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Obesità, cosa dice la scienza alla politica

L’obesità come malattia cronica e complessa, tra scienza, politiche pubbliche e personalizzazione delle cure. Ieri l’incontro alla Camera, in occasione della presentazione del libro di Carruba e Paganini

Riconoscere l’obesità per ciò che è – una malattia cronica, complessa e sistemica — significa cambiare radicalmente lo sguardo con cui società, istituzioni e sanità pubblica affrontano uno dei fenomeni più rilevanti del nostro tempo. È questo il filo conduttore dell’incontro di ieri presso la Sala stampa della Camera dei deputati, in occasione della presentazione del libro “Obesità. Istruzioni per ribellarsi” di Michele Carruba, direttore del Centro di studio e ricerca sull’obesità dell’Università degli Studi di Milano e Pietro Paganini, fondatore di Competere, che ha riunito medici, ricercatori, rappresentanti dell’industria alimentare, decisori politici e mondo accademico, in un confronto che ha messo al centro scienza, responsabilità collettiva e politiche pubbliche. “Oggi, finalmente sentiamo parlare di questo argomento con i toni e le caratteristiche che merita. L’obesità si combatte con un’operazione di tipo culturale, bisogna cambiare atteggiamento e cultura: per questo c’è scritto istruzioni per ribellarsi”, ha spiegato Carruba.

Un fenomeno in crescita

I numeri spiegano perché il tema non sia più eludibile. A livello globale, 2,5 miliardi di persone sono in sovrappeso e 890 milioni convivono con l’obesità; nel 1990 erano circa il 25% della popolazione mondiale. In Italia, come ricordato nel corso dell’evento, oltre 6 milioni di persone sono obese e circa 17 milioni in sovrappeso. Il paradosso moderno è evidente. “La qualità e la speranza di vita sono aumentate, ma non abbiamo costruito attorno a noi un ambiente salutogeno”, ha affermato Andrea Lenzi, endocrinologo e presidente del Cnr. Un ambiente caratterizzato da abbondanza alimentare continua, immobilità, deterioramento urbano e riduzione del dispendio energetico. Con un impatto sanitario, economico e sociale enorme “non solo sul singolo individuo, ma sull’intera società”, ha enfatizzato nel suo messaggio Paola De Micheli, deputata e vicepresidente della commissione Attività produttive.  “Parliamo di 3,23 trilioni di dollari”, ha spiegato Federico Serra dell’intergruppo parlamentare Obesità, diabete e Ncd nonché presidente dell’Health city institute. “Oggi circa 543 milioni di bambini e adolescenti nel mondo sono obesi o in sovrappeso e 1,8 milioni di persone muoiono ogni anno per malattie croniche non trasmissibili legate all’obesità e al sovrappeso”, ha sottolineato. “Spendiamo 15 miliardi l’anno solo come Ssn per l’obesità, se includiamo chi spende di tasca propria arriviamo a 30 miliardi l’anno, dove il 64% della spesa è dovuto a ospedalizzazioni. Il 35% dei tumori è legato all’obesità”, ha rilanciato il professor Carruba.

Italia apripista

Il cuore politico dell’incontro è rappresentato dalla legge sull’obesità, prima al mondo nel suo genere. A raccontarne la genesi è Roberto Pella, primo firmatario: “È una legge che parte dal basso, costruita con il mondo scientifico, accademico, le università, le associazioni dei pazienti”, una legge che “porta il mio nome ma è una legge di tutti.
Ora manca l’ultimo tassello: il riconoscimento nei Lea”.

Prevenzione, informazione ed equilibrio

Il tema della prevenzione e del rapporto con i consumatori entra nel dibattito attraverso l’intervento di Paolo Mascarino, presidente di Federalimentare, che rivendica il valore della scelta italiana di ricondurre l’obesità nell’alveo scientifico: “Sono molto contento che l’Italia abbia legiferato sul tema dell’obesità usando una base scientifica, ieri questo tema era una prateria sconfinata”. Mascarino ha poi criticato l’approccio dei cosiddetti nutri-score: “Messaggi semaforici o demonizzazioni dei nutrienti non educano, spaventano. Nessun alimento è equilibrato di per sé: l’equilibrio esiste all’interno di una dieta”. Il filo conduttore dell’equilibrio attraversa l’intervento di Pietro Paganini, che richiama una lettura sistemica del fenomeno obesità: “Il corpo è una macchina termodinamica. Il problema non è solo cosa mangiamo, ma quanto spendiamo in termini di energia”. A partire dal secondo dopoguerra, “anche grazie all’industria alimentare” – ha sottolineato –, le società occidentali siano entrate in una fase di abbondanza calorica senza precedenti, accompagnata però da una drastica riduzione del dispendio energetico. Una condizione che non rappresenta di per sé un problema, ma che richiede oggi la capacità di governare l’abbondanza, ricostruendo un equilibrio tra apporto calorico, attività fisica e stili di vita.

Dalla semplificazione alla personalizzazione

Il messaggio che attraversa l’intero confronto è che non esiste una sola causa, né una sola risposta all’obesità. Ridurla a un’equazione lineare significa ignorare la complessità biologica, ambientale e sociale che la sostiene. Le cause note sono decine, ma nella pratica diventano otto miliardi, tante quante sono le storie individuali, i contesti di vita, gli equilibri personali che possono andare incontro a una rottura. È in questo spazio che si collocano anche le terapie farmacologiche: strumenti scientificamente validati, frutto della ricerca, che ampliano le possibilità di trattamento ma che richiedono un approccio integrato. “Oggi esistono terapie farmacologiche efficaci che consentono di riportare verso il peso forma, qualcosa di impensabile fino a qualche anno fa”, ha aggiunto Andrea Lenzi, ma l’obesità resta “una malattia cronica, ingravescente e recidivante”.

Superare lo stigma, riconoscere la malattia, investire nella scienza e accettare la complessità significa spostare lo sguardo dall’idea di colpa a quella di cura, dall’uniformità alla personalizzazione. È questa la sfida che emerge dal testo e dalla stessa esperienza italiana: non semplificare il problema, ma renderlo finalmente trattabile, persona per persona.


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