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Fondi di coesione, ma non solo. La via di Fitto per salvare le imprese

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Nonostante lo sganciamento della spesa per l’energia dal calcolo del deficit rimanga ancora un tabù, per Bruxelles una via alternativa c’è. Ed è lo stesso vicepresidente dell’esecutivo comunitario a indicarla

L’apertura c’è. Bisogna capire se sarà sufficiente a permettere a decine di migliaia di imprese di sopravvivere alla peggiore crisi energetica degli ultimi trent’anni. L’Europa fa un passo avanti verso quei Paesi, Italia in testa, che da mesi chiedono di sganciare la spesa per gli aiuti a famiglie e aziende dal calcolo del deficit, beneficiando così di un trattamento al pari di quello riservato alla Difesa. Un passo compiuto da uno degli uomini più ascoltati nell’ambito della nomenklatura comunitaria, il vicepresidente della Commissione europea, Raffaele Fitto. Per il quale, per affrontare la crisi energetica e i costi più alti si possono usare anche i fondi di coesione che ogni tot anni l’Ue gira ai Paesi membri.

“Sono fermamente convinto”, ha scritto Fitto in una lettera spedita ai 27 governi comunitari, “che il Fondo europeo di sviluppo regionale, il Fondo di coesione e il Fondo per una transizione giusta possano fornire un sostegno fondamentale per affrontare le sfide derivanti dai recenti sviluppi geopolitici”. E la disponibilità delle risorse destinate alle emergenze regionali e alla transizione green e non ancora spese, riguarda anche il settore dei fertilizzanti agricoli. “Potete anche includere ulteriori revisioni degli attuali programmi della politica di coesione, e vi assicuro che, con il coinvolgimento dei nostri rispettivi team, le esamineremo insieme a voi in modo collaborativo e rapido”. Insomma, se proprio il Patto di stabilità non si può ulteriormente derogare, sganciando la spesa per l’energia, almeno di può attingere ai fondi comunitari.

“La crisi energetica è il punto di partenza della Commissione e colpisce i nostri cittadini e le nostre imprese: l’Unione europea ha le risorse per rispondere, e dobbiamo mobilitarle adesso”, ha scritto Fitto. “Gli Stati possono creare nuovi strumenti finanziari per anticipare i pagamenti e adottare tutti gli adeguamenti programmatici necessari. Secondo Fitto dunque si potranno “ampliare le misure esistenti a sostegno di famiglie e imprese per ridurre l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia, migliorare l’efficienza energetica di edifici pubblici; scuole, musei, impianti sportivi; ridurre i consumi; accelerare la diffusione dell’energia pulita e investire nelle infrastrutture energetiche; sostenere soluzioni per la mobilità sostenibile e per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili”.

La conclusione, dunque è che “la Commissione è pronta a esaminare con gli Stati membri tutte le proposte, incluse eventuali revisioni dei programmi della politica di coesione, in modo rapido e collaborativo. Le risorse ci sono. Gli strumenti ci sono. Quello che serve adesso è agire con rapidità e determinazione, nell’interesse dei nostri cittadini e delle nostre imprese”. Per l’Italia, si tratta di una disponibilità finanziaria in grado di arrivare fino a 5 miliardi di euro. Ma la scelta di Palazzo Berlaymont fa anche capire che la richiesta di Giorgia Meloni di estendere la clausola di salvaguardia nazionale per la difesa all’energia.

 

 


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