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Mosca-Pyongyang, cosa c’è dietro l’accordo tra Tass e Kcna

L’accordo tra Tass e Kcna riflette l’estensione della cooperazione tra Mosca e Pyongyang al dominio informativo in un contesto di crescente convergenza strategica tra i due Paesi. E si inserisce nella più ampia strategia del Cremlino per costruire di un ecosistema mediatico globale

La cooperazione tra Mosca e Pyongyang si estende anche al dominio dell’informazione, segnando un ulteriore passo nell’evoluzione del partenariato tra i due attori. L’accordo siglato pochi nelle scorse settimane tra Tass e Korean Central News Agency (Kcna) prevede infatti lo scambio di contenuti e il coordinamento nella gestione delle notizie, inclusa la risposta a quelle che le due parti definiscono “fake news”. L’intesa si inserisce in un quadro più ampio di rafforzamento dei legami bilaterali, che negli ultimi anni ha incluso cooperazione militare, economica e politica. In questo contesto l’inclusione della dimensione mediatica risulta funzionale a sostenere e consolidare questo avvicinamento, intervenendo sulla percezione pubblica delle relazioni tra i due Paesi.

Per la Russia, l’accordo risponde anche all’esigenza di ridefinire l’immagine della Corea del Nord presso il pubblico domestico in un contesto in cui la Corea del Nord ha acquisito maggiore rilevanza strategica per Mosca, facendo emergere l’interesse a promuoverne una rappresentazione più coerente con le priorità attuali del Cremlino. Al tempo stesso, il contesto informativo russo presenta caratteristiche differenti rispetto a quello nordcoreano. Pur soggetto a crescenti restrizioni, lo spazio mediatico in Russia resta più articolato, anche per via della diffusione di strumenti digitali e dell’esposizione a fonti esterne. Ciò può rendere più complessa un’eventuale armonizzazione delle narrative. Dal canto suo, per Pyongyang questa collaborazione offre invece un’opportunità di ampliare la propria proiezione mediatica internazionale. Attraverso la rete e le pubblicazioni multilingue di Tass, la Corea del Nord può accedere a un pubblico più ampio, contribuendo a veicolare una rappresentazione più favorevole delle proprie politiche e del rapporto con la Russia.

Restano tuttavia elementi di discontinuità. Le relazioni tra i due Paesi hanno attraversato fasi di raffreddamento, in particolare negli anni successivi alla dissoluzione dell’Unione Sovietica, che hanno inciso sulla percezione reciproca. La cooperazione mediatica attuale può essere interpretata anche come un tentativo di attenuare tali eredità, promuovendo una narrazione più allineata agli sviluppi recenti e segnalando un crescente riconoscimento del ruolo dell’informazione come strumento di politica estera.

La partnership si inserisce in una strategia più ampia portata avanti dal Cremlino negli ultimi anni. Secondo un’analisi dell’Institute for the Study of War, la Russia sta progressivamente costruendo un vero e proprio conglomerato mediatico globale, fondato su accordi di cooperazione con centinaia di testate straniere, sull’espansione di servizi multilingue e sulla formazione di una nuova generazione di giornalisti internazionali. Agenzie come Tass, insieme a piattaforme come Rt e Sputnik, operano come fornitori di contenuti per media locali in Africa, Asia e America Latina, contribuendo a diffondere narrative allineate agli interessi di Mosca.

Questa infrastruttura informativa viene interpretata come un elemento centrale della cosiddetta “cognitive warfare”, ovvero l’uso sistematico dell’informazione per influenzare percezioni, processi decisionali e contesti politici in Paesi terzi. E la cooperazione con la Corea del Nord potrebbe in ultima istanza mirare a integrare Pyongyang in una rete globale di produzione e diffusione di contenuti.

 


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