“Difendere il papa è come difendere l’Europa. Ha ragione Carafano, le sfide geopolitiche non mineranno la cooperazione italo-Usa”. La Nato? “Ad oggi un’Europa senza gli americani è una cosa inimmaginabile. In Europa si ammira il modello-Meloni”. Conversazione con il segretario generale di Ecr e deputato di FdI
Per ragionare sul futuro di Stati Uniti ed Italia (quindi di Europa) la stella polare, secondo il deputato di Fratelli d’Italia Antonio Giordano, è nella solidità dell’asse tra le due sponde dell’Atlantico, un passaggio che poggia su basi storiche, culturali, personali e politiche indissolubili. Una considerazione che pochi giorni fa è stata ribadita anche da James J. Carafano, Senior Counselor to the President della Heritage Foundation, secondo cui “Donald e Giorgia credono ancora nell’alleanza, non permetteranno che le sfide geopolitiche minino i loro legami personali o la cooperazione”. Per Giordano, dunque, difendere il papa è come difendere l’Europa.
“Giorgia ha fatto una considerazione che segue quelle fatte in precedenza – spiega il parlamentare a Formiche.net – ovvero che l’occidente unito è fondamentale. Una coerenza che ritrovo non solo in quella dichiarazione resa ieri dal premier ricevendo il presidente ucraino, ma anche nella sua difesa di papa Leone, perché in realtà difendere il Santo Padre è difendere l’Europa visto che l’Europa è anche la nostra natura cristiana”.
Giordano osserva che la riflessione meloniana è coerente ed è contenuta tutta nello stesso passaggio. Ma quali sono le percezioni oltreoceano? “Purtroppo i nostri amici americani hanno una visione molto più ‘business’ delle situazioni, intendo focalizzata sull’obiettivo primario che adesso per loro è l’Iran, quindi tutto quello che sta intorno viene letto, valutato e trattato in funzione dell’obiettivo e non in funzione della tradizione storica. Tutto viene gestito nella logica del momento, un atteggiamento tipicamente imprenditoriale”.
Questa guerra sta cambiando gli scenari anche sull’asse Usa-Ue oppure è solo un allenamento per vedere quanto sono solidi questi rapporti? “Dal lato degli americani non è cambiato niente. Loro volevano vedere un’Europa più autonoma, indipendente e più capace di autodeterminarsi, auto proteggersi ed, eventualmente, essere di supporto. Questo volevano prima, questo vogliono adesso: in Europa noi, di contro, facciamo i conti con la nostra lentezza nelle decisioni e anche con il fatto che in realtà gli americani stanno intervenendo su una questione sulla quale sarebbero dovute intervenire le Nazioni Unite, che come sappiano non stanno più funzionando adeguatamente”.
Non solo Onu, ma anche Nato. Abbiamo letto questi giorni che l’Alleanza Atlantica starebbe pensando ad un piano alternativo senza la presenza americana È un processo irreversibile oppure anche questa è un’occasione per migliorare la Nato senza far andar via l’alleato americano? “Secondo me qualsiasi ragionamento, in questo momento, non vede dal nostro lato una gamba solida del tavolo. Ad oggi un’Europa senza gli americani è una cosa inimmaginabile, e non solo nella Nato. Per cui – aggiunge il segretario generale di Ecr – quello che può aiutare non è tanto immaginare un piano B, che chi ha responsabilità di governo ha il dovere di prendere sempre e comunque in considerazione, ma capire come nello scenario attuale e futuro possiamo diventare più significativi come presenza politica e strategica”.
La mossa americana in Iran crea solo uno scompiglio globale oppure avvantaggia altri player, come la Cina? E in quel caso gli effetti sull’Europa quali sono? “Intanto oggi la premier italiana sarà a Parigi per il vertice a quattro su Hormuz. Gli europei si stanno preparando ad una iniziativa che possa svilupparsi nell’ambito Onu e quindi sapere che comunque c’è una compagine che possa essere pronta è sicuramente un punto di vantaggio nel ragionamento complessivo. Gli Iraniani stanno cercando di strozzare l’economia mondiale, favorendo i loro potenziali alleati, e gli americani cercano di impedirlo”.
Infine un passaggio sul futuro del conservatorismo: in Ungheria ha vinto il centrodestra contro il populismo estremo di Orban, in America i repubblicani sono spaccati sulle politiche trumpiane. Quale la vera chiave vincente in Ue? “Penso che sia il conservatorismo pragmatico e responsabile di Giorgia Meloni, con una fase di responsabilità gestionale sotto gli occhi di tutti, che può essere anche un esempio per altri Paesi. Lo ha detto a chiare lettere il nuovo capo politico ungherese Péter Magyar: non si aspetta la telefonata di Trump, né quella di Putin, invece non vede l’ora di parlare con Meloni. Credo che questa sia la fotografia migliore della direzione che sta prendendo l’Europa, senza dimenticare che resta intatta la capacità di Meloni di essere sempre con le porte aperte e di parlare con tutti senza irrigidirsi”, conclude il deputato di Fratelli d’Italia.
















