Storicamente i Giochi hanno incamerato l’onda lunga dei grandi stravolgimenti globali, intersecando guerre e crisi. Al punto da diventare con il passare del tempo, veri e propri strumenti di soft power. Sulle Olimpiadi a Roma sarebbe il caso di essere non solo entusiasti ma anche realisti. Ecco che cosa hanno detto Evelina Christillin e Gianluca Ansalone nel corso del dibattito organizzato da Formiche a Palazzo Wedekind
Può esistere un’Olimpiade immune dalla politica? Forse no. La verità è che lo sport va sempre più di pari passo con i grandi cambiamenti e traumi globali. Milano-Cortina 2026 si è appena conclusa e per il Paese è tempo di raccogliere frutti, applausi e nuove speranze.
Evelina Christillin, dirigente d’azienda, venne scelta come presidente esecutivo del Comitato promotore Torino 2006, che si occupava di sponsorizzare la candidatura del capoluogo piemontese come città ospitante dei XX Giochi olimpici invernali. Mentre ricopriva questo ruolo, la città si aggiudicò l’organizzazione delle Olimpiadi e in seguito Christillin fu nominata vicepresidente vicario. E, parlando al convegno I Giochi Olimpici tra sviluppo economico e soft power, organizzato da Formiche a Palazzo Wedekind e al quale hanno preso parte, moderati dal direttore di Formiche, Flavia Giacobbe, il presidente dell’Inps, Gabriele Fava, Gianluca Ansalone, Head of Public Affairs&Sustainability di Novartis Italia, Matteo Ribaldi, Head of Government Affairs Italy, Greece&Israel, Alibaba e Alessandro Morelli, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, la stessa Christillin ha spiegato come “l’aspetto politico è sempre più invadente e impattante sulle Olimpiadi. Se pensiamo che russi e bielorussi parteciperanno alle paraolimpiadi (sempre invernali, ndr), mentre invece alle Olimpiadi tali atleti non hanno partecipato, ecco un primo controsenso. Perché alle prime certi atleti partecipano e alle seconde no? Questo per dire che dietro lo sport, spesso, ci sono decisioni molto delicate legate alla politica e qualche volta alla propaganda”.
Christillin ha poi parlato della nuova forma di Olimpiade diffusa, come quella appena conclusa tra Milano e Cortina, analizzando bonus e malus legati all’organizzazione e all’eredità dei Giochi. “Anche i prossimi Giochi invernali (in Francia, ndr) saranno diffusi e questo vuol dire che le Olimpiadi costano caro e dunque i costi vanno condivisi. Solo i Paesi arabi, forse, possono permettersi di non fare dei Giochi diffusi. Nel 2006, quando fu Torino ad ospitare i Giochi invernali, c’era una situazione diversa, un’area depressa da risollevare. L’Olimpiade ha portato crescita, riqualificazione, ricchezza. Per la città di Torino ci fu sicuramente una grande vantaggio. Non fu però lo stesso per la montagna, dove oggi, dopo vent’anni, stiamo smantellando alcune strutture che costano centinaia di migliaia di euro all’anno e i comuni non ce la fanno a tenerle”.
Quanto alla possibile candidatura di Roma ai Giochi estivi del 2040, per Christillin “finora non abbiamo parlato abbastanza del fatto che il grande successo delle ultime Olimpiadi è tutto degli atleti italiani, che hanno portato a casa 30 medaglie. Oggi c’è entusiasmo, l’appetito vien mangiando, si sa. Però starei molto attenta ai facili entusiasmi. L’Italia ha oltre 3 mila miliardi di debito, e di questo aspetto, in un’ottica di organizzazione delle Olimpiadi, dobbiamo tenere conto. Onestamente cercherei di tenere bene i piedi per terra”.
Ansalone, ha invece affrontato il tema della neutralità olimpica e del soft power applicato alle competizioni. “Quando parliamo di Olimpiadi dobbiamo essere sufficientemente cinici, al punto da distinguere lo spirito olimpico dalla cosiddetta neutralità olimpica. Lo sport e le Olimpiadi non sono, infatti, mai immuni dai grandi eventi globali, inclusi quelli bellici. Basti pensare ai Giochi organizzati durante la Guerra Fredda”, ha spiegato Ansalone, per il quale “non c’è mai stata una vera neutralità olimpica nella storia recente, le competizioni sono sempre state legate a doppio filo alla congiuntura geopolitica globale”.
Ansalone si è poi soffermato sul concetto di soft power. “Ritengo necessario tornare a parlare del ruolo del soft power, anche applicato allo sport. Il potere di attrazione, d’altronde, non è alternativo al potere militare, ma complementare. Si tratta del potere di attrarre consenso, senza coercizione e tutto questo ha anche dei risvolti sulle competizioni internazionali. Un esempio può essere la quantità di medaglie vinte da un Paese, quale elemento di attrattività del medesimo. Questo è un chiaro elemento di soft power applicato al concetto di sport”.
















