Un cablogramma letto da Reuters chiederebbe ai funzionari in giro per il mondo di contrastare le leggi per la protezione delle informazioni. Una battaglia prioritaria per Washington, per cui si è scontrata più volte anche con gli alleati
Le leggi per la gestione dei dati “altererebbero i flussi globali, aumenterebbero i costi e i rischi per la sicurezza informatica, limiterebbero l’intelligenza artificiale e i servizi cloud, espanderebbero il controllo governativo in modi che potrebbero minare le libertà civili e consentire la censura”. A scriverlo è il Dipartimento di Stato americano, in un cablogramma datato 18 febbraio letto da Reuters. Più che un messaggio, è una volontà che gli Stati Uniti vorrebbero veder concretizzata.
Il governo di Washington starebbe infatti chiedendo ai suoi diplomatici sparsi per il mondo di aumentare la pressione sui vari Paesi che stanno cercando di regolamentare i dati, affinché abbandonino questa strada. Gli Usa vorrebbero quindi “una politica internazionale sui dati più assertiva”. Per cui i suoi funzionari devono “contrastare normative inutilmente gravose, come gli obblighi di localizzazione”, per promuovere invece il Global Cross-Border Privacy Rules Forum. Si tratta di un gruppo creato durante il governo di Joe Biden, nel 2022, con l’obiettivo di “sostenere il libero flusso di dati e un’efficace protezione dei dati e della privacy a livello globale”. Oltre agli Usa, ne fanno parte Australia, Canada, Giappone, Messico e altri paesi.
Questa è una battaglia centrale dell’amministrazione di Donald Trump. Il presidente si è schierato a difesa delle Big Tech ogni qualvolta venivano prese di mira da qualche paese straniero. La linea dura di Washington ha portato più volte allo scontro anche con gli alleati, come dimostra la faida con l’Unione europea, molto più attenta alla regolamentazione. Dal suo governo ribadiscono che la tutela della privacy, della sicurezza e della libertà di espressione rimane una priorità inderogabile. Ma non tutte le regole vengono viste alla stessa maniera.
Basti vedere con quanta animosità Washington cerca di contrastare il Digital Services Act e il Digital Markets Act dell’Ue, considerati una censura legale da parte di Bruxelles. Anche per questo il segretario di Stato Marco Rubio starebbe lavorando al lancio di un portale online in cui gli utenti europei possono aggirare i limiti sui contenuti. Si chiama “freedom.gov” e permetterà di navigare come se si fosse negli Usa, senza tracciabilità. La sottosegretaria Sarah Rogers avrebbe dovuto presentarlo questo mese durante la conferenza di Monaco, ma la sua pubblicazione è stata ritardata. Sullo stesso piano si trova il regolamento europeo sulla protezione dei dati (Gdpr), considerato dagli americani come un limite che impone “restrizioni inutilmente gravose al trattamento dei dati e ai requisiti sul flusso di dati transfrontalieri”.
















