“A fianco di Kyiv, del suo popolo e delle sue istituzioni”, rivendica Meloni, certa che sostenere l’Ucraina non sia solamente “un dovere morale, ma anche una necessità strategica, perché in gioco non sono solamente la dignità, la libertà e l’indipendenza dell’Ucraina, ma anche la sicurezza dell’Europa nel senso più ampio del termine”
Un Occidente diviso è un regalo a Mosca. Ricevendo a Palazzo Chigi il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, Giorgia Meloni ribadisce un dato fondamentale (anche alla luce delle ultime vicende internazionali) che però è utile rimarcare. Ovvero che un’Europa divisa non risolve la questione bellica, per questa ragione l’Italia intende continuare a fare la sua parte per arrivare a soluzioni condivise, “che tutelino la sovranità di Kiev che assicurino la solidità dell’alleanza euro atlantica”.
Nel giorno del secondo attacco polemico di Donald Trump alla premier, dopo quello di ieri che è seguito a quello al Papa, vedere Zelensky a colloquio con il presidente del Consiglio riconsegna un’immagine programmatica e costruens, come dimostra la coerenza della postura governativa tenuta in questi tre anni e mezzo. “A fianco di Kyiv, del suo popolo e delle sue istituzioni”, rivendica Meloni, certa che sostenere l’Ucraina non sia solamente “un dovere morale, ma anche una necessità strategica, perché in gioco non sono solamente la dignità, la libertà e l’indipendenza di Kyiv, ma anche la sicurezza dell’Europa nel senso più ampio del termine”.
Per cui, è il filo del ragionamento fatto da Meloni, se oggi esiste la possibilità di lavorare a una pace giusta e duratura in Ucraina, lo si deve “alla tenace resistenza del popolo ucraino e anche al convinto sostegno che l’Occidente ha assicurato in questi anni”. Sono questi due fattori che hanno impedito alla Russia di realizzare “il disegno che si era prefissata, e cioè quello di invadere l’intera nazione, farla capitolare in pochi giorni e installare un governo fantoccio al posto di quello democraticamente eletto dagli ucraini”.
Non solo analisi del già fatto: Meloni spiega a chiare lettere come occorrerà procedere nell’immediato futuro, dal momento che sarà indispensabile lavorare per garantire l’erogazione del sostegno finanziario che è stato deciso dal Consiglio europeo che è uno strumento fondamentale per garantire la sopravvivenza dell’Ucraina, dal momento che “un’eventuale crisi finanziaria di Kiev produrrebbe danni incalcolabili anche per l’intera stabilità europea”.
Nell’incontro i due leader hanno fatto il punto sullo stato di avanzamento del processo negoziale oltre che sui prossimi passi da compiere per arrivare alla fine della guerra. Dal canto suo l’Italia continuerà a promuovere in sede G7 e in sede di Unione europea la pressione economica sulla Federazione russa, garantisce il presidente del consiglio, anche se Mosca “continua a non mostrare segnali concreti nel percorso negoziale, insiste negli attacchi contro i civili e persevera nel colpire le infrastrutture indispensabili per la popolazione”. Il punto di caduta, dunque, si ritrova nel ventesimo pacchetto di sanzioni europee che rappresenta “un passaggio importante per ridurre ancora le entrate che alimentano la macchina bellica russa”. Roma e Kyiv sono cementate anche da questo elemento, nella consapevolezza che le misure economiche contro la Russia è leva imprescindibile per fare pressioni (anche internazionali) sul Cremlino.
Capitolo soluzioni condivise: è questo un passaggio su cui Meloni insiste anche in chiave programmatica, dal momento che tutelare la sovranità di Kyiv e assicurare la solidità dell’alleanza euroatlantica sono due obiettivi che vanno di pari passo. Da Zelensky arriva la richiesta di sbloccare il pacchetto europeo di 90 miliardi Ue, sforzo che vede l’Italia protagonista, “una decisione necessaria, grazie anche all’Italia per il supporto”, ha detto il presidente ucraino.
















