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Una Davos formato Trump. Ecco la pattuglia americana al Forum

Tra pochi giorni l’annuale appuntamento tra le Alpi svizzere con il salotto buono della politica e della finanza internazionale. Quest’anno il presidente americano sarà presente in carne e ossa, e con lui un pezzo di governo statunitense. I temi sul tavolo e l’incontro con Zelensky

Sì, ci sarà anche lui, Donald Trump. E non in collegamento da remoto, come lo scorso anno. Ma in carne e ossa e anche in buona compagnia. Mancano ancora pochi giorni al tradizionale vertice di Davos, il salotto buono nel cuore delle Alpi Svizzere, dove finanza e politica si stringono la mano. Eppure l’edizione 2026 della kermesse organizzata dal World economic forum, già si preannuncia diversa dalla altre. Tanto per cominciare al filo conduttore degli incontri, dei dibattiti e dei vari faccia a faccia tra capi di governo, di Stato, economisti e banchieri, si aggiungeranno tre tasselli, ovvero i dossier Venezuela, Groenlandia e Iran.

Ma è l’impegno dell’amministrazione Trump a discendere sull’evento in forze che è senza precedenti. Oltre al presidente stesso, saranno presenti il segretario al Tesoro Scott Bessent, il segretario al Commercio Howard Lutnick, il Trade Representative Jamieson Greer, l’inviato di Trump per la politica estera Steve Witkoff, il capo della Science policy della Casa Bianca Michael Kratsios e il responsabile delle politiche medicale Mehmet Oz. Una presenza massiccia che ha un suo fine: tentare di spostare il baricentro di Davos sugli Stati Uniti e le loro manovre sul campo delle geopolitica.

Non è un caso che i temi scelti per l’edizione 2026 siano congeniali all’amministrazione. Pochissimo sul riscaldamento climatico o sulle crisi migratorie legate ai rifugiati, poco sull’auto elettrica, poco sul protezionismo, ma molto su intelligenza artificiale, semiconduttori o sulla grande finanza di Wall Street. E ancora, nuove forme di crescita, investimenti sulle persone, innovazione scalabile e responsabile, ricchezza nonostante i confini. A confrontarsi 2.500 esponenti del mondo economico, politico, scientifico e culturale: fra loro 200–300 tra capi di Stato e di governo (tra cui Giorgia Meloni), ministri e rappresentanti di alto rango di organizzazioni internazionali.

Uno dei piatti forti del forum sarà poi senza dubbio l’incontro tra Volodymyr Zelensky e lo stesso Trump, che dovrebbero incontrarsi e finalizzare un nuovo accordo di pace, utile a convincere la Russia a scendere a negoziati. Il presidente ucraino sperava di recarsi alla Casa Bianca la prossima settimana per concludere sia piano di prosperità economica, sia un accordo sulle garanzie di sicurezza, ma i suoi alleati europei riuniti nella coalizione dei volenterosi hanno sconsigliato il viaggio, suggerendo invece il forum economico mondiale come alternativa più adatta per incontrare Trump. Kiev spera che, offrendo a Washington una partecipazione nella ricostruzione postbellica, il presidente degli Stati Uniti sarà più propenso a offrire solide garanzie di sicurezza. Se ne parlerà a Davos, tra qualche giorno.


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