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Meloni ha avuto coraggio a difendere Leone XIV. Orsina spiega perché

“Finora Meloni ha cercato di fare da ponte tra le due sponde dell’Atlantico, e la posizione ha anche una sua ragionevolezza. Era prevedibile che, se quelle due sponde si fossero distanziate troppo, il ponte si sarebbe trovato sotto stress, fino magari a spezzarsi o crollare”. L’analisi del politologo e direttore del dip di scienze politiche presso l’Università Luiss-Guido Carli di Roma, Giovanni Orsina

Meloni ha avuto coraggio a difendere il Papa, dice a Formiche.net il prof. Giovanni Orsina, direttore del dipartimento di scienze politiche presso l’Università Luiss-Guido Carli di Roma, certo che nelle relazioni internazionali i punti di caduta possono essere i più vari e si può anche tornare indietro, però mi pare che siamo di fronte a un punto di svolta.

Giorgia Meloni ha avuto coraggio a difendere il Papa, visto il nuovo attacco di Trump al premier?

Sì. Anche alla luce della pessima risposta di Trump. Dopo di che, non dico che fosse obbligata a farlo, ma questa è l’Italia ed è il Paese che ospita la Città del Vaticano. Meloni ha sempre dato grande valore ai rapporti con il mondo cattolico e rispetto a un attacco così scomposto di Trump, e anche difficile da motivare, era complicato immaginare che potesse dare una risposta differente. Ad ogni modo, questo botta e risposta rappresenta un punto di svolta non proprio banale, a mio avviso.

Come evolveranno i rapporti tra le due sponde dell’Atlantico?

Meloni è sempre stata attenta a tenere una posizione intermedia fra Europa e America, ma con questa risposta sull’attacco trumpiano al Papa si è molto sbilanciata. Non è la prima volta che si sbilancia, lo ha fatto sui dazi, sulla Groenlandia, sull’Afghanistan e sull’Iran. Lo ha fatto a Sigonella. Insomma, comincia a esserci una storia di prese di distanza via via sempre più importanti. E in fondo la reazione di Trump è la dimostrazione del fatto che dall’altra parte è stato percepito questo cambiamento di linea. Nelle relazioni internazionali i punti di caduta possono essere i più vari e si può anche tornare indietro, però mi pare che siamo di fronte a un punto di svolta.

Non è anche cambiata, nell’ultimo periodo, la politica trumpiana rispetto al tradizionale canovaccio del GOP?

Su questo non c’è alcun dubbio. Finora Meloni ha cercato di fare da ponte tra le due sponde dell’Atlantico, e la posizione ha anche una sua ragionevolezza. Era prevedibile che, se quelle due sponde si fossero distanziate troppo, il ponte si sarebbe trovato sotto stress, fino magari a spezzarsi o crollare. È accaduto esattamente questo. Il Trump dell’operazione Venezuela, della tregua a Gaza, della prima guerra velocissima contro l’Iran e perfino dei dazi all’Europa consentiva di tenere in piedi il ponte – a fatica. Ma con un Trump che avvia un conflitto senza consultare gli alleati su cui ricadranno gli effetti negativi dell’attacco e che si radicalizza sempre di più, l’Atlantico diventa insostenibilmente largo e il povero ponte viene giù.

Il governo italiano ha espresso la propria posizione, sia sulle parole trumpiane sul Santo Padre che, in precedenza, sul no all’uso improvviso della base di Sigonella. Non è accusabile di servilismo, dunque?

L’opposizione fa il suo mestiere e accusa il Governo. Dopodiché, io ho sempre pensato che la linea di politica estera di Giorgia Meloni fosse tutto sommato ragionevole, perché l’Europa non può fare a meno degli Stati Uniti da un punto di vista militare. Chi di fronte alle intemperanze trumpiane diceva che era necessario rompere assumeva secondo me una posizione velleitaria. Quindi rovescio il discorso: non era la Meloni servile, erano gli anti-Meloni velleitari, in quanto proponevano una rottura degli Stati Uniti che l’Europa oggi non si può permettere. Quella di Meloni era una posizione realista, che passava per la necessità di digerire una serie di passi trumpiani difficilmente digeribili. Lo stesso realismo porta oggi a dire che quella posizione non regge più.

Ma nel frattempo l’Europa non è diventata autonoma…

Tutt’altro, l’ombrello americano continua a servirle perché resta un continente che dipende per la sua sicurezza dagli Stati Uniti.

Il voto cattolico potrà essere influenzato dalle dichiarazioni di Trump contro il Papa?

Questo andrebbe chiesto a un esperto di politica americana. La mia impressione è che Trump col voto cattolico già avesse dei problemi. Oggi non può che averli peggiorati – e fatico a comprendere quale sia la strategia sottostante. Tutti dicono che Trump si sta muovendo in vista delle elezioni di midterm, ma non riesco a capire per quale ragione queste sue iniziative dovrebbero rafforzarlo alle urne.

In Ungheria ha vinto il candidato conservatore mentre la sinistra non si è presentata, ciononostante l’opposizione italiana esulta. Un controsenso?

Il voto ungherese si è caricato di un significato che trascende la frattura destra-sinistra perché Orban è antieuropeo e pro-Putin prima ancora che di essere di destra. La sua sconfitta è stata celebrata dalla sinistra come un primo passo nella crisi del sovranismo antieuropeista. Da questo punto di vista le esultanze della sinistra sono ragionevoli, perché si è trattato di una sconfitta dell’internazionale sovranista. Dopodiché, in realtà il passaggio è stato da una destra all’altra e a festeggiare davvero è il Ppe, che ne esce molto rafforzato.


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