Skip to main content

Oncologia femminile, il nodo dell’accesso che mette alla prova il Ssn

Dal punto di vista di pazienti, volontari e clinici emerge la necessità di un approccio più umano, tempestivo e mirato, capace di coniugare sostenibilità, appropriatezza e qualità della cura. Gli spunti emersi dal vodcast di HealthCore

Accesso alla diagnosi, tempestività delle cure, presa in carico e prevenzione personalizzata: sono questi i nodi che oggi attraversano il dibattito sull’oncologia femminile e che interrogano direttamente la sostenibilità e l’equità del Servizio sanitario. Temi diversi ma strettamente connessi, che mettono in luce un sistema capace di eccellenze cliniche ma ancora segnato da disuguaglianze nell’accesso, soprattutto nella fase iniziale del percorso di cura, quando il tempo diventa un fattore decisivo. Questi i contenuti emersi nel corso del vodcast dedicato all’oncologia femminile, realizzato da HealthCore, business unit di Core dedicata all’Healthcare & Life Science. L’incontro è stato moderato dalla direttrice di Healthcare Policy e condirettrice di Formiche, Alessandra Maria Claudia Micelli, all’interno di un format pensato per mettere in dialogo clinici, associazioni e testimonianze dirette sui grandi temi della salute.

Sul valore della presa in carico si è soffermato Edmondo Terzoli, oncologo e presidente dell’Associazione per l’assistenza morale e sociale negli istituti oncologici, richiamando una visione che va oltre la dimensione clinica: “Prendere in carico significa occuparsi del paziente, dei familiari, del lavoro, di una vita che cambia. Il volontariato è il collante tra l’uomo in camice e l’uomo in pigiama”. Un accompagnamento che aiuta a orientarsi dentro strutture complesse e a non sentirsi soli in un momento che resta, ancora oggi, profondamente destabilizzante.

Dal punto di vista dei pazienti, il primo ostacolo resta proprio l’accesso alla prevenzione. “Parliamo molto di prevenzione, ma spesso diventa una beffa a causa delle liste d’attesa”, ha raccontato Anna Rita Pucar, ex paziente oncologica e oggi volontaria. “Per una mammografia o un’ecografia i tempi sono lunghissimi, e in oncologia la diagnosi precoce fa davvero la differenza”. Una criticità che convive però con una presa in carico ospedaliera sempre più strutturata, grazie a team multidisciplinari e a un supporto umano che, come ha ricordato Pucar, trova negli infermieri e nei volontari un presidio fondamentale di ascolto ed empatia.

Guardando invece al futuro del sistema, Enrico Vizza, direttore della Ginecologia oncologica dell’Istituto Nazionale dei Tumori Regina Elena, ha sottolineato il cambio di paradigma in atto- “La prima cura è la prevenzione”, non possiamo più pensare a screening uguali per tutti, ma urge un cambio di paradigma verso “una diagnosi precoce e profilata, che passa attraverso una stratificazione della prevenzione”. L’invito è quello a una prevenzione personalizzata che può rendere il sistema maggiormente efficace e sostenibile. Educazione sanitaria, appropriatezza prescrittiva e nuove tecnologie emergono come strumenti chiave per ridurre le disuguaglianze e migliorare l’accesso alle cure.


×

Iscriviti alla newsletter