Skip to main content

Spionaggio, droni e forza militare. Così Washington ha catturato Maduro

L’operazione Absolute Resolve riporta gli Usa in America Latina e apre un fronte politico e giuridico che segnerà la presidenza Trump e le regole d’ingaggio per la postura e proiezione globale delle superpotenze

Per mesi l’intelligence americana ha seguito ogni passo di Nicolás Maduro. Dove dormiva, cosa mangiava, chi lo circondava. Un monitoraggio totale, culminato in un’operazione militare che Washington ha battezzato Operation Absolute Resolve e che segna la più drastica proiezione di forza statunitense in America Latina dai tempi della Guerra fredda.

A raccontarne i dettagli è un’inchiesta firmata Bbc e ripresa da numerosi media internazionali. Secondo la ricostruzione, l’operazione è il risultato di mesi di pianificazione segreta, addestramenti su replica in scala reale del rifugio presidenziale di Caracas e un livello di compartimentalizzazione tale da escludere preventivamente il Congresso americano.

La decisione politica e la finestra operativa

Il via libera definitivo è arrivato direttamente dal presidente Donald Trump, nella notte tra venerdì e sabato. Una decisione maturata dopo più rinvii, legati alle condizioni meteo e alla necessità di garantire la sorpresa operativa. “Aspettavamo il momento giusto”, ha spiegato il generale Dan Caine, sottolineando la pazienza e la prontezza delle forze armate.

Trump non ha seguito il raid dalla Situation Room, ma da Mar-a-Lago, circondato dai suoi consiglieri più fidati: il direttore della Cia John Ratcliffe e il segretario di Stato Marco Rubio. Una scelta simbolica, che racconta molto dell’impostazione personale e presidenziale della missione.

Il colpo militare

Nella notte su Caracas si sono mossi oltre 150 velivoli statunitensi, tra bombardieri, caccia e aerei da ricognizione. I primi obiettivi sono stati le difese aeree, infrastrutture militari chiave e nodi logistici come La Carlota e il porto di La Guaira. Trump ha rivendicato anche il blackout elettrico della capitale, ottenuto, parole sue, grazie a “una certa competenza” americana.

Subito dopo i bombardamenti, le forze speciali sono entrate in azione. Unità d’élite della Delta Force hanno raggiunto il compound presidenziale, portando con sé anche attrezzature per forzare porte blindate. Il contatto a fuoco non è mancato: un elicottero colpito, alcuni militari feriti, ma nessuna vittima statunitense confermata e uomini e mezzi tornati tutti sul suolo americano, lasciando a zero il numero delle perdite.

Maduro ha tentato la fuga verso una stanza di sicurezza. Non ci è arrivato. È stato bloccato insieme alla moglie Cilia Flores, mentre l’operazione era ancora in corso.

Le conseguenze politiche

Solo a operazione avviata Rubio ha informato i leader del Congresso, scatenando immediate polemiche. Il leader democratico al Senato Chuck Schumer ha parlato di azione “incauta” e priva di una strategia per il “day after”. La Casa Bianca replica: informare prima avrebbe compromesso il successo della missione.

In America Latina, la reazione è stata durissima. Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha denunciato un precedente pericoloso per l’ordine internazionale. Washington, al contrario, rivendica il risultato come un colpo decisivo contro un regime accusato di narcotraffico e terrorismo.

Un precedente che pesa

Alle 4:20 del mattino Maduro era già fuori dallo spazio aereo venezuelano, diretto a New York, dove lo attendono procedimenti giudiziari federali. Un’ora dopo, Trump ha annunciato al mondo la cattura.

Resta ora la domanda centrale: cosa succede dopo? L’arresto di Maduro potrebbe ridefinire il futuro del Venezuela, ma soprattutto rischia di diventare il metro – e un precedente autorevole – con cui verrà giudicata la postura globale delle superpotenze nei prossimi anni.


×

Iscriviti alla newsletter