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L’Ordinariato Militare per l’Italia, 100 anni tra memoria e profezia

Di Gianni Todini e Francesco Nicotri

L’Ordinariato Militare per l’Italia, istituito con Decreto della Congregazione per i Vescovi del 6 marzo 1925, e riconosciuto nel 1926, racconta una storia di servizio silenzioso e costante, a cui appartengono figure salite agli onori degli altari, come San Giovanni Paolo XXIII e i Beati Carlo Gnocchi e Secondo Pollo. L’intervento di Gianni Todini e Francesco Nicotri

Cento anni fa, l’11 marzo 1926, con la legge n. 417, veniva riconosciuto l’Ordinariato Militare per l’Italia, istituito con Decreto della Congregazione per i Vescovi del 6 marzo 1925. In realtà, anche gli Stati preunitari avevano cappellani militari, e pure nei secoli precedenti è possibile rinvenire presbiteri e diaconi dedicati alla cura spirituale dei militari. A questa storia di servizio silenzioso e costante, con riferimento al secolo scorso, appartengono figure salite agli onori degli altari, come San Giovanni Paolo XXIII e i Beati Carlo Gnocchi e Secondo Pollo. Tra gli altri, meritano una menzione come cappellani militari, anche per le opere avviate, don Giovanni Minozzi con le “Case del Soldato” e don Giulio Facibeni con quella della Madonnina del Grappa a Firenze. Non può rivolgersi un pensiero di riconoscenza e gratitudine a tutti quei sacerdoti che, in campo, hanno offerto la propria vita.

Come messo in evidenza dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante l’incontro con una delegazione dell’Ordinariato Militare, il 5 marzo 2026, è un accompagnamento che non è “astratto” ma si realizza nella “concretezza” delle vite degli uomini e delle donne che fanno parte a vario titolo dell’ordinamento militare, come descritto dallo Statuto dell’Ordinariato (1987): “Coloro che prestano servizio militare, temporaneo o continuativo; il personale civile dipendente dall’Amministrazione militare; i componenti delle famiglie dei militari in servizio continuativo e del personale civile dipendente dall’Amministrazione militare, cioè i coniugi e i figli, anche maggiorenni se ancora conviventi, come pure i parenti e le persone di servizio se, parimenti, abitano nella stessa casa; coloro che prestano il loro servizio nell’ambito del Palazzo del Quirinale e delle residenze facenti parte della dotazione del Capo dello Stato; gli allievi delle scuole, accademie ed istituti di formazione militare;i militari cattolici di altri Paesi residenti e operanti in Italia qualora manchino del loro Cappellano Militare; – i fedeli (sacerdoti, membri di istituti religiosi o di società di vita apostolica, laici) che esercitano in modo permanente un servizio loro affidato dall’Ordinario Militare (…) Per consolidata tradizione, l’Ordinariato Militare segue il vasto movimento delle Associazioni d’Arma che chiedono la presenza e l’assistenza spirituale dei Cappellani Militari”.

In proposito, come affermato (il 7 marzo 2026) da Papa Leone XIV, nel suo incontro con i membri dell’Ordinariato Militare per l’Italia e di quelli di altri Paesi, “risuona attuale l’insegnamento del Papa San Paolo VI, il quale affermava che la storia non è una realtà da subire, ma un luogo di grazia in cui costruire la civiltà dell’amore”. È in questa logica che può rileggersi il secolo di “presenza ecclesiale inter arma, di carità vissuta sub arma”, richiamando le parole dell’omelia (6 marzo 2026) di Sua Em.za Rev.ma Card. Lazzaro You Heung-sik, prefetto del dicastero per il clero.

L’importante patrimonio storico, spirituale e cristiano maturato dall’Ordinariato Militare per l’Italia, nell’essere testimoni di pace (secondo la definizione di Sant’Agostino, come “tranquillitatis ordinis”) dentro e fuori i confini nazionali, nel corso degli ultimi cento anni, ha ricevuto un nuovo riconoscimento istituzionale, lo scorso 17 dicembre 2025, quando per la prima volta è stato invitato, dalla IV Commissione (Difesa) della Camera dei Deputati, l’Ordinario Militare per l’Italia.

Della relazione di S. E. Rev.ma Mons. Gian Franco Saba, Ordinario Militare per l’Italia, che ha ribadito la “visione integrata della sicurezza, nella quale la forza non è mai fine a sé stessa”, si intende qui rimarcare l’asserita esigenza di una “nuova pedagogia dell’assistenza spirituale (…) fondata su un’antropologia integrale”. Soprattutto, sottolineare i principi qualificanti della road map progettuale – sviluppo del Centro pastorale, del Centro alti studi e della Scuola allievi cappellani – illustrata da Mons. Saba: “Un’assistenza spirituale per processi, capace di accompagnare nel tempo le persone e le comunità militari, soprattutto in un servizio segnato dalla frammentazione, in cui è difficile fare comunità (…); la territorialità, intesa come poliedro dei campi sociali di relazione, in cui la presenza pastorale si articola nei diversi ambiti della vita militare e familiare, valorizzando le specificità dei contesti e promuovendo il dialogo con i territori; la comunicazione interculturale come forma di assistenza pastorale orientata a una pedagogia dialogica e dell’alterità, in grado di favorire la convivenza, la prevenzione dei conflitti, il rispetto delle differenze culturali e religiose; la partecipazione, anche se indiretta, alla promozione di tutti quei valori che possono favorire le ispirazioni per una fraternità universale e promuovere sempre più il senso di appartenenza a un’unica famiglia umana”.

È un percorso di ripensamento che riguarda tutti noi, ancor di più oggi in cui crescono i teatri di crisi, e quindi gli scenari di missioni operative, che vedono coinvolti anche le nostre Forze Armate. È positivo, come anticipato durante l’audizione, l’avvio “di una collana di studi (…) quale strumento qualificato di dialogo interistituzionale, di riflessione interdisciplinare e di supporto operativo all’assistenza spirituale nel mondo della difesa”. E, aggiungiamo, di comunicazione, generalista e tecnica, per restituire compiutamente, a pubblici diversi e ampi, il volto e il servizio di questa Chiesa particolare (dotata di propria identità teologica e organizzativa), che echeggia in molti diari di cappellani che “mostrano come il Vangelo sia diventato cultura” e come questi non abbiano fatto (e, non facciano) mai distinzione tra credenti o non credenti.

L’augurio è che l’Ordinariato Militare per l’Italia continui ad essere “un laboratorio efficace dell’agire di Dio in favore dell’uomo, uno spazio di formazione per il passaggio dall’amor sui all’amor Dei, fondamento di quella Civitas Dei in cui la legge fondamentale è la carità e dove la pace non è soltanto assenza di conflitto, ma pienezza di giustizia, di verità e di amore” (Leone XIV, 2026). E, in occasione di un anniversario significativo, che custodisce memoria, attualità e profezia dell’assistenza spirituale alle Forze Armate, appare illuminante rievocare un avvenimento di cui aveva fatto esperienza il Servo di Dio, Romano Guardini, così come raccontato nel suo “Elogio del libro” (1951): “In una delle grandi battaglie dell’ultima guerra (la Seconda), un reparto si trovava in una situazione disperata. Il cappellano militare era presente e, sentendo che non aveva da dire nulla di accettabile in quell’ora, tolse di tasca il proprio Nuovo Testamento, ne strappò le pagine e ne diede una a ogni uomo”.

 


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