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Un centro tecnologico in funzione anti-Cina. Cosa prevede il patto Usa-Filippine

Washington e Manila siglano un accordo per riportare la catena di approvvigionamento nelle mani degli americani e per difendersi dall’influenza regionale di Pechino. Gli Stati Uniti gestiranno, tramite un contratto di locazione gratuito, una parte dell’isola di Luzon, dove sorgerà l’hub. Obiettivo: spezzare il controllo della Cina sulle terre rare

Un nuovo hub tecnologico nel Pacifico per incrementare la produzione americana e provare a spezzare il dominio della Cina sulle terre rare. L’accordo tra Stati Uniti e Filippine assume un valore doppio. In base all’intesa, Washington gestirà 4.000 acri di terreno sull’isola di Luzon per un contratto di locazione gratuito della durata di due anni, ma rinnovabile per altri 99. Sarà una zona economica speciale, che godrà dell’immunità diplomatica e opererà secondo il diritto statunitense. Mai in passato era stato siglato un accordo simile. Insieme al Giappone, Stati Uniti e Filippine hanno già siglato un’intesa nel Corridoio Economico di Luzon, nei cui piani di investimento rientrano anche settori strategici come quello dei semiconduttori.

A darne notizia è il Wall Street Journal, secondo cui l’intento della Casa Bianca è di riportare la catena di approvvigionamento sotto il controllo statunitense. Al momento infatti il controllo cinese è pressoché totale, visto che gestisce il 90% del processo di raffinamento e il 70% della produzione di batterie. Allo stesso tempo, le Filippine rinnovano un’alleanza fondamentale per la sua sicurezza. La pressione di Pechino si fa sentire in mezzo alle acque del Pacifico, dove ha intensificato l’aggressività contro le imbarcazioni di Manila. Washington dunque si ripropone come alleato fondamentale, ma vuole ovviamente qualcosa in cambio.

Più precisamente, gli americani chiedono nichel (Manila è seconda produttrice al mondo), rame, cromite e cobalto. Le Filippine ne sono piene, per cui verranno utilizzate sia per l’export verso gli Usa sia dalle aziende coinvolte nel progetto – per cui saranno indette delle gare di appalti, e verranno favorite quelle che scelgono di diversificare la produzione da quelle cinesi.

In questo modo, inoltre, si allarga anche la Pax Silica lanciata a fine anno scorso da Donald Trump per rafforzare la supply chain a stelle e strisce e cercare di smorzare la crescita della Cina nell’intelligenza artificiale. Ne fanno parte anche Australia, Finlandia, India, Qatar, Corea del Sud, Singapore e, da adesso, anche le Filippine.


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