Skip to main content

Così i conservatori costruiscono l’alternativa in America Latina. Parla Fidanza

CONDIVIDI SU:
Aggiungi Formiche su Google

L’Assemblea parlamentare euro-latinoamericana si è riunita a Città del Messico: “L’America Latina è un continente ricchissimo di minerali e di materie prime critiche che abbiamo colpevolmente abbandonato alla penetrazione cinese. Ma per noi è fondamentale realizzare catene del valore con nazioni amiche per reggere la sfida delle due transizioni europee”. Intervista al capodelegazione FdI al Parlamento europeo, vicepresidente dell’assemblea interparlamentare EuroLat, Carlo Fidanza

L’esempio del regime cubano ci dimostra che quel modello è fallito e ora è tempo per i conservatori di costruire l’alternativa. Risponde a Formiche.net da Città del Messico Carlo Fidanza, capodelegazione FdI al Parlamento europeo, vicepresidente dell’assemblea interparlamentare EuroLat e vicepresidente del partito meloniano di Ecr, per fare un bilancio di Eurolat, la speciale assise che da 20 anni cura le relazioni con l’altro versante dell’Atlantico, sponda sud. L’occasione si rivela utile per fare il punto sulla situazione politica in America Latina, dove i partiti conservatori avanzano praticamente ovunque, e per analizzare lo stato dell’arte degli accordi come il Mercosur.

Vent’anni di Eurolat: che bilancio fare, soprattutto alla luce della collaborazione tra Ecr e latinoamerica e delle frequenti visite di quei leader a Palazzo Chigi?

È una fase storica di profondo mutamento politico per l’America Latina. Sta volgendo al termine la terribile stagione dominata dal cosiddetto Foro di San Paolo, l’organizzazione creata da Lula con i partiti e i movimenti di sinistra ed estrema sinistra che hanno governato gran parte delle nazioni latinoamericane con un misto di populismo assistenzialista, legami con il narcotraffico, retorica anti-occidentale e restrizione degli spazi di dissenso democratico fino a sfociare in regimi assassini come quello di Maduro in Venezuela, dei fratelli Castro e di Diaz-Canell a Cuba e di Ortega e Murillo. L’assemblea interparlamentare, che vede insieme esponenti del Parlamento europeo e dei parlamenti latinoamericani, è certamente una piattaforma utile a riaffermare il legame storico tra i due continenti ma deve adattarsi alla nuova realtà politica e superare blocchi e rallentamenti del passato.

In America Latina ovunque avanzano i partiti conservatori: che segnale è?

È il segnale che appunto i governi e i regimi legati all’esperienza del Foro di San Paolo sono giunti al capolinea. La straordinaria affermazione di Javier Milei in Argentina, la recente vittoria di José Antonio Kast in Cile, quella di Rodrigo Paz in Bolivia, così come la destituzione di Maduro e il collasso imminente del regime cubano ci dimostrano che quel modello è fallito e ora è tempo per i conservatori di costruire l’alternativa.

Guardiamo con speranza al ballottaggio delle presidenziali in Perù con Keko Fujimori in vantaggio sul candidato di sinistra, alle imminenti presidenziali colombiane con l’outsider Abelardo de la Espriella e a quelle che si celebreranno in autunno in Brasile, dove nonostante una persecuzione giudiziaria senza precedenti l’opposizione conservatrice con Flavio Bolsonaro può finalmente porre fine alla stagione di Lula. A ciò si uniscono la leadership del presidente Peña in Paraguay, quella di Noboa in Ecuador, i recenti successi del centrodestra in Costa Rica e Honduras. Senza dimenticare il contestato presidente di El Salvador Nayib Bukele che, con le sue politiche di tolleranza zero, ha trasformato la nazione più pericolosa al mondo in un posto dove la gente può camminare tranquilla per strada. Insomma, il vento è fortemente cambiato e soffia a destra. E noi vogliamo rafforzare la nostra rete di rapporti con i partiti conservatori del continente perché abbiamo sfide comuni da combattere, che ci legano sempre più a nazioni a cui siamo accomunati da radici culturali profonde e dalla presenza di tantissimi nostri connazionali.

A che punto è la transizione in corso in Venezuela? come potrà svolgersi regolarmente il processo democratico che porti a libere elezioni?

Il governo provvisorio di Delcy Rodriguez si muove in una costante ambiguità. Alimenta la narrazione anti-americana e anti-occidentale per non scontentare l’ala più radicale orfana di Maduro, di contro da segnali di apertura verso le richieste degli USA, eppure procedono ancora troppo lentamente i passi verso la transizione democratica. Si pensi che la legge di amnistia varata alla fine di febbraio da Rodriguez era stata bruscamente revocata e soltanto in queste ore è stata annunciata una nuova ondata di liberazioni dei prigionieri politici. Noi non vogliamo rinunciare alla transizione, fondata su libere elezioni. Siamo stati i promotori dell’assegnazione del Premio Sacharov del Parlamento europeo a Maria Corina Machado e al presidente eletto Edmundo Gonzalez e non abbiamo intenzione di accettare soluzioni al ribasso. Ci vorrà ancora del tempo ma la strada è segnata.

Come inquadrare a livello di prospettive i recenti accordi commerciali tra Ue e i Pesi dell’America latina?

Come sappiamo, le tensioni commerciali globali obbligano l’Ue a cercare nuovi sbocchi commerciali. L’Italia è una grande nazione esportatrice e può trovare nuovi promettenti mercati, questo è a maggior ragione vero in un continente dove l’Italia esercita un fascino che spesso noi stessi sottovalutiamo. Di contro il free market deve essere anche fair market, per questo insistiamo sulla necessità di applicare concretamente in questi accordi il principio di reciprocità: non vengano ammessi in Europa quei prodotti realizzati con sostanze proibite da anni ai nostri produttori. Questo vuol dire concretamente difendere la nostra agricoltura, negoziare bene e controllare meglio. Ci siamo riusciti parzialmente con l’accordo Ue-Mercosur, ora il rinnovato accordo col Messico va nella stessa direzione e presenta criticità simili, seppure con un impatto potenziale di molto inferiore. Bene la annunciata tutela di un numero sempre maggiore di indicazioni geografiche, ma ora la reciprocità deve essere applicata fino in fondo.

Energia e materie prime critiche: come il rapporto tra Ue e latinoamerica potrà ridurre le dipendenze strategiche e contrastare la penetrazione economica della Cina in entrambi i continenti?

L’America Latina è un continente ricchissimo di minerali e di materie prime critiche che abbiamo colpevolmente abbandonato alla penetrazione cinese. Ma per noi è fondamentale realizzare catene del valore con nazioni amiche per reggere la sfida delle due transizioni europee. Su questo il nuovo accordo commerciale col Messico, un Paese ricco di litio e rame, apre una nuova prospettiva che però andrà implementata affinché non si trasformi in una nuova incompiuta.


×

Iscriviti alla newsletter