Skip to main content

Dal diritto di veto al dialogo con Ecr. 50 anni di Ppe raccontati da Cattaneo

Come ravvivare i valori del popolarismo che oggi celebra mezzo secolo di vita? “Usare questo compleanno del Ppe per imporci il dovere di guardare in avanti, cioè rilanciando il valore dell’europeismo buono, comprendendo che se a un certo punto i cittadini europei hanno iniziato a credere un po’ meno nell’Europa, vuol dire che non hanno avuto le risposte che forse attendevano”. Conversazione con il deputato di Forza Italia Alessandro Cattaneo

Manfred Weber, Roberta Metsola, Antonio Tajani da Roma oggi rilanciano il Parito popolare europeo, che compie mezzo secolo di vita. Il momento internazionale è senza dubbio complesso, ma dalla parte dei popolari europei c’è un dato: cresce il numero degli stati membri dove il centrodestra governa, al pari del peso italiano in Europa. Formiche.net ne ha parlato con il deputato di Forza Italia Alessandro Cattaneo, secondo cui “il diritto di veto va tolto: forse è anche venuto il tempo di pensare a una sorta di Europa a due velocità, in cui chi crede in questi valori va avanti e chi non ci crede rimane indietro”.

50 anni di Ppe: che bilancio fare anche all’interno della narrazione politica e del costrutto europeo del popolarismo?

Visti nel loro complesso, questi 50 anno non possono che essere positivi perché sono stati anni di pace, di crescita e soprattutto anche di Europa capace di coniugare progresso economico, diritti sociali e welfare che non ha paragoni da nessun’altra parte del mondo, anche nelle altre grandi democrazie nostre alleate che teniamo a riferimento, a partire dagli Stati Uniti. Noi abbiamo un sistema di tenuta sociale di diritti che troppo spesso dimentichiamo quanto sia prezioso e frutto di un lavoro che viene da lontano.

Quali valori del popolarismo sono stati determinanti?

Io sono uno di quei giovani della cosiddetta “generazione Erasmus” cresciuto dando sempre per scontato che la prospettiva fosse l’Europa. Poi a un certo punto il meccanismo si è guastato. Io identifico il momento del guasto quando la Francia bocciò la Costituzione europea. E lì è parso fermarsi. Ecco, questo processo, che fino a quel momento sembrava quasi ineludibile, si è fermato.

Come ravvivarlo oggi?

Usare questo compleanno del Ppe per imporci il dovere di guardare in avanti, cioè rilanciando il valore dell’europeismo buono, comprendendo che se a un certo punto i cittadini europei hanno iniziato a credere un po’ meno nell’Europa, vuol dire che non hanno avuto le risposte che forse attendevano. L’Europa deve essere snella, dalla parte delle imprese, dei cittadini, non ideologica come quella apparsa dopo errori fatali che sono stati fatti, penso soprattutto da sinistra di Timmermans e al Green deal. Siamo diventati ideologici quando invece l’Europa e l’Occidente nei suoi valori fondanti rappresentano il contrario di quell’ideologismo, perché noi abbiamo a cuore la centralità dell’individuo, i valori liberali che garantiscano prosperità e crescita. Serve un’Europa meno burocratica che riesca appunto a essere un ecosistema che sostenga e incoraggi la crescita in ogni momento. In questo compleanno siamo orgogliosi della storia scritta, ma anche consapevoli di una grande responsabilità che grava su di noi: dobbiamo rilanciarci per interpretare ancora meglio e ancora di più i sentimenti degli europei e cercare di farne quel contesto unico che garantisca ancora crescita.

Il centrodestra in Europa governa in più della metà dei Paesi membri, il Ppe inoltre ha 14 commissari europei, guida la Commissione e il Parlamento, è il gruppo più numeroso: è questo dunque il momento per modernizzare le istituzioni europee nelle sue fondamenta? E quanto una riforma come un presidente unico dell’Europa servirebbe?

Ero stato incaricato da Antonio Tajani di scrivere il programma delle scorse elezioni europee e noi l’abbiamo scritto, anche quando magari era più remunerativo fare un’opposizione populista. Invece noi abbiamo scritto che l’Europa ha bisogno di una forza politica unica e quindi di andare oltre i veti e verso l’elezione diretta. Il sogno berlusconiano dell’esercito europeo voleva dire una difesa comune, sia come industria sia come politica. Insomma, noi abbiamo idee chiare. Il Ppe ha una grande responsabilità perché, come lei ha ricordato è il partito di maggioranza relativa. Ma dobbiamo anche ricordare che da sola la maggioranza non ce l’abbiamo, quindi dobbiamo allearci innanzitutto con chi crede che questa sia la prospettiva corretta: dobbiamo fare delle negoziazioni, questa si chiama democrazia. La politica dei veti determina la democrazia lenta, inefficiente, con compromessi sempre al ribasso e quindi è quanto mai urgente e non più rimandabile che invece ci si trovi in una democrazia al rialzo con una maggioranza che decide e una minoranza che viene garantita ma che comunque non blocchi i processi.

Come togliere il diritto di veto?

Bisogna essere tutti d’accordo in questo senso. Credo le elezioni in Ungheria siano state uno sliding doors importante e spero che da oggi non ci siano più remore. Guardi, le dico onestamente che forse è anche venuto il tempo di pensare a una sorta di Europa a due velocità, in cui chi crede in questi valori va avanti e chi non ci crede rimane indietro.

In questi anni al governo Giorgia Meloni ha cambiato il modello dell’Italia in Europa su temi importanti come la geopolitica, le politiche migratorie, la difesa: come prosegue il dialogo del Ppe con i conservatori di Ecr?

È fondamentale continuare a favorire il dialogo tra popolari e conservatori. Giorgia Meloni ha ben compreso quanto per l’Italia sia opportuno essere inserita in uno scenario europeo, stando dentro alle decisioni, dentro alle famose stanze dei bottoni e negoziare, lavorando con fatica con continuità per giungere a decisioni che, magari, non sono quelle ottime inizialmente auspicate, ma che fanno compiere all’Italia dei passi avanti sostanziali. E comunque qualsiasi decisione magari non ottima ma buona, è sicuramente meglio di qualsiasi decisione continuamente rimandata o non presa.


×

Iscriviti alla newsletter