In oncologia la nutrizione incide su efficacia delle terapie, aderenza ai trattamenti e qualità della vita. L’evento Quando nutrirsi è curarsi ospitato oggi al Senato, in occasione della Giornata mondiale contro il cancro, ha messo a fuoco ritardi attuativi, disomogeneità regionali e strumenti normativi per renderla parte integrante della presa in carico. Ronzulli: supporto nutrizionale deve trovare spazio nei Lea
390mila. È questo il numero delle nuove diagnosi di tumore registrate ogni anno in Italia. Un dato che riporta al centro non solo la necessità di continuare a investire in prevenzione, diagnosi precoce e nuove terapie, ma anche quella di ripensare in modo strutturale l’approccio nei confronti delle patologie oncologiche. L’aumento della sopravvivenza, reso possibile dai progressi della ricerca e dall’innovazione farmacologica, sta infatti trasformando il cancro in una condizione sempre più spesso cronica, ponendo interrogativi nuovi sulla presa in carico dei pazienti, sulla continuità delle cure e sulla sostenibilità del sistema sanitario.
“Di fronte all’aumento della sopravvivenza, oggi dobbiamo puntare al miglioramento della qualità della vita”, ha esordito così Francesco De Lorenzo, presidente della Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia (Favo) durante l’incontro Quando nutrirsi è curarsi ospitato oggi al Senato in occasione della Giornata mondiale contro il cancro, promosso su iniziativa della vicepresidente Licia Ronzulli in collaborazione con la stessa Favo. L’appuntamento, moderato da Alessandra Micelli, direttrice di Healthcare Policy e condirettrice di Formiche, ha riunito istituzioni, clinici, associazioni dei pazienti e rappresentanti del mondo produttivo attorno al valore della nutrizione clinica in ambito oncologico.
Il tema dell’accesso
Nel percorso oncologico, la malnutrizione incide in modo diretto sull’efficacia dei trattamenti e sulla qualità di vita dei pazienti. La vicepresidente del Senato ha richiamato il carattere strutturale del problema, sottolineando che “parlare di supporto nutrizionale nei pazienti oncologici malnutriti significa parlare di una dimensione fondamentale della terapia”. “Il tema è ormai maturo e non più rinviabile”, ha sottolineato evidenziando che le disomogeneità di accesso “non sono accettabili in un Servizio sanitario che si fonda sull’universalità dei diritti”.
Dalle linee di indirizzo all’attuazione nei territori
Il tema della nutrizione oncologica è infatti presente da anni nell’agenda istituzionale, ma l’attuazione resta discontinua. De Lorenzo ha ripercorso il lavoro avviato dalla Federazione già nel 2016 con la Carta dei diritti del malato oncologico al supporto nutrizionale appropriato e tempestivo, uno dei pilastri delle Linee di indirizzo approvate nel 2017 in Conferenza Stato-Regioni. A distanza di anni, ha osservato, “solo poche Regioni le hanno recepite pienamente”. Anche per Ugo Della Marta, direttore generale della Direzione per l’igiene e la sicurezza degli alimenti e la nutrizione l’attuale sistema che comporta “situazioni di disuguaglianza relative al supporto nutrizionale nelle nostre Regioni va superato”.
In questo quadro, l’approvazione della mozione parlamentare e dell’emendamento alla Legge di Bilancio 2026, che introduce l’obbligo di registrare in cartella clinica gli esiti dello screening nutrizionale, rappresentano per Favo “una svolta per superare le disuguaglianze” e per rendere “misurabile, tracciabile e quindi esigibile la presa in carico nutrizionale”, facilitando l’inserimento degli alimenti a fini medici speciali nei Lea. Anche la vicepresidente del Senato ha specificato come il supporto nutrizionale deve trovare “spazio in modo chiaro e strutturato” all’interno dei Livelli essenziali di assistenza.
Le evidenze
A sostenere l’inserimento della nutrizione medica specializzata nei percorsi oncologici – e il suo riconoscimento come componente strutturale dei livelli essenziali di assistenza – è un quadro di evidenze scientifiche ormai consolidato. “La Sinpe ha stimato alcuni anni fa che i costi della malnutrizione per difetto ammontano a circa 10–12 miliardi di euro l’anno, una cifra analoga a quella attribuibile all’obesità. Nel complesso, le conseguenze della malnutrizione arrivano a pesare per circa 25 miliardi di euro ogni anno”, ha spiegato Riccardo Caccialanza, direttore della struttura complessa Dietetica e Nutrizione clinica presso il Policlinico San Matteo di Pavia, ha ricordando come “le evidenze disponibili dimostrino che un supporto nutrizionale personalizzato nei pazienti oncologici ospedalizzati è associato a benefici clinici ben documentati”, tra cui “il miglioramento della qualità di vita e una riduzione significativa della mortalità a 30 giorni”.
Secondo Caccialanza, i dati mostrano che “intervenire precocemente sul piano nutrizionale riduce fino al 60% il rischio di sospendere o di dover modulare al ribasso le terapie sistemiche”. Inoltre, ciò che viene investito in nutrizione viene in larga parte recuperato grazie al minore ricorso alla nutrizione artificiale e alla riduzione delle complicanze assistenziali.
