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Rotte polari e interessi nazionali, vi spiego la posizione italiana sull’Artico. Parla Rauti

Lo scioglimento dei ghiacci sta trasformando l’Artico da margine geografico a snodo centrale degli equilibri globali. Rotte polari, competizione tra grandi potenze e sicurezza delle infrastrutture ridisegnano il legame tra Grande Nord, Mediterraneo ed Europa. Intervistata da Airpress, la sottosegretaria alla Difesa Isabella Rauti ha illustrato la strategia italiana in questo teatro strategico

Lo scioglimento dei ghiacci, l’apertura progressiva delle rotte polari, la competizione per risorse critiche e infrastrutture strategiche stanno trasformando l’Artico da periferia geografica a snodo centrale degli equilibri geopolitici globali. Un quadrante sempre più interconnesso con il Mediterraneo, con la sicurezza euro-atlantica e con gli interessi nazionali italiani. In questo scenario in rapida evoluzione, l’Italia rivendica un approccio fondato su consapevolezza strategica, deterrenza difensiva, cooperazione multilaterale e rispetto del diritto internazionale. L’intervista di Airpress alla sottosegretaria alla Difesa Isabella Rauti

Sottosegretaria, lei detiene la delega all’Artico e da anni sottolinea l’importanza strategica di questo teatro, dalle terre rare alle prospettive commerciali con la progressiva apertura delle rotte polari fino alle implicazioni di sicurezza internazionale. In che modo ciò che avviene nell’Artico condiziona anche il quadrante del Mediterraneo?

L’Artico non è più un “lontano Nord” irraggiungibile: ciò che accade in quella regione incide su interessi economici, energetici e strategici che toccano direttamente il Mediterraneo e, quindi, l’Italia. Artico e Mediterraneo sono ormai parte della stessa geografia strategica; non sono più due spazi separati ma parti di un unico sistema interconnesso, le cui dinamiche si riflettono direttamente sugli equilibri di sicurezza. Il progressivo scioglimento dei ghiacci sta aprendo nuove rotte marittime ad alta latitudine che si affiancano alle direttrici tradizionali, ridefinendo la geografia dei traffici globali e influenzando in modo diretto anche i flussi che attraversano il Mediterraneo e il Canale di Suez.

La maggiore accessibilità delle rotte artiche, infatti, apre scenari nuovi: in alcune finestre stagionali può ridurre i tempi di collegamento Asia-Europa, con potenziali effetti sui flussi che oggi passano dai choke point tradizionali (Mar Rosso/Bab el-Mandeb e Canale di Suez) e, di riflesso, sui porti e sulle catene logistiche mediterranee. In questo quadro, il Mediterraneo non perde centralità ma si rafforza come snodo essenziale di connessione tra le rotte artiche emergenti, il corridoio di Suez e le catene logistiche euro-asiatiche. Le recenti crisi che hanno interessato i choke point marittimi dimostrano come eventi anche lontani possano generare effetti a cascata sui commerci, sull’approvvigionamento energetico e sulla sicurezza delle infrastrutture, rendendo evidente il legame strutturale tra il Grande Nord e il fianco Sud dell’Europa.

Ed è in questa prospettiva che vanno lette le questioni della sicurezza delle linee di comunicazione, dell’accesso alle risorse energetiche e minerarie e della protezione delle infrastrutture critiche, comprese quelle sottomarine e spaziali. Tutti elementi che collegano direttamente l’Artico al Mediterraneo e al nostro spazio strategico di riferimento.

Per l’Italia, Paese ponte naturale tra Nord e Sud dell’Europa, la stabilità dell’Artico è dunque un fattore diretto di sicurezza nazionale e mediterranea, che richiede visione, cooperazione internazionale e un approccio integrato alla sicurezza.

Negli ultimi anni, Russia e Cina hanno intensificato la loro presenza e le loro attività nell’Artico, seppur con modalità diverse. Quali sono le principali implicazioni strategiche di questa proiezione e che tipo di attenzione richiede?

Negli ultimi anni l’Artico è diventato uno spazio di crescente competizione geopolitica. La Russia rivendica un accesso esclusivo alla rotta orientale e allo sfruttamento su ampie parti della piattaforma continentale artica. Mosca investe da tempo in modo strutturale: rafforza la flotta rompighiaccio, sviluppa infrastrutture duali e consolida la postura militare. 

Parallelamente, la Cina, che si dichiara “Near Arctic State”, sta intensificando le forme di presenza ed è interessata allo sviluppo di una “via della seta artica”. In questo quadro, è stata avviata – nel settembre scorso – una rotta container Cina–Europa via “Northern Sea Route” dell’operatore cinese “Sea Legend”, mentre la Russia ha dichiarato l’obiettivo della piena operatività annuale della rotta settentrionale a partire da dicembre 2027.

