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Quando la sovranità tecnologica diventa un rischio. L’illusione dell’indipendenza spiegata da Baldoni

L’audizione al Senato del professor Roberto Baldoni sulla strategia commerciale dell’Unione europea segna un cambio di passo nel dibattito politico. Commercio, tecnologia e sicurezza nazionale convergono in un’unica traiettoria strategica. Dalla gestione del rischio nelle filiere industriali al rafforzamento dell’asse transatlantico, l’Europa affronta una scelta che riguarda autonomia, competitività e valori democratici

La strategia commerciale dell’Unione europea attraversa una fase di ridefinizione profonda. Bruxelles oggi usa il commercio come strumento di politica industriale, di posizionamento geopolitico e di tutela della sicurezza economica. Questo quadro ha fatto da sfondo all’audizione svoltasi presso il Senato, dedicato agli aspetti istituzionali della strategia commerciale dell’Ue.

Nel corso dell’audizione è intervenuto Roberto Baldoni, già direttore generale dell’Acn e vice direttore generale del Dis, oggi Senior Advisor per le politiche tecnologiche e di cybersicurezza dell’Ambasciata d’Italia a Washington. La sua analisi ha collegato in modo diretto commercio, tecnologia e sicurezza nazionale, portando il dibattito oltre la dimensione tradizionale degli accordi e delle tariffe.

Il commercio come terreno di confronto strategico

Baldoni ha descritto un contesto internazionale segnato da una pressione crescente sulle democrazie avanzate. “Mai come in questo momento le autocrazie organizzate stanno mettendo a dura prova il nostro dominio tecnologico”, ha osservato, richiamando l’attenzione sulla natura sistemica della competizione in corso.

In questo scenario, sono le tecnologie digitali ad assumere un ruolo più che centrale. Cloud, reti 5G e 6G, intelligenza artificiale sostengono funzioni essenziali dell’economia, delle istituzioni e della sicurezza. Per Baldoni, infatti, il controllo tecnologico incide direttamente sugli equilibri di potere.

“La tecnologia non è neutrale. Non incarna soltanto algoritmi e codice: riflette anche i valori, i modelli di governance e le strutture di potere delle società che la ricercano, la progettano, la producono e la utilizzano”, ha dunque spiegato in commissione al Senato.

La sfida degli standard e dei modelli di governance

Il confronto tecnologico riguarda anche la capacità di fissare le regole del futuro. Secondo Baldoni, chi guida l’innovazione oggi orienta il sistema globale di domani. “Chi vincerà la sfida tecnologica di oggi deciderà gli standard di domani, esportando i propri modelli di governo tecnologico e di sorveglianza”, ha avvertito.

Questa dinamica coinvolge direttamente la strategia commerciale europea. Le scelte sui partner, sulle filiere e sugli investimenti produrranno effetti di lungo periodo sulla struttura del mercato e sull’autonomia politica dell’Unione.

Supply chain e Paesi trusted

Nel suo intervento Baldoni ha concentrato l’attenzione sulle supply chain tecnologiche. La competizione non si gioca solo sul prodotto finale, ma lungo l’intera filiera industriale. Le catene di approvvigionamento definiscono la capacità di innovazione, la resilienza economica e il controllo strategico.

“Le democrazie devono aumentare la loro presenza nelle supply chain tecnologiche strategiche attraverso attente politiche industriali e economiche interne per aumentare l’autonomia strategica”, ha sottolineato. Questa impostazione punta a rafforzare le capacità produttive all’interno di un perimetro politico affidabile.

Da qui, Baldoni ha richiamato il concetto di Paesi trusted, intesi come democrazie avanzate capaci di cooperare su basi industriali e tecnologiche condivise. La filiera diventa così uno spazio di integrazione selettiva, fondato su fiducia istituzionale e compatibilità normativa.

Cooperazione tra democrazie e scala industriale

La dimensione transatlantica occupa un ruolo di assoluta centralità in questa visione. Baldoni ha ribadito quanto la competizione tecnologica richieda massa critica, investimenti e coordinamento. “Agire in modo armonico tra democrazie serve a raggiungere la scala che permette di vincere la sfida tecnologica con le autocrazie”, ha analizzato, richiamando l’urgenza di un approccio comune e della necessarietà di questo all’interno di dinamiche securitarie, oltre che tecnologiche o commerciali. Il rischio, in caso contrario, riguarderebbe la direzione stessa dello sviluppo tecnologico. Lo scenario configurato dal Senior Advisor per le politiche tecnologiche e di cybersicurezza dell’Ambasciata d’Italia a Washington configura le prossime tecnologie come specchi in grado di riflettere le logiche di controllo piuttosto che di libertà, con effetti diretti sui modelli di governance, sui diritti dei cittadini, sulla prosperità delle democrazie e, in ultima analisi, sulla loro autonomia strategica.

“Nessuna democrazia può affrontare da sola questa sfida, inclusi gli Stati Uniti”, ha aggiunto, rafforzando l’idea di una competizione che supera le capacità dei singoli Stati.

Sovranità tecnologica e interdipendenza strategica

Nel passaggio finale del suo intervento, Baldoni ha dunque chiarito il significato politico della sovranità tecnologica. “La sovranità tecnologica non è isolamento, ma interdipendenza strategica tra partner fidati”, ha affermato, delineando una visione fondata sulla cooperazione selettiva. “Chi interpreta la sovranità come indipendenza tecnologica senza la scala adeguata rischia non solo la marginalizzazione nella competizione tecnologica globale, ma anche una vulnerabilità crescente sul piano della sicurezza, finendo per dipendere, in modo non governato, da tecnologie straniere di cui le proprie imprese avranno comunque bisogno per restare competitive”.

In questo scenario complesso, le tecnologie affidabili hanno valore sistemico. “Le trusted technologies sono il moltiplicatore democratico: coordinamento, interoperabilità e fiducia nelle diversità”, ha concluso, sintetizzando l’obiettivo di una strategia commerciale capace di sostenere insieme competitività, sicurezza e valori democratici. La strategia commerciale dell’Unione europea incide direttamente sulla sua capacità di restare un attore tecnologico e geopolitico credibile. Le scelte sulle supply chain, sui partner e sugli standard determineranno il grado di autonomia e di influenza dell’Europa nel confronto globale.


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