Il governo va avanti, precisa Meloni in Aula e lo sottolinea in una occasione che considera “importante” a seguito dell’esito referendario confermativo della riforma costituzionale sulla giustizia e in un contesto sempre più delicato a livello internazionale
Sono tre i punti salienti del discorso di Giorgia Meloni alla Camera dei Deputati: garantire l’unità dell’Occidente (visto che Italia e Usa sono insieme da 80 anni), rafforzare i risultati ottenuti su lavoro, export e investimenti anche in chiave futura e sgomberare il campo dalle continue allusioni (anche personali) su una crisi di governo che semplicemente non c’è. Per l’opposizione spicca la richiesta di Conte: sì al gas russo. In sostanza Meloni parla di Italia e di interesse nazionale. Risposta delle opposizioni: Pd “toccherà a noi”, M5S “la manderemo a casa”.
Nessuna fase due
Il governo va avanti, precisa il premier e lo sottolinea in una occasione che considera “importante” a seguito dell’esito referendario confermativo della riforma costituzionale sulla giustizia e in un contesto sempre più delicato a livello internazionale. Sul voto referendario parla di grande polarizzazione, “un confronto serrato, ahimè non sempre sul merito, ma con un esito comunque chiaro. E noi, come ho già detto, rispettiamo sempre il giudizio degli italiani, qualunque esso sia, anche quando non coincide con le nostre opinioni o le nostre aspettative”. Non c’è nessuna fase due, né tre né quattro, precisa Meloni, anche perché “per quanto riguarda noi, la nostra coscienza è a posto, perché la riforma costituzionale della giustizia era uno degli impegni presi con gli italiani quando ci siamo presentati al loro cospetto”, aggiungendo che sarebbero “alchimie di palazzo di un mondo caro ad altre maggioranze, ad altri partiti, ad altri presidenti del Consiglio”. Detto questo la situazione complessiva non consente distrazioni e mette l’accento sul concetto di “responsabilità” e sulla traccia valoriale che si ritrova nella frase rivolta alle opposizioni “vi sfido sulla politica, sulla vera politica, vi sfido a un dibattito nel merito”.
La crisi iraniana e il rapporto Italia-Usa
Italia e Stati Uniti sono “amici” da 80 anni: ovvero la collocazione internazionale dell’Italia non è stata inventato da questo Governo, ma è la stessa da circa ottant’anni a questa parte. “Lo dico per rispondere già prima che vada in scena l’ormai scontato ritornello sulla subalternità della sottoscritta al Presidente americano Trump”. L’Italia esprime il proprio plauso al Presidente del Pakistan Sharif, che si è fatto carico di questo difficile negoziato, con il sostegno di altri attori regionali e si augura che i colloqui di pace a Islamabad possano rafforzare i punti generali dell’accordo e in essi possano trovare spazio le priorità che l’Italia, insieme ai suoi partner europei, ha sostenuto fin dal primo giorno. Nell’ordine, il la cessazione permanente delle ostilità, la cessazione degli attacchi verso i Paesi del Golfo, la cessazione delle operazioni militari in Libano, la rinuncia dell’Iran al proprio programma nucleare e alla costante minaccia nei confronti dei vicini regionali e oltre, il pieno ripristino della libertà di circolazione nello Stretto di Hormuz, che non deve essere soggetta a nessuna forma di restrizione, come invece sembra essere accaduto nelle ultime ore.
La coalizione per lo Stretto di Hormuz
L’interesse prioritario dell’Italia, ricorda Meloni, è la libertà di navigazione da ripristinare alle condizioni precedenti al 28 febbraio, in modo da poter normalizzare la situazione di tensione sui mercati energetici, delle materie prime critiche, dei fertilizzanti e di altri prodotti essenziali per la nostra economia. Roma partecipa alla coalizione per lo Stretto di Hormuz promossa dal Regno Unito, con altri 30 Paesi, per provare a costruire condizioni di sicurezza che consentano il pieno ripristino della libertà di navigazione e di approvvigionamento.
Il momento di particolare difficoltà dei rapporti tra l’Europa e gli Stati Uniti è sotto gli occhi di tutti, aggiunge, “ma è altrettanto innegabile che l’attuale Amministrazione americana ha accelerato un percorso che era stato ampiamente preannunciato dalle amministrazioni precedenti, tanto repubblicane quanto democratiche: distogliere progressivamente lo sguardo dall’Europa per dedicarsi alla competizione globale con la Cina, scegliendo quindi l’Indo-Pacifico come quadrante geostrategico prioritario”. Secondo Meloni è Bruxelles che non ha colto una traiettoria chiara da tempo, assieme a quei gruppi che governavano in Italia, “e che si accontentavano di una pacca sulla spalla o di un tweet di endorsement quando formavano un nuovo governo”.
Le due gambe dell’Occidente
“La storia, insomma, bussa, e l’Europa è chiamata a non fallire questo banco di prova. E, per farlo, deve saper adeguare la sua strategia a un mondo che cambia alla velocità della luce, anteponendo il principio di realtà alle sovrastrutture burocratiche e ai dogmi ideologici”, spiega, per poi dedicare ampie considerazioni al presente e al futuro dell’occidente che si poggia su due gambe: quella europea e quella nordamericana. “Se le due gambe non si muovono nella stessa direzione, l’Occidente è destinato alla paralisi. E, in ultima analisi, all’irrilevanza”.
Il governo, rivendica la premier, lavora per tenere insieme le due sponde dell’Atlantico, per rafforzare la Nato e dice con chiarezza cosa non condivide, come fatto in passato con i dazi, o come fatto per difendere i soldati in Afghanistan, come fatto sulla Groenlandia, su Sigonella o sull’Ucraina. “Franchezza con i partner quando non condividiamo le loro azioni, e vicinanza e sostegno ai partner sotto attacco”. Energia, export e lavoro sono i punti saldi del discorso: sul primo è di pochi giorni fa il viaggio in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar, a cui ha espresso la solidarietà e la vicinanza dell’Italia, e nell’occasione ha lavorato per assicurare gli approvvigionamenti energetici, in particolare di petrolio, indispensabili da un’area che garantisce circa il 15% del nostro fabbisogno nazionale. Iniziativa che si somma a quella algerina e che verrà replicata presto in Azerbaigian. Infine il tema della risposta di Bruxelles, “non dissimile per approccio e strumenti a quella messa in campo per rispondere alla pandemia”. Per cui chiede di immaginare una possibile sospensione temporanea del Patto di stabilità e crescita, non una deroga per singolo Stato Membro, ma un provvedimento generalizzato.
Conte apre al gas russo
Tra i primi ad intervenire, il presidente del M5s Giuseppe Conte che apre al gas russo: “Come possiamo affidarci a lei per una svolta negoziale assolutamente necessaria in Ucraina, come può prendere un telefono parlare con i suoi colleghi, promuovere una svolta negoziale, che ci serve come il pane perché un attimo dopo dobbiamo, certo, acquistare il gas russo, perché è molto più conveniente, anche rispetto al gas americano?”.














