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Senza equipaggio e con un carico di droni. Il Chinook cambia forma

L’integrazione dei “launched effects” e lo sviluppo di capacità autonome segnano una nuova fase per il Chinook, che potrebbe operare in futuro anche senza equipaggio, facilitando la transizione ad una nuova forma di warfare per gli Usa

Generalmente, il processo di innovazione militare comporta la dismissione di sistemi d’arma considerati obsoleti in favore di nuove macchine concepite secondo i “nuovi” criteri del warfare. Talvolta però, specialmente in periodi di transizione, alcuni di questi vecchi sistemi rappresentano un vero e proprio pivot che guida la transizione di una forza armata verso una nuova fase. E questo potrebbe essere il caso per uno degli elicotteri più celebri della storia recente.

Boeing sembra infatti avere dei piani per il suo storico Ch-47 Chinook, velivolo da trasporto ad ala rotante impiegato dalle forze armate statunitensi sin dagli anni’60. Al centro di questa trasformazione vi è l’integrazione dei cosiddetti “launched effects”, ovvero droni lanciabili direttamente dall’elicottero che non sarebbero piccoli e semplici apparecchi come quelli first-person view ampiamente usati in Ucraina, ma sistemi modulari in grado di svolgere missioni di ricognizione, guerra elettronica, inganno o attacco, operando anche in sciami coordinati. E grazie alla sua ampia stiva, il Chinook potrebbe trasportare un numero elevato di droni, anche di dimensioni maggiori rispetto a quelli impiegati da altre piattaforme.

Il risultato è una trasformazione concettuale della piattaforma. Da elicottero da trasporto, il Chinook si evolve in una sorta di sistema “mothership”, capace di proiettare effetti distribuiti su larga scala. Un progetto a cui mirano non solo altre aziende statunitensi come Sikorsky, che sta a sua volta lavorando ad un impiego di veicoli ad ala rotante come portadroni, ma anche di attori stranieri. Il riferimento è, ovviamente, alla Repubblica Popolare Cinese, che sta investendo molte risorse nello sviluppo di simili sistemi non obbligatoriamente ad ala rotante, come ad esempio il “drone portadroni” Jutian.

Parallelamente a questa, Boeing sta lavorando su un’altra direttrice cruciale per il futuro del suo elicottero, ovvero il diminuire progressivamente il carico di lavoro dei piloti fino, in prospettiva, a eliminarli del tutto in alcune missioni. Tecnologie come l’Active Parallel Actuator Subsystem (Apas) e l’evoluzione del Digital Automatic Flight Control System (Dafcs) vanno esattamente in questa direzione, migliorando il controllo del velivolo e introducendo capacità di volo sempre più autonome. Un recente test ha già dimostrato la fattibilità di questa traiettoria, con un Chinook in grado di completare un atterraggio interamente automatizzato senza intervento umano. Si tratta di un passaggio chiave verso forme di autonomia più avanzate, che potrebbero portare, nel medio periodo, a versioni opzionalmente pilotate o completamente unmanned. Sia per compiere le normali missioni di trasporto e logistica, che nella sua nuova veste di “mothership”.

Più che un semplice aggiornamento, dunque, quello del Chinook appare come un cambio di paradigma. Non più solo capacità di trasporto, ma capacità di generare effetti. Ed è in questa trasformazione che un’icona del passato (che nel frattempo continua a essere richiesta sul mercato, con nuovi ordini e aggiornamenti alla versione Block II, a dimostrazione della sua perdurante rilevanza operativa) potrebbe diventare uno degli strumenti che spingeranno la transizione del Pentagono verso le guerre del futuro.


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