L’Unione europea sta valutando la possibilità di estendere la missione Aspides fino allo Stretto di Hormuz, coordinandosi anche con altri Paesi asiatici, per affrontare la crisi in corso nel Golfo. A rivelarlo è stato il ministro Crosetto, in un’intervista al quotidiano Asharq Al-Awsat
L’Unione europea sta valutando la possibilità di estendere il mandato della missione navale europea Eunavfor Aspides fino allo Stretto di Hormuz. Lo ha dichiarato il ministro della Difesa, Guido Crosetto, in un’intervista rilasciata al quotidiano panarabo Asharq Al-Awsat. Aspides è la missione dell’Unione europea avviata nel 2024 nel Mar Rosso per proteggere le navi commerciali dagli attacchi degli Houthi yemeniti. Finora il suo raggio d’azione si è concentrato sul corridoio che collega il Golfo di Aden al Mar Rosso. Ora, secondo Crosetto, si discute a Bruxelles se allargare quell’ombrello anche al Golfo Persico e allo stretto che lo separa dal Mare Arabico.
“Le discussioni mirano a consentire all’Unione europea di estendere le operazioni di sicurezza marittima, inclusa la protezione dello Stretto di Hormuz”, ha dichiarato il ministro. Ma ha anche sottolineato come un’iniziativa del genere non possa essere solo europea. “Questa alleanza va ben oltre l’Europa. Data l’importanza vitale dello stretto per l’Asia, è giusto che i Paesi asiatici si assumano maggiori responsabilità.” Un passaggio non secondario, considerato anche che le economie di Cina, Giappone, Corea del Sud e India dipendono dal transito di greggio e gas liquefatto attraverso Hormuz. Le dichiarazioni di Crosetto seguono a stretto giro quelle della premier, Giorgia Meloni, che a seguito del vertice di Parigi di venerdì scorso aveva manifestato la disponibilità dell’Italia a contribuire a una missione di Paesi volenterosi dedicata allo sminamento dello Stretto.
Hormuz non si tocca
Il ministro ha espresso una posizione netta sulla questione del controllo iraniano sullo stretto, respingendo qualsiasi ipotesi di diritti di transito o restrizioni imposte da Teheran. “È assolutamente inaccettabile che l’Iran imponga qualsiasi commissione o vincolo. Lo stretto deve rimanere un passaggio libero”, ha detto Crosetto, avvertendo che cedere su questo punto aprirebbe la strada a precedenti pericolosi. “Altri potrebbero seguire, dagli Houthi agli Stati che controllano lo Stretto di Malacca, il Canale di Panama o Gibilterra”. Quanto all’Iran, il ministro ha riconosciuto che i canali di comunicazione con Teheran esistono, ma ha avvertito che il potere reale è sempre più concentrato nelle mani dei Pasdaran, il che sta rendendo il dialogo diplomatico più complicato. “Rappresentano uno dei principali ostacoli alla pace”, ha detto. Ha poi tracciato una linea diretta tra la minaccia al Golfo e la sicurezza europea: “Come l’Iran ha preso di mira Riad, Doha o Dubai, domani potrebbe prendere di mira Roma, Parigi o Berlino. Questo è inaccettabile”. Rispetto al tema del nucleare iraniano, la posizione di Crosetto è netta: un Iran dotato di armi atomiche sarebbe una minaccia “non solo per Israele, ma per il mondo intero”.
Il ruolo dell’Arabia Saudita
Crosetto ha rivolto parole di apprezzamento all’Arabia Saudita per come ha gestito gli attacchi iraniani, definendone la risposta “estremamente seria e importante”. “Fin dall’inizio, l’Arabia Saudita ha lavorato per prevenire l’escalation. Si è difesa senza farsi trascinare in azioni di rappresaglia e ha contribuito a creare le condizioni che ora ci consentono di credere che la guerra possa essere conclusa”. Sempre rispetto a Riad, il ministro ha toccato anche il tema della cooperazione industriale della difesa con l’Arabia Saudita, descrivendo un’evoluzione verso partnership più strutturate. “Puntiamo a costruire partnership di sviluppo congiunto pienamente allineate con la Vision 2030”. Sul fronte tecnologico-militare, il ministro ha osservato come i conflitti recenti, dall’Ucraina al Golfo, stiano ridisegnando le dottrine della difesa. “I droni sono oggi le armi più utilizzate e rappresentano una quota significativa delle perdite”. La risposta, secondo Crosetto, deve essere sistemi di difesa multistrato capaci di intercettare minacce sempre più sofisticate e diversificate.
Una missione da allargare
Aspides opera sotto il comando dell’Unione europea e ha come obiettivo la difesa passiva delle navi mercantili che transitano nelle acque a rischio, pertanto non conduce attività offensive, ma opera come scorta per i convogli e può abbattere missili e droni diretti contro le imbarcazioni poste sotto la sua protezione. Il quartier generale operativo è a Larissa, in Grecia, e la missione è stata prorogata fino a febbraio 2027. Estenderne il mandato geografico fino allo Stretto di Hormuz richiederebbe anzitutto una decisione formale del Consiglio dell’Unione europea, il che implica il via libera di tutti e ventisette gli Stati membri. A ciò si aggiungerebbero la necessità di ridefinire le regole d’ingaggio, di assicurare una catena logistica adeguata a un teatro operativo più distante e, come sottolineato dallo stesso Crosetto, di costruire un’intesa con i Paesi asiatici che hanno interessi diretti nella rotta. Senza una loro partecipazione attiva, o almeno una copertura politica condivisa, qualsiasi presenza europea nello stretto rischierebbe di apparire unilaterale e di incontrare resistenze diplomatiche.
