Il punto di vista di pazienti e caregiver
A completare il quadro, i dati della ricerca Ipsos Bva per Danone Nutricia restituiscono il punto di vista dei caregiver oncologici italiani. Quasi la metà di chi assiste un paziente si occupa direttamente dei pasti quotidiani e l’88% dichiara una forte preoccupazione per l’alimentazione del proprio assistito, mentre la perdita di peso e di massa muscolare viene osservata dalla grande maggioranza degli intervistati. “Circa il 60% dei pazienti oncologici è infatti già a rischio di malnutrizione già al momento della diagnosi”, ha aggiunto il presidente di Favo. Secondo Manuela Borella, vicepresidente della divisione Nutrizione specializzata di Danone, le evidenze cliniche confermano il ruolo fondamentale della nutrizione medica e, in particolare, dei supplementi nutrizionali orali nel percorso terapeutico dei pazienti fragili, con un impatto positivo sugli esiti clinici. La ricerca mostra inoltre come anche i caregiver siano consapevoli del fatto che la nutrizione rappresenti un supporto concreto alle cure dei pazienti affetti da patologie oncologiche.
All’incontro hanno portato la loro testimonianza anche Rosanna Banfi e il padre Lino, volto storico del cinema e della televisione italiana, che hanno offerto sguardo diretto sull’esperienza della malattia e sulla centralità del supporto lungo il cammino di cura. Rosanna Banfi ha ricordato come, di fronte a una diagnosi oncologica, spesso “nessuno ti spiega cosa succederà al tuo corpo”, mentre l’attore ha invece ricordato l’aver scelto, già in passato, di raccontare pubblicamente la malattia per “rompere un tabù” e sensibilizzare sull’importanza della prevenzione, ribadendo oggi lo stesso impegno affinché la nutrizione venga riconosciuta “come parte integrante della cura, capace di restituire forza e speranza ai pazienti oncologici”.
Richiamando il concetto di “cibo come medicina e della medicina come cibo”, Angela Mastronuzzi, medico e presidente dell’Associazione italiana di ematologia e oncologia pediatrica si è soffermata sul lato bivalente della propria esperienza, insieme clinica e personale con la malattia, e su come il contatto diretto con la dimensione del paziente abbia contribuito ad arricchire la pratica professionale, mettendo a fuoco aspetti che, dal solo punto di vista medico, rischiano talvolta di rimanere sullo sfondo. Nicoletta Re, presidente delle Associazioni dei pazienti del Comprehensive Cancer Center dell’Ospedale San Raffaele, ha infine ribadito la necessità di garantire l’accesso ai supplementi nutrizionali orali in modo uniforme e gratuito, sottolineando come il diritto alla salute non possa essere “frammentato o parcellizzato”.
L’esperienza di Regione Lombardia
Perché le linee guida e le evidenze non restino foglio morto, Caccialanza ha richiamato l’esistenza di modelli già percorribili e replicabili. “L’esperienza della Regione Lombardia – ha spiegato – non va letta come una gara ma come un esempio concreto di ciò che può essere fatto: la costruzione di reti di nutrizione clinica dedicate cambia in modo sostanziale la gestione del paziente, mettendo in connessione medici che operano in strutture diverse ma con uno scopo comune”.
Questo approccio che ha consentito di definire il primo Pdta sui percorsi nutrizionali, di identificare centri hub per la nutrizione oncologica e di rendere obbligatorio lo screening nutrizionale per tutti i pazienti ricoverati, con una riduzione significativa dei Drg. Le competenze, ha sottolineato, sono diffuse su tutto il territorio e rendono questo un modello replicabile a livello nazionale. Il valore della multidisciplinarietà è stato ulteriormente ribadito da Paolo Pedrazzoli, direttore del dipartimento di Oncologia del Policlinico San Matteo di Pavia. “Nel campo della nutrizione – ha sottolineato – non si può prescindere dall’essere una squadra non può fare tutto l’oncologo, il chirurgo o il nutrizionista, è un momento fondamentale di condivisione del percorso”.
Fare sistema
Ma la multidisciplinarietà non si limita all’aspetto clinico. “Abbiamo avviato una multidisciplinarietà trasversale che comprende anche Favo, le associazioni pazienti, per interloquire direttamente con le istituzioni”, ha illustrato Pedrazzoli richiamando l’importanza di un’azione coordinata. E se la vicepresidente del Senato ha sottolineato la necessità di un collaborazione aperta e di “un’alleanza responsabile tra pubblico e privato”, i rappresentanti di realtà di settore hanno voluto sottolineare a chiare lettere la responsabilità dell’industria di fronte a quella che è “una malattia nella malattia”, ha affermato Borella, sottolineando sia “la necessità di disegnare e sviluppare prodotti efficaci e innovativi che siano al servizio della cura e di partecipare al bisogno di formazione sul tema”.
Per Judit Gonzalez Sans, amministratrice delegata di Danone Italia e Grecia, “la nutrizione medica non è un supporto accessorio, ma un elemento fondamentale del percorso terapeutico”. Garantire un accesso equo e tempestivo ai supplementi nutrizionali orali, ha spiegato, significa “migliorare concretamente la qualità di vita dei pazienti, aumentare l’efficacia delle cure oncologiche e rendere più efficiente l’utilizzo delle risorse pubbliche”.













