L’incontro, definito da Palazzo Chigi “costruttivo e concreto”, ha confermato un “alto livello di convergenza tra Ucraina, Stati Uniti, Europa e altri partner”, e si è inserito nel solco della traccia da tempo indicata dall’Italia alla voce garanzie di sicurezza ispirate all’articolo 5 dell’Alleanza Atlantica. Tali garanzie faranno parte di un pacchetto più ampio di intese, da adottare in stretto raccordo con Washington
Costruire, insieme, un’architettura di sicurezza robusta per l’Ucraina. Al di là di questo messaggio scritto su X da Emmanuel Macron in francese e ucraino, la riunione dei Volenterosi mette a punto la strategia europea, basata sugli stimoli di Roma, per consentire che la diplomazia vada a dama. Ovvero garantire la cornice in cui far decantare accordi e promesse, senza rischi di violenza reiterata: tradotto in soldoni, rafforzare il porcospino a Kyiv. Prima del vertice, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni si è fermata a Milano per fare visita, all’ospedale Niguarda, ad alcuni dei giovani rimasti feriti nella tragedia di Crans-Montana, dove si è intrattenuta con i familiari dei ragazzi ricoverati, rinnovando a tutti la piena vicinanza e il sostegno del governo in questo momento di grande dolore.
IL VERTICE
L’appuntamento parigino è stato molto partecipato: 30 i leaders presenti. Poche ore prima del vertice, Volodymyr Zelensky invitato a pranzo all’Eliseo aveva ribadito a Macron e agli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner, (in rappresentanza del Segretario di Stato americano Marco Rubio, trattenuto nel suo Paese a causa della situazione venezuelana) che i colloqui devono fornire maggiore protezione e forza all’Ucraina, sostenendo che “diplomazia e aiuti concreti devono andare di pari passo”, perché “la Russia continua ad attaccare il nostro Paese e ogni consegna di missili di difesa antiaerea salva vite umane e rafforza le possibilità della diplomazia”. Nelle stesse ore la capitale francese ha ospitato un altro incontro più tecnico, tra i capi di stato maggiore francese, britannico, ucraino e americano per discutere delle garanzie di sicurezza in Ucraina e delle modalità della loro attuazione.
Il numero uno dell’Ue, Ursula Von der Leyen, batte su un tasto: fornire all’Ucraina solide garanzie di sicurezza basate su diversi elementi chiave, tra cui “forti forze armate ucraine in grado di scoraggiare futuri attacchi, una forza di deterrenza multinazionale e impegni vincolanti” da parte dei partner a sostenere l’Ucraina in caso di un nuovo attacco da parte della Russia, ha scritto su X.
LA CONVERGENZA
L’incontro, definito da Palazzo Chigi “costruttivo e concreto”, ha confermato un “alto livello di convergenza tra Ucraina, Stati Uniti, Europa e altri partner”, e si è inserito nel solco della traccia da tempo indicata dall’Italia alla voce garanzie di sicurezza ispirate all’articolo 5 dell’Alleanza Atlantica. Tali garanzie faranno parte di un pacchetto più ampio di intese, da adottare in stretto raccordo con Washington per assicurare la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina, anche attraverso un efficace e articolato meccanismo di monitoraggio dell’auspicato cessate il fuoco e un rafforzamento delle forze militari ucraine.
Al contempo tutti i partecipanti hanno concordato di mantenere alta la pressione collettiva sulla Russia. Per questa ragione Giorgia Meloni ha ribadito alcuni punti fermi della posizione del Governo italiano sul tema delle garanzie, in particolare l’esclusione dell’impiego di truppe italiane sul terreno. Ovvero la volontarietà della partecipazione delle Nazioni della Coalizione alla Forza multinazionale e il rispetto delle procedure costituzionali per le decisioni a sostegno dell’Ucraina in caso di futuro attacco: tutti punti presenti nella dichiarazione finale che riflettono principi più volte ribaditi dall’Italia.
LA CONVERGENZA SULLA GROENLANDIA
Non solo Ucraina. In una dichiarazione congiunta il Presidente francese Macron, il Cancelliere tedesco Merz, il Primo Ministro italiano Meloni, il Primo Ministro polacco Tusk, il Primo Ministro spagnolo Sánchez, il Primo Ministro britannico Starmer e il Primo Ministro danese Frederiksen hanno ribadito che la Groenlandia è parte della Nato, nella consapevolezza che “la sicurezza dell’Artico rimane una priorità fondamentale per l’Europa ed è fondamentale per la sicurezza internazionale e transatlantica, il Regno di Danimarca, inclusa la Groenlandia, fa parte della Nato.
La sicurezza nell’Artico deve quindi essere raggiunta collettivamente, in collaborazione con gli alleati della Nato, compresi gli Stati Uniti, rispettando i principi della Carta delle Nazioni Unite, tra cui “la sovranità, l’integrità territoriale e l’inviolabilità delle frontiere”. Hanno aggiunto che questi sono principi universali e “non smetteremo di difenderli”, nella consapevolezza che da un lato gli Stati Uniti sono un partner essenziale in questa impresa, in qualità di alleati della Nato e attraverso l’accordo di difesa tra il Regno di Danimarca e gli Stati Uniti del 1951 e dall’altro che la Groenlandia appartiene al suo popolo. “Spetta alla Danimarca e alla Groenlandia, e solo a loro, decidere sulle questioni che li riguardano”.
















