Con la risoluzione votata ieri in Commissione Esteri, promossa da Paolo Formentini, la Camera impegna il governo a valutare l’adesione dell’Italia all’Iniziativa dei Tre Mari e il suo collegamento con Imec e Ince. Un passaggio che rafforza il ruolo strategico di Trieste e inserisce l’Italia come snodo centrale tra corridoi indo-mediterranei e connettività europea nord-sud
“Con l’approvazione della nostra risoluzione in Commissione Affari Esteri, abbiamo compiuto un primo passo concreto verso l’integrazione dell’Italia nell’Iniziativa dei Tre Mari”, spiega a Formiche.net il vicepresidente della Commissione Affari Esteri, il deputato della Lega Paolo Formentini. “Impegniamo il governo a valutare con urgenza l’adesione del nostro Paese a questa iniziativa e, di conseguenza, a collegarla all’Imec e all’Ince. L’Italia diviene, ancor più, cerniera geografica strategica Est/Ovest e Nord/Sud, valorizzando il porto di Trieste come hub chiave e rafforzandone la competitività a livello globale. Andiamo, così, nella direzione dell’interesse nazionale”.
Con il voto di martedì 20 gennaio in Commissione Affari Esteri della Camera, l’Italia ha compiuto un passo politicamente significativo nel dibattito sulle grandi architetture di connettività euro-mediterranee. La risoluzione 7-00346, a prima firma Formentini – e sostenuta dai colleghi Simone Billi, Dimitri Coin e Andrea Crippa – impegna il governo a valutare l’adesione dell’Italia alla Three Seas Initiative (3SI) e a favorire sinergie operative con l’India-Middle East-Europe Economic Corridor (Imec) e l’Iniziativa Centro-Europea (Ince). L’interesse per l’Iniziativa dei Tre Mari non implica l’abbandono dell’Ince, di cui l’Italia è membro fondatore e che ha sede proprio a Trieste. Al contrario, emerge un approccio a doppio binario: l’Ince come strumento di convergenza politico-regolatoria e diplomatica; i Tre Mari come piattaforma operativa e investment-driven. La loro integrazione rafforza la leadership italiana lungo l’asse adriatico e centro-europeo.
Il testo si inserisce dunque in una traiettoria già avviata, fornendo una cornice politica e parlamentare a un orientamento strategico che negli ultimi mesi ha progressivamente preso forma sul piano diplomatico e infrastrutturale.
La rilevanza strategica della risoluzione ruota proprio nel collegamento esplicito tra Imec e l’Iniziativa dei Tre Mari: una delle primazie che solo l’Italia, attraverso il porto di Trieste, può vantare in modo unico. I due formati possono essere elementi complementari di una stessa architettura. Imec rappresenta uno dei principali vettori di proiezione esterna dell’Italia lungo l’asse indo-mediterraneo; i Tre Mari costituiscono invece l’ossatura operativa della connettività nord-sud europea, sostenuta da una solida pipeline di investimenti infrastrutturali. Metterli in relazione significa saldare Mediterraneo, Europa centro-orientale e Indo-Pacifico in un unico spazio logistico integrato.
È in questo snodo che il ruolo di Trieste assume una centralità difficilmente replicabile. La risoluzione individua nel porto giuliano l’hub chiave di questa strategia non per ragioni simboliche, ma per caratteristiche strutturali. Trieste è pienamente inserita nella catena del valore continentale europea, con collegamenti ferroviari e logistici già operativi, efficienti e diretti verso la Germania e l’Europa centro-orientale. A differenza dei porti mediterranei francesi e spagnoli, più distanti dai mercati core dell’Unione, o di quelli del Sud-Est europeo, penalizzati da complessità infrastrutturali lungo l’asse balcanico, Trieste offre un accesso immediato al cuore industriale del continente.
Questo vantaggio strutturale si rafforza ulteriormente se si considerano le nuove direttrici globali. L’inclusione di Trieste nel progetto Dragon di MSC, che collega direttamente l’Alto Adriatico alla costa orientale degli Stati Uniti, amplia la funzione del porto anche lungo l’asse transatlantico. Trieste si configura così come nodo bidirezionale: punto di arrivo europeo delle dinamiche indo-mediterranee e, al tempo stesso, piattaforma di connessione verso l’Occidente. Una combinazione che, allo stato attuale, non trova equivalenti nel panorama portuale del Sud Europa. In parallelo, inoltre, mentre Msc struttura il servizio Dragon, Roma ha rafforzato anche la propria proiezione lungo l’asse sud del Mediterraneo: nei giorni scorsi, in occasione della visita del ministro degli Esteri Antonio Tajani, è stato siglato l’impegno italiano a sostenere l’espansione del porto di Misurata, in Libia, insieme a capitali qatarioti e alla stessa compagnia di shipping della famiglia Aponte, inserendo lo scalo in una più ampia strategia euro-africana di infrastrutture, commercio ed energia.
In questa prospettiva, la risoluzione consolida una visione dell’Italia come punto di snodo di traffici commerciali che stanno ridisegnando la geoeconomia globale. Il valore politico del voto del 20 gennaio risiede quindi nel rendere esplicita una traiettoria strategica già in parte delineata: l’Italia non intende collocarsi ai margini di quei corridoi globali, ma agire come snodo attivo della loro integrazione. Collegare Imec e Iniziativa dei Tre Mari significa ancorare la proiezione indo-mediterranea a una dorsale europea solida e finanziata, trasformando la centralità geografica del Paese in leva economica e politica.
Più che un atto parlamentare, la risoluzione promossa dal vicepresidente Formentini rappresenta dunque un segnale di allineamento tra visione strategica e strumenti operativi. Un passaggio che rafforza la credibilità dell’Italia come attore determinante nelle nuove geografie della connettività globale.
















