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L’Europa non può fare a meno degli Stati Uniti. L’opinione di Guandalini

Meno male c’è Rubio. Il segretario di Stato americano a Monaco ha detto che tra Europa e Stati Uniti c’è un legame indistruttibile. Una risposta indiretta alle uscite fuori tono del cancelliere tedesco che ha teso evidenziare le frattura con gli Usa. Alcuni leader del Vecchio Continente continuano muoversi come un elefante in una cristalleria compromettendo la rapida remise en forme dell’Europa. L’opinione di Maurizio Guandalini

E dopo Merz si sono aggregati Starmer, il primo ministro inglese, e Macron, il Presidente di Francia. La lotta culturale Maga non è la nostra, d’ora in poi faremo senza gli Usa e costruiremo anche una forza nucleare. Suvvia, qualche cittadino europeo può pensare di fare a meno della copertura degli Stati Uniti?

È incomprensibile l’uscita del gruppetto di comando dei volenterosi per l’Ucraina. Rivendicare per sé magnifiche sorti e progressive e su quelle lanciarsi in un’improbabile eroica remuntada europea con un frontino sopra le righe verso la Casa Bianca sono pura improvvisazione e azzardo. Che non ci fa ben sperare sull’Europa che verrà. Conducono i classici (Germania e Francia) e gli altri dietro a spolverare l’argenteria? Si osservi il comportamento estraneo e illogico dell’Europa verso il conflitto russo-ucraino e già sarebbe da chiuderla lì, senza tergiversare. Invece l’agit prop di quel gruppo di comando c’è e vive perché è un modo per ritornare a contare dopo la marginalità di questi anni. Dire “ci siamo anche noi”. A occhio è il solito metodo conosciuto. Rompere. Aprire conflitti. Ora però con il tradizionale alleato, gli Stati Uniti, che nella versione trumpiana non piace per niente ai sofistici palati dei tenutari delle chiavi della culla delle civiltà. Andare avanti così andremo a sbattere.

L’Europa di oggi dovrebbe andare in senso contrario rispetto a quello che ha fatto. Aprirsi, relazionare, stringere contatti e alleanze. E non rinchiudersi nel fortino del fai da te. Il vulnus da par nostro, è originato dalla guerra russo-ucraino. L’Europa è entrata male, si è intestardita attorno Kyiv da quattro anni, in un conflitto regionale di una nazione che non fa parte né dell’Unione e neppure della Nato, e la sua azione è stata rompere ovunque, incapace di trovare soluzioni, divenendo supporter del resistente Zelensky per altro attirando pure le sue critiche per la malcondotta tenuta. E su questo totale si è costruito il pericolo d’imminenti invasioni della Russia nei Paesi europei motivo per cui c’è da avviarsi a un rapido riarmo delle nazioni. Anche lì con posizioni variegate. E poche integrazioni e alleanze.

È vero che la reazione di Merz verso gli Stati Uniti nasce dalle ripetute uscite di Trump (e di Vance nel discorso che fece un anno fa a Monaco e quest’anno del tono distruttivo dei rapporti Usa Europa si è appropriato a parti invertite il cancelliere tedesco) che invitava l’Europa a darsi da fare, impegnare più risorse per riarmarsi. Non è una novità. Lo stimolo c’è stato anche durante le presidenze Obama e Biden. Niente a che vedere con fratture e levate di tende degli americani dall’Europa. Il discorso di Rubio (che veste sempre più la statura di probabile candidato alla successione di Trump) a Monaco è indirizzato a rimettere al giusto posto l’andiamo e partite di Merz-Macron-Starmer. Se questo è il modo del trio di affrontare il capitolo delle alleanze e della difesa c’è poco da fare affidamento sull’Europa potenza che hanno in testa. La sfiducia cresce di fronte allo stato di salute politica di quelle leadership. Starmer e Merz stando ai sondaggi sprofondano mentre Macron è alla fine mandato con un gradimento dei francesi al lumicino. Bene ha fatto la premier Meloni a distinguersi dalla bagarre ribadendo che Europa e Usa devono lavorare insieme (è Trump che non è per sempre).

Attendiamo l’apertura della fase dopo le parole di Rubio archiviando Merz che ormai in tutto ciò che fa e dice tiene l’occhio sull’Alternative fur Deutschland, l’estrema destra tedesca. E sicuramente la fine del conflitto russo-ucraino – bene ha fatto Trump rivolgendosi a Zelensky invitandolo a darsi una mossa per arrivare al più presto alla pace – permetterà di rigenerare e ricomporre il disordine odierno. L’allentamento delle tensioni tra le alleanze tradizionali lascerà l’Europa a concentrarsi sul domani. La ridefinizione di un ruolo è cammino complesso e passerà anche da una discussione approfondita dentro le famiglie politiche europee (in particolare i popolari e i socialisti) che vivono con insoddisfazione i movimenti dell’attuale commissione (non si possono affidare ruoli strategici di guida a rappresentanti di nazioni che hanno poco più di un milione di abitanti). Solo con un processo approfondito di storicizzazione degli ultimi quattro cinque anni, dal post covid, saranno evidenti le funzioni e i ruoli di questa frattura intravista da Merz.

Rileggendo prima il capitolo XXXII dei Promessi Sposi, cogliendo quella frase che fa pendant con la diligenza del buon padre di famiglia del nostro Diritto: “Il buon senso c’era: ma se ne stava nascosto, per paura del senso comune”.


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