particolarmente rilevante è anche l’apparente possibilità di lanciare il Geran-5 da piattaforme aeree pilotate. Diagrammi pubblicati dall’Ucraina mostrano un Su-25 Frogfoot equipaggiato con un drone sotto ciascuna ala. Se confermata, questa capacità offrirebbe un aumento immediato del raggio d’azione operativo del Geran-5. Il Su-25 ha un raggio d’azione di circa cinquecento chilometri a bassa quota con carburante interno, che aumenta sensibilmente a quote più elevate o con serbatoi esterni, fino a una autonomia di trasferimento di circa duemilatrecento chilometri.
Il lancio da aria consentirebbe inoltre ai droni di avvicinarsi ai bersagli da direzioni meno prevedibili, complicando ulteriormente il lavoro delle difese aeree ucraine, soprattutto se impiegati all’interno di attacchi combinati con missili da crociera, missili balistici, droni lanciati da terra e sistemi di inganno. Resta incerto se il Geran-5 possa ricevere coordinate di bersaglio direttamente dal pilota in volo, ma è noto che la Russia sta ampliando l’uso del controllo diretto dei droni, almeno in prossimità della linea del fronte.
Negli ultimi mesi, droni Shahed e Geran sono stati osservati dotati di antenne per il controllo in linea di vista, consentendo attacchi dinamici simili a quelli dei droni Fpv, ma con maggiore autonomia e potenza distruttiva. Parallelamente, Mosca starebbe estendendo il raggio dei datalink tramite ripetitori aerei, creando reti a maglia con collegamenti multipli, e avrebbe iniziato a integrare terminali Starlink per capacità oltre la linea di vista.
















