La presunta sospensione degli attacchi missilistici russi contro Kyiv apre uno spiraglio diplomatico nel pieno di una grave emergenza energetica. Ma secondo diversi osservatori, si tratterebbe soprattutto di una misura di costruzione della fiducia, più che di un reale passo verso un cessate il fuoco
Un piccolo e contestuale progresso nel dialogo negoziale potrebbe rappresentare una base per lavori futuri? Questo è quello che si chiedono molti degli osservatori, dopo che il Presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato di aver ottenuto da Vladimir Putin l’impegno a sospendere per una settimana gli attacchi missilistici contro Kyiv e altre città ucraine, nel pieno di un’ondata di freddo estremo che ha messo in grave difficoltà il sistema energetico della capitale. Non è però chiaro quando e in quale contesto sia avvenuto questo contatto, né la Casa Bianca né il Cremlino hanno confermato un colloquio diretto recente tra i due leader. Al di fuori della dichiarazione di Trump, tuttavia, non esiste alcuna conferma ufficiale di un cessate il fuoco parziale, né da parte russa né da parte ucraina.
Guardando alla situazione sul campo, però, sembra che la tregua sia effettivamente entrata in vigore. Dopo giorni di bombardamenti con droni e missili in diverse città, nella giornata di giovedì non si sono registrati attacchi aerei su larga scala. Inoltre, alcune conferme ufficiose arrivano da canali Telegram vicini agli ambienti militari di Mosca, che hanno diffuso notizie su un ordine temporaneo di sospensione dei raid contro Kyiv e contro obiettivi energetici.
Uno sviluppo che non arriverebbe ex novo. Secondo un consigliere dell’ufficio presidenziale ucraino, Kyiv avrebbe avanzato la richiesta di una pausa negli attacchi contro le infrastrutture già durante i colloqui trilaterali svoltisi lo scorso fine settimana negli Emirati Arabi Uniti. Richiesta che la parte russa avrebbe accettato, pur senza mettere l’intesa per iscritto.
Quali prospettive si possono avere riguardo a questa interruzione temporanea? La sospensione viene descritta da fonti ucraine come un semplice “gentlemen’s agreement”. Secondo l’analista della Rand Corporation Samuel Charap, la pausa può essere interpretata come una misura di costruzione della fiducia per dimostrare la serietà delle parti, ma non come un segnale di fine definitiva degli attacchi.
Con molta probabilità, non si assisterà a nessuna svolta concreta nel processo negoziale fino a che non verrà raggiunto un accordo sul destino del Donbass, fattore che è emerso chiaramente come il grande ostacolo su cui fino ad ora si sono andati a infrangere tutti gli sforzi diplomatici. Impasse che la Casa Bianca sembra voglia superare condizionando la propria offerta di garanzie di sicurezza a Kyiv, secondo quanto appreso negli ultimi giorni Chissà se si rivelerà la mossa giusta.
















