Aprire il sistema degli appalti militari, rompere l’inerzia burocratica del Pentagono e spostare il baricentro strategico verso lo spazio. In occasione dell’Arsenal of freedom tour, Pete Hegseth ha messo in discussione l’equilibrio consolidato della difesa americana e ha chiamato a raccolta startup e industrie tech. Così il numero uno del DoD punta a rilanciare l’industria domestica statunitense
Aprire il mercato della difesa alle startup tecnologiche, combattere la burocrazia interna e concentrare investimenti e visione strategica sul dominio spaziale. Ecco la ricetta del segretario alla Difesa Usa, Pete Hegseth, per rilanciare l’industria americana. Il numero uno del Pentagono ha enumerato quelle che per lui costituiscono le priorità immediate a Denver, in occasione di una tappa dell'”Arsenal of Freedom Tour”, una serie di incontri che lo stanno portando a incontrare le aziende del comparto attraverso tutto il Paese. L’appuntamento di Denver, in particolare, ha offerto più di uno spunto di riflessione per comprendere quali sono i piani futuri del Pentagono.
Rompere il monopolio dei grandi contractor
Il punto di partenza è una diagnosi scomoda, e Hegseth la formula senza giri di parole. La base industriale della difesa americana si è “impigrita” perché il Pentagono ha storicamente concentrato la spesa su un numero ristretto di grandi contractor, creando un sistema chiuso in cui l’innovazione fatica ad entrare. La soluzione che propone è di “aprire l’apertura” e costruire un terreno di gioco in cui le aziende giovani e tecnologicamente avanzate possano competere alla pari con i colossi industriali. “Non possiamo continuare a fare affidamento solo su una manciata di aziende che hanno il controllo della spesa del Pentagono”, ha detto il segretario, precisando però che i grandi contractor non vanno eliminati ma che non possono più essere gli unici interlocutori del Dipartimento.
La burocrazia come nemico
Hegseth individua nell’eccessiva burocratizzazione del Pentagono stesso uno degli ostacoli principali al rinnovamento industriale. Il problema non sarebbe solo la lentezza dei processi di acquisizione – una questione nota e dibattuta da anni – ma il fatto che quella lentezza finisce per avvantaggiare strutturalmente chi già conosce i meccanismi del sistema, ovvero i grandi contractor storici, a scapito di chi arriva con idee nuove ma senza la capacità di navigare anni di iter burocratici. Hegseth parla esplicitamente di una “guerra di logoramento incessante all’interno della burocrazia del Dipartimento”, ammettendo che è il Pentagono stesso a ostruire la strada alle aziende innovative: “siamo noi che ostacoliamo aziende come questa dall’avere l’opportunità di competere”. L’obiettivo, secondo il segretario, sarebbe quello di abbattere il muro che separa l’innovazione del settore privato dalle mani dei militari, assicurando che “le migliori capacità arrivino ai combattenti nel minor tempo possibile”.
Lo spazio come priorità strategica
Ce n’è anche per lo spazio, che sempre più si sta rivelando il dominio cruciale per le operazioni del futuro. “Per generazioni, la battaglia si è combattuta sulla terra, in aria e sott’acqua. Ma oggi, l’alto terreno definitivo — il singolo campo di battaglia più decisivo di questo secolo e dei secoli a venire — è a centinaia di miglia sopra le nostre teste”, ha affermato. La tesi di fondo è che chiunque controlla lo spazio, controllerà l’esito dei futuri conflitti. Di conseguenza, l’investimento nell’industria aerospaziale commerciale non sarebbe una scelta di portafoglio, ma una necessità strategica. Il Pentagono sta già muovendo risorse significative in questa direzione, forte dei finanziamenti recentemente approvati dal bilancio federale, e il messaggio che Hegseth lancia all’industria è: “investiremo ogni centesimo con saggezza”.
















