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Hormuz, l’Ue si muove. Anche l’Italia manderà le navi (con l’ok del Parlamento)

L’Italia, insieme ai volenterosi, punta al consolidamento del cessate il fuoco in Libano, definito “preziosissimo” anche grazie alla mediazione degli Stati Uniti, oltre che a favorire la ripresa dei negoziati con l’Iran. “Non rinunciamo a costruire soluzioni giuste, durature e pragmatiche”, rivendica Meloni, e assicura la piena disponibilità dell’Italia a fornire le proprie navi con l’ok del Parlamento

Pronti a una missione pacifica per Hormuz. Giorgia Meloni, presente al vertice parigino dei volenterosi con Emmanuel Macron, Keir Stermer e Friedrich Merz per lo stretto bloccato dalla guerra, assicura la piena disponibilità dell’Italia a fornire le proprie navi con l’ok del Parlamento, ma solo dopo un cessate il fuoco.

Un impegno che si pone in linea con le precedenti missioni Aspides e Atalanta. Queste “sono le nostre regole costituzionali”, spiega la premier al termine della Conferenza sulla navigazione marittima nello Stretto di Hormuz, all’Eliseo. La premessa è che la libertà di navigazione nello Stretto è “una questione assolutamente centrale per l’Italia, per l’Europa e per la comunità internazionale nel suo complesso”, precisa la presidente del Consiglio, dal momento che si tratta di affermare un principio cardine del diritto internazionale, principio che vale per Hormuz e chiaramente per qualsiasi altro passaggio dal quale dipendano le catene di approvvigionamento mondiale, ma si tratta ovviamente anche di una questione di enorme rilevanza economica”.

Come è noto Hormuz è perno dell’economia globale, dal momento che vi transita il 20 per cento del consumo mondiale di petrolio e gas naturale. In questo modo, dunque, l’Italia conferma il proprio ruolo centrale nello scacchiere internazionale che va dall’Ucraina al Medio Oriente, puntando al consolidamento del cessate il fuoco in Libano, definito “preziosissimo” anche grazie alla mediazione degli Stati Uniti, oltre che a favorire la ripresa dei negoziati con l’Iran.

La portata difensiva della missione è stata sottolineata anche dal premier inglese Keir Starmer che punta sul raggiungimento di un accordo che sia durevole e funzionale, per questa ragione la missione predisposta oggi “è difensiva e segue il cessate il fuoco”. La traccia politica che caratterizza i quattro leader europei è che lo stretto deve essere riaperto e senza pedaggi perché il mondo intero ha bisogno di una soluzione. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha auspicato anche una partecipazione americana al progetto.

Sostegno all’iniziativa di oggi giunge anche da Ursula von der Leyen, che considera il ripristino della libertà di navigazione “una priorità urgente e condivisa”. Il ruolo dell’Ue consisterà nella condivisione dei dati satellitari tramite European Maritime Safety Agency, nel rafforzamento dell’Operazione Aspides e in una maggiore collaborazione con i partner del Medio Oriente e del Golfo.

“Non rinunciamo a costruire soluzioni giuste, durature e pragmatiche”, rivendica Meloni che intanto ha incassato oggi il plauso del quotidiano tedesco Frankfurter Allegemeine Zeitung a proposito della querelle con Donald Trump e delle parole del premier a difesa di papa Leone. Secondo la Faz la postura della presidente del Consiglio italiana “non è frutto di tattica, ma di una scelta politica consapevole”. Un riconoscimento alla linea Meloni che si mostra “autonoma nello scenario occidentale”.


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