Geopolitica e impresa ormai viaggiano insieme: tra guerre, crisi energetiche e instabilità, il rischio diventa strutturale e incide su strategie e investimenti. Dal confronto promosso da Gianni & Origoni e dall’Osservatorio Luiss emerge una priorità: trasformare l’analisi geopolitica in scelte concrete, puntando su sicurezza, nuove metriche di rischio e autonomia europea. La sfida è chiara: governare l’incertezza per renderla un vantaggio competitivo, in un mondo dove la stabilità è sempre più rara. La lettura di Elvira Frojo
In uno scenario internazionale mutevole e imprevedibile, caratterizzato da incertezze, guerre, divisioni, le imprese navigano tra guerre commerciali, crisi energetiche e cambi di equilibri politici in grado di modificare, in tempi rapidi, strategie costruite in decenni.
Il Fondo monetario internazionale nel World economic outlook lancia l’allarme recessione per un’economia segnata dalla più grave crisi energetica dei tempi moderni.
Nel disordine globale, quale il ruolo della geopolitica per la competitività internazionale delle imprese italiane?
Comprendere le dinamiche dei cambiamenti, oggi più che mai, è necessario per anticipare rischi e fronteggiare situazioni di emergenza ma anche per cogliere nuove opportunità.
La sfida è trasformare l’analisi geopolitica in scelte concrete sugli investimenti, adeguando i modelli decisionali. Nella certezza che nulla sarà più come prima, incombono ombre e incognite sulla possibilità di un recupero della normalità.
L’attuale contesto di discontinuità e frammentazione mina la fiducia delle imprese, che intendono, comunque, rafforzare la propria capacità di visione per identificare e mitigare gli effetti dei nuovi rischi sui mercati.
Pur nella consapevolezza di essere chiamate a riallineare strategie e posizionamenti per un rischio geopolitico ritenuto fattore strutturale e ineludibile, solo il 25% delle aziende, tuttavia, possiede piani di crisi.
Il mondo sta davvero tornando alla “legge del più forte”? È l’interrogativo di un interessante dibattito dal titolo “Imprese italiane nel mondo: il rischio geopolitico” promosso dallo studio legale internazionale Gianni & Origoni, istituito nel 1988, composto da oltre 490 professionisti, con uffici in Italia e all’estero, leader nella consulenza e assistenza nei settori del diritto d’impresa.
In dialogo, nella prestigiosa sede cinquecentesca di Palazzo Mattei Albani Del Drago, a Roma, diplomatici, economisti, giuristi, rappresentanti delle istituzioni e del mondo imprenditoriale, quali Ugo Salerno presidente esecutivo Rina, Mario Valducci presidente Invimit, Germano Guglielmi, responsabile public affairs and funding Ferrovie dello Stato, Marcello Di Caterina vicepresidente e direttore generale Alis, Mario Di Ciommo responsabile analisi e scenari geopolitici Cassa depositi e prestiti, Paolo Quercia dirigente Centro studi Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Ha introdotto l’incontro Francesco Gianni founding partner, intervenuto, per lo studio legale Gianni & Origoni, con Vincenzo de Luca, già ambasciatore in India, of counsel per lo sviluppo dei mercati di Asia e Medio Oriente, e Massimo Sterpi partner responsabile del dipartimento proprietà Intellettuale, TMT e cybersecurity.
Presente l’ambasciatore Giampiero Massolo, con esperienza di vertice in politica estera e intelligence, che, nell’occasione, ha presentato, quale direttore, l’Osservatorio sul rischio geopolitico – “Geopolitical Risk Observatory” (GRO) nato circa un anno fa all’interno del “Centro di ricerca sul cambiamento strategico Franco Fontana” dell’Università Luiss Guido Carli. Ha moderato il dibattito Riccardo Barlaam, editorialista di politica internazionale del quotidiano Il Sole 24 Ore.
Un’accurata analisi a tutto campo, nell’evento romano, per valutare la dimensione qualitativa di nuovi e diversi rischi e orientare le scelte strategiche delle aziende rispetto a complessi fattori esogeni, in un quadro di instabilità globale da governare e non subire.
In un mondo in cui l’incertezza geopolitica condiziona ogni giorno le scelte di investimento, tra rischi che evolvono rapidamente e sfuggono ai modelli previsionali convenzionali, le aziende cercano approdi per ridurre la turbolenza di aree geografiche ad alto rischio.
Nel difficile scenario, al criterio della convenienza, dominante nel passato, si sovrappone il criterio della sicurezza, come spiega Massolo al convegno.
L’Osservatorio della Luiss è la bussola proposta per orientare le imprese che operano all’estero, in un approccio che punta a trasformare l’incertezza in leva competitiva e a rafforzare il posizionamento internazionale delle aziende italiane.
Un “indice di rischio geopolitico” (GRI) è la misurazione quantitativa realizzata sulla base di input qualitativi, per consentire ai decisori di anticipare cambiamenti, ottimizzare flussi commerciali e strategie di investimento. Con rigore accademico e prospettiva operativa, l’Indice integra tre dimensioni decisive per le aziende, sicurezza, governance e contesto regolamentare, nell’ottica di elaborare un “tableau dei rischi”, cioè un documento di sintesi dei principali fattori di rischio globali o regionali.
Analisi periodiche e attività di formazione completano l’offerta Gro per colmare il divario tra analisi geopolitica e strategia aziendale.
E quale l’impatto dell’intelligenza artificiale nell’attuale contesto globale?
La guerra combattuta con l’intelligenza artificiale è già realtà. L’IA è utilizzata per elaborare enormi quantità di dati in tempo reale, trasformando la fisionomia dei conflitti in corso.
L’uso di algoritmi può aumentare il rischio di errori e l’automazione delle decisioni fa riflettere su tematiche legali e morali e sulla perdita di controllo e valutazione umana.
Come orientarsi in una situazione sempre più complessa e quale orizzonte, per i privati, per continuare a investire sui mercati internazionali, sia pure nella consapevolezza della nuova realtà?
La prospettiva del dibattito guarda alla dimensione europea per gli aspetti relativi alla sicurezza economica, politica e alla difesa. Un mercato integrato e più omogeneo da promuovere e rafforzare nel quale l’Europa possa avere un ruolo di autonomia strategica.
A supporto, investimenti in infrastrutture del trasporto ferroviario, marittimo, stradale, marino e interconnessioni tecnologiche.
Un maggiore dinamismo manifestato dall’Europa negli ultimi mesi, con accordi di libero scambio raggiunti con Paesi o regioni dal grande potenziale, è un inizio per nuove soluzioni del futuro, in un periodo di volatili politiche.
L’attuale crisi è il vaso di Pandora da leggere in una nuova ottica? In un contesto in cui la geopolitica si intreccia sempre più con l’economia, è l’attesa di un’umanità smarrita, per un sentire comune di valori e visioni. È la speranza che resta in fondo al vaso, dopo che sono usciti tutti i mali del mondo.
È il messaggio di pace di papa Leone XIV in viaggio nel continente africano a uomini e donne “che hanno fame di pace, di libertà, di giustizia”, liberando colombe bianche all’uscita dalla cattedrale di Bamenda, in Camerun.
















