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Dazi e guerra non fermano l’export italiano. Il bilancio del roadshow di Sace tra le imprese

La società assicurativa del Tesoro che accompagna gli imprenditori che vogliono esplorare e scommettere su nuovi mercati chiude il suo tour per i territori italiani e fa un primo bilancio. Nei primi undici mesi del 2025 vendite all’estero su del 3,1%

Sace, la società assicurativa del Tesoro che accompagna le imprese che vogliono esplorare nuovi mercati, chiude il cerchio di Energie per il futuro dell’export, il roadshow itinerante dedicato al dialogo e all’ascolto delle imprese italiane. Un percorso che ha coinvolto fin qui oltre 400 imprese attraverso sette tappe in Italia (Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Napoli, Bari e Roma) e una a Dubai.

La filosofia, che poi è anche l’obiettivo, è sempre stata quella di raccogliere i nuovi bisogni delle imprese italiane, anche alla luce del contesto economico in continua evoluzione, per poter scrivere insieme le strategie e gli strumenti Sace del prossimo futuro e valorizzare al massimo il potenziale di crescita dell’export, con una attenzione particolare alle principali filiere, distretti e settori strategici del made in Italy. Nella tappa finale a Roma, oltre ad ascoltare le aziende di Lazio, Abruzzo e Molise e le testimonianze di grandi realtà industriali come Fincantieri e Leonardo, sono state infatti presentate le principali evidenze emerse nei precedenti quattro mesi di incontri sul territorio.

Sono tre in particolare le priorità strategiche evidenziate dalle imprese durante gli incontri del roadshow di Sace. In primo luogo, rafforzare la competitività. Le imprese, infatti, chiedono strumenti che trasformino l’eccellenza del made in Italy in una presenza strutturata sui mercati esteri, con maggior continuità, stabilità e supporto nel posizionamento internazionale, anche in una logica di filiera.

In secondo luogo, hanno spiegato da Sace, gli imprenditori vogliono investire in innovazione e digitalizzazione, leve queste indispensabili per aumentare produttività, attrattività e capacità esportativa. Infine, puntano ad espandersi su nuovi mercati e gestire i rischi: le imprese vogliono diversificare, ma chiedono coperture, informazioni e accompagnamento.

Il sale è però la diversificazione dei mercati di riferimento. Ed è proprio grazie a questa strategia che l’export italiano sta mostrando segnali di crescita in un contesto globale complesso, realizzando un incremento del 3,1% nei primi undici mesi del 2025. Nonostante il rallentamento di mercati maturi come la Germania, molte imprese stanno già ampliando la propria presenza in aree in forte espansione come Medio Oriente, Sud-Est asiatico, India e Nord Africa. Tuttavia, il potenziale di crescita è ancora molto ampio. Sebbene negli ultimi venticinque anni l’export italiano verso i Paesi emergenti sia cresciuto maggiormente rispetto ai mercati maturi (+6,6% medio annuo contro +4,2%), la concentrazione geografica dell’export italiano rimane ancora molto elevata: poche imprese esportano fuori dall’Ue e il 44% si concentra su un solo mercato.

La cifra dell’iniziativa in giro per l’Italia è stata data sia dal presidente di Sace, Guglielmo Picchi, sia dal ceo, Michele Pignotti. Per il primo, “il roadshow di Sace dedicato al futuro dell’export si è inserito in un momento storico cruciale, in cui le catene del valore si stanno ridisegnando, i flussi commerciali stanno cambiando direzione e nuove economie stanno crescendo a ritmi elevati, generando nuove opportunità per le future generazioni. L’Italia è una delle maggiori economie esportatrici a livello globale, con oltre 120 mila imprese esportatrici che danno lavoro a 4,3 milioni di addetti e che generano un terzo del Pil nazionale. Per questo, sostenere l’export significa sostenere il futuro del Paese”.

Pignotti ha invece sottolineato l’importanza dell’interazione con il sistema industriale tricolore. “Ascoltare il territorio è stato essenziale per comprendere sfide e opportunità e rafforzare i nostri strumenti per dare ulteriore energia al futuro delle imprese e al nostro export, anche in una logica di filiera, in linea con la missione istituzionale di Sacee con il mandato della presidenza del Consiglio e del ministero dell’Economia e delle finanze. Questo non è un punto di arrivo, ma di partenza: le imprese chiedono strumenti che trasformino l’eccellenza del Made in Italy in una presenza più solida sui mercati esteri, vogliono diversificare e hanno bisogno di coperture, informazioni e accompagnamento. Ed è qui che Sace è percepita come una leva strategica per l’intero Sistema Paese”.


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