Russia e Cina operano con modalità diverse, interessi confliggenti ma alcuni effetti convergenti. La Russia dispone del più lungo perimetro artico e di una presenza militare storicamente consolidata ed il controllo delle linee di comunicazione settentrionali. La Cina persegue una strategia di lungo periodo con investimenti in infrastrutture, ricerca scientifica, tecnologia avanzata e accesso alle risorse, ed una crescente attenzione alla dimensione marittima e spaziale. 

Questo contesto richiede – da parte dei Paesi europei – un elevato livello di attenzione privo di allarmismi ma altrettanto lontano da ogni sottovalutazione. È necessario consolidare la consapevolezza situazionale e geopolitica; migliorare il monitoraggio dei domini emergenti e proteggere le infrastrutture critiche, comprese quelle sottomarine e spaziali, che rappresentano asset strategici sempre più vulnerabili.

Nel complesso, occorre sostenere una deterrenza credibile a scopo difensivo, orientata alla prevenzione, rispettosa del diritto internazionale e del perimetro della Nato. L’obiettivo resta quello di preservare l’Artico come area di stabilità e cooperazione, evitando escalation e contribuendo a un equilibrio pacifico, utile alla regione ed alla sicurezza europea e globale.

Venendo all’attuale braccio di ferro tra Usa e Ue, ritiene che questo momento possa rappresentare un’occasione positiva per incentivare l’Europa a riscoprire l’importanza strategica della Groenlandia?

L’importanza strategica della Groenlandia è evidente a tutti. Per la sua posizione geografica, per lo sviluppo di infrastrutture e per lo sfruttamento minerario. Inoltre, nella prospettiva di una maggiore accessibilità delle rotte polari, la Groenlandia ha un valore significativo anche come passaggio di navigazione del Grande Nord.

Non solo l’isola artica ma l’intera regione artica è diventata centrale negli equilibri globali. Nello stato di tensione, l’Italia ha sostenuto sin dall’inizio una linea di equilibrio e di dialogo nel rispetto del diritto internazionale, finalizzato a favorire la de-escalation. Tornando alla domanda: può essere un’occasione positiva se porta l’Unione europea e la Nato a rafforzare la propria consapevolezza strategica e il contributo alla sicurezza del Grande Nord come responsabilità condivisa, affrontata nel quadro euro-atlantico.

Il principio di partenza è quello contenuto nella dichiarazione congiunta dei maggiori leader europei del 6 gennaio scorso, sottoscritta anche dall’Italia: la Groenlandia appartiene al suo popolo e ogni decisione sul suo futuro spetta alla Groenlandia e al Regno di Danimarca, nel rispetto della Carta delle Nazioni Unite. Una posizione che l’Italia ha contribuito a rendere centrale nel dibattito europeo e atlantico, offrendo un riferimento politico chiaro e credibile, in una fase di forte attenzione internazionale sulla regione.

Continuiamo a pensare che sia la deterrenza ad unire l’Europa e l’Alleanza, e non posture aggressive; anche per questo l’Italia ha scelto di non aderire alle esercitazioni militari, promosse da alcuni Paesi europei in Groenlandia, o allo schieramento di truppe, ritenendo prioritario evitare azioni di contrapposizione destinate ad aggravare il quadro geopolitico. Il perimetro in cui tutto andava ricondotto è la Nato, evitando iniziative in “ordine sparso” o posizioni di “muro contro muro” che non convengono a nessuno; così come, sul piano economico, l’Italia ha sostenuto una linea di prudenza e dialogo anche sul tema dei dazi, nella consapevolezza che le “rappresaglie” non convengono a nessuno ma rischiano di aggravare le tensioni e provocare una guerra commerciale.

Le Forze armate sono attive a vario titolo nel teatro artico, ognuna con le sue specificità e capacità. Come riassumerebbe l’impegno complessivo della Difesa italiana in questa area?

L’impegno della Difesa italiana in Artico, per sicurezza e deterrenza, è integrato, multilivello e coerente con il ruolo dell’Italia di Stato non artico ma Paese Osservatore del Consiglio Artico, alleato Nato e membro dell’Unione europea. Si tratta di un impegno che coniuga responsabilità internazionale, tutela degli interessi nazionali e contributo alla stabilità del Grande Nord ed alla salvaguardia dell’ambiente artico.

