Nel primo threat assessment annuale del Gchq, Anne Keast-Butler descrive una pressione russa costante contro infrastrutture critiche, processi democratici, supply chain e fiducia pubblica nel Regno Unito e in Europa. E Bletchley Park torna ad essere al centro della sicurezza nazionale Uk
Mosca come minaccia sistemica per l’Europa, oltre che come aggressore dell’Ucraina. Questa è solo la prima delle molte valutazioni che Anne Keast-Butler, direttrice del Gchq, l’agenzia britannica per l’intelligence dei segnali e la cybersicurezza, porterà a Bletchley Park nel primo appuntamento di quella che diventerà una valutazione annuale pubblica sul quadro delle minacce. Secondo le anticipazioni raccolte da Sky News, Keast-Butler metterà in luce le modalità con le quali Mosca starebbe colpendo senza sosta infrastrutture critiche, processi democratici, catene di approvvigionamento e fiducia pubblica nel Regno Unito e nel resto d’Europa.
Il contrasto alle minacce
La direttrice del Government Communication Headquarters parlerà anche del lavoro svolto dall’agenzia, insieme ai partner dell’intelligence e della difesa, per contrastare le attività ostili, dalle minacce ibride ai sabotaggi sconsiderati e tentativi di assassinio. Scelte che indicano come il linguaggio dell’intelligence britannica si stia facendo più netto. Secondo Sky News, Keast-Butler avvertirà anche che il rischio di errore di calcolo, con la possibilità di un allargamento del conflitto, è oggi alto come non mai, soprattutto a causa dello spazio operativo di confronto, opaco e instabile, nel quale cyber, sabotaggio, disinformazione, intelligence clandestina e pressione economica/finanziaria e militare si sovrappongono.
Il Gchq, secondo quanto riportato da Sky News, starebbe lavorando su tre direttrici principali: ostacolare gli sforzi russi per procurarsi tecnologie occidentali, respingere attacchi cyber e anticipare operazioni ostili prima che producano effetti sul territorio britannico o europeo. Ad orientare il lavoro, la formula “seeing around corners”, ossia vedere dietro l’angolo, consapevoli che la prevenzione valga quanto, se non di più, la risposta.
Il conflitto cinetico
Keast-Butler sosterrà che Vladimir Putin stia indietreggiando sul campo di battaglia. Valutazione che trova un riscontro parziale nelle analisi dell’Institute for the Study of War, secondo cui le forze russe hanno registrato ad aprile 2026 una perdita netta di territorio controllato nel teatro ucraino, un dato che l’istituto collega al rallentamento delle avanzate russe e all’adattamento tattico ucraino.
Secondo la lettura britannica, ciò non comporta una Russia meno pericolosa. Tutt’altro. La pressione militare in Ucraina, i costi della guerra e la necessità di sostenere lo sforzo bellico possono rendere più rilevanti il ricorso a strumenti indiretti, come l’acquisizione clandestina di componenti occidentali, azioni contro le infrastrutture civili, intimidazione degli oppositori, campagne informative e attacchi contro i sistemi digitali. Fenomeni ormai familiari agli apparati europei, che non separano più rigidamente il fronte militare da