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Pace e gas, come sta lavorando il governo in vista del vertice Ue

La tradizionale colazione al Quirinale ha permesso al Capo dello Stato di fare il punto con il governo alla vigilia di un Consiglio europeo quantomai delicato. Non solo la crisi bellica, al centro anche le ripercussioni energetiche con il rischio che i produttori non trovino conveniente vendere ai Paesi membri dell’Ue

Iran e energia, energia e guerra. Il prossimo Consiglio europeo dovrà fare il punto sulla crisi in Medio Oriente centrando un doppio focus sul lato bellico (e quindi con le implicazioni Nato e mediterranee) nonché sul versante energetico. Una sorta di pace e gas come traccia che bisognerà tenere ben presente a tutti i livelli. L’Ue infatti ha una paura di fondo: che aumentino gli acquisti dettati dal panico a causa della diminuzione delle riserve di gas. Particolare che potrebbe avere una serie di effetti a catena, sia economici che geopolitici. Al primo posto c’è ovviamente la speculazione di massa, con le decisioni che andranno prese nei prossimi tre mesi, ma prima dell’inverno. Passaggi che sono stati discussi in occasione della tradizionale colazione al Quirinale tra il Capo dello Stato e la premier: oltre a Giorgia Meloni e a Tajani c’erano i ministri Piantedosi, Crosetto, Giorgetti, Urso, Lollobrigida, Pichetto Fratin, Foti, e i sottosegretari di Stato alla presidenza del Consiglio dei ministri, Giovanbattista Fazzolari e Alfredo Mantovano.

Crisi e bombe

Sul lato militare la posizione italiana di non inviare navi nello stretto di Hormuz (“non è la nostra guerra” è la vulgata già diffusa da Palazzo Chigi) corre in parallelo con il rafforzamento della soluzione diplomatica al conflitto. Della questione Crosetto ha discusso in videoconferenza con i colleghi del Gruppo E5 Difesa (Francia, Germania, Italia, Polonia e Regno Unito) per avere un aggiornamento sulla situazione in Medio Oriente e sullo stretto di Hormuz. Secondo il ministero della Difesa, è stata affrontata la sicurezza del personale dei contingenti presenti nell’area e al sostegno ai Paesi partner della regione. I ministri hanno condiviso la necessità di mantenere un contatto costante per assicurare una risposta comune. Lo stesso ministro poi ha osservato che la rivolta del popolo in Iran è difficile perché non esiste una leadership alternativa. “C’è una volontà popolare di non subito, come succede da decenni, le uccisioni, le carceri, la mancanza di libertà di un regime vero e proprio, ma non c’è qualcuno che possa coalizzarlo perché il regime iraniano è molto forte. L’aspirazione di libertà è maggioritaria in Iran, ma la possibilità che questa divenga qualcosa che possa cambiare il regime a me non sembra così probabile”.

Crisi ed energia

Circa la questione energetica è chiaro che con i prezzi del gas già alle stelle dopo gli attacchi iraniani che hanno di fatto chiuso lo Stretto di Hormuz la sola idea di ricostruire le riserve porta in grembo una serie di effetti a catena. Infatti in una lettera indirizzata ai vertici comunitari i capi politici di Italia, Austria, Croazia, Grecia, Romania, Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia chiedono una “revisione approfondita” del sistema Ets che includa “un’estensione delle quote gratuite Ue oltre il 2034”. Accanto a ciò anche un approccio “graduale all’eliminazione delle quote gratuite a partire dal 2028”, oltre che una rapida revisione che dovrebbe essere presentata “al più tardi alla fine di maggio”.

Inoltre Bruxelles dovrebbe quanto prima prevedere una maggiore flessibilità rispetto al quadro esistente, compresa la possibilità di ridurre l’obiettivo fino al 30%: oggi è già tardi ma comunque va immaginato rapidamente quel meccanismo europeo per coordinare gli acquisti di gas. E al netto del fatto che la guerra posa cessare o meno entro un mese. Sul punto si segnala la posizione di Eurogas, In questo modo i Paesi membri rischiano seriamente di non potersi assicurarsi il combustibile necessario.


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