Le Forze Armate contribuiscono allo sviluppo di capacità operative e addestrative in ambienti estremi, indispensabili per operare in sicurezza in contesti climatici complessi, e garantiscono il supporto alla sicurezza delle attività di ricerca scientifica nazionali, che rappresentano un asset strategico per la cooperazione multilaterale. A questo si affianca il rafforzamento del monitoraggio dei domini marittimo, aereo, spaziale e cibernetico, oggi sempre più interconnessi.

Per assicurare coerenza, lo Stato maggiore della Difesa ha istituito un Comitato di indirizzo interforze su Artico, sub-Artico e Antartide, con approccio anche inter-agenzia. Sul piano operativo, l’impegno delle Forze armate italiane in Artico e sub-Artico è integrato e interforze.

L’Esercito consolida dottrina, procedure e addestramento in climi rigidi attraverso la partecipazione a esercitazioni ad alta quota e lo sviluppo di specifiche competenze operative, fornendo al tempo stesso supporto qualificato alle attività scientifiche polari nazionali. La Marina Militare integra la dimensione marittima e quella scientifica con le campagne di ricerca “High North”, condotte in cooperazione con la comunità scientifica, e con il contributo dell’Istituto Idrografico della Marina alla sicurezza della navigazione e alla conoscenza dei fondali artici. L’Aeronautica Militare assicura proiezione logistica, supporto operativo alle missioni scientifiche e partecipazione alle attività di difesa aerea integrata dell’Alleanza, sviluppando capacità di impiego in condizioni meteorologiche estreme e in contesti sub-artici, anche nell’area nord-atlantica e alle alte latitudini.

Nel dominio spaziale, la Difesa opera come moltiplicatore strategico di sicurezza, resilienza e conoscenza: l’impiego di sistemi satellitari di osservazione e comunicazione consente il monitoraggio continuo dell’ambiente artico, il supporto al processo decisionale, la sorveglianza delle attività umane e la protezione delle infrastrutture critiche. In questo quadro, capacità come Cosmo-SkyMed – sistema satellitare italiano -risultano essenziali per garantire consapevolezza situazionale anche in condizioni di scarsa illuminazione e meteo avverso, tipiche delle alte latitudini, rafforzando il contributo italiano alla sicurezza collettiva nel quadro di Nato e Unione europea.

L’impegno complessivo della Difesa è in logica dual-use, in sinergia con il mondo della ricerca, dell’industria e delle istituzioni civili, a supporto del Sistema Paese e di una presenza italiana credibile, responsabile e orientata alla cooperazione internazionale in Artico.

Tra l’altro, recentemente la Farnesina ha presentato la Strategia artica italiana, qual è stato l’apporto della Difesa alla scrittura del documento e quali obiettivi si prefigge?

La nuova Strategia artica italiana è il risultato di un lavoro di sistema, coordinato dal ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale con il pieno coinvolgimento del ministero dell’Università e della Ricerca e del ministero della Difesa.

Il nostro apporto si è concentrato sulla “Sicurezza internazionale dinanzi alle sfide internazionali”, contribuendo ad una lettura aggiornata del contesto geopolitico della regione artica e della sua dimensione strategica.

Un contributo che riflette la crescente consapevolezza del ruolo della Difesa nel quadro complessivo della presenza italiana nel Grande Nord e nella tutela degli interessi nazionali ed euro-atlantici.

La nuova Strategia aggiorna le Linee guida del 2015 e prende atto di un cambiamento profondo del contesto: l’Artico non è più soltanto un laboratorio scientifico e ambientale, ma un quadrante strategico centrale, sempre più interconnesso con la sicurezza collettiva euro-atlantica e con gli equilibri globali. Le trasformazioni climatiche, l’apertura di nuove rotte, la competizione per le risorse e le dinamiche geopolitiche in atto impongono un approccio più strutturato e consapevole anche sul piano della sicurezza.

L’obiettivo è chiaro e condiviso: preservare l’Artico come area di stabilità, cooperazione e pace, rafforzando una deterrenza credibile e difensiva, orientata alla prevenzione delle crisi e coerente con il diritto internazionale. In questo quadro, la Difesa contribuisce al rafforzamento della consapevolezza situazionale, alla protezione delle infrastrutture critiche, comprese quelle sottomarine e spaziali, e al miglior coordinamento inter-agenzia, in piena sintonia con il quadro Nato e dell’Unione europea.

Si tratta di un approccio consapevole, proporzionato e multilaterale, che tiene insieme sicurezza, ricerca scientifica, tutela dell’ambiente e sviluppo sostenibile. Una visione integrata fondata sulla convinzione che ciò che accade nel Grande Nord non sia né lontano né astratto ma incida in modo diretto sugli equilibri geopolitici e securitari globali, europei ed italiani. 

Ciò che accade nell’Artico, riguarda tutti.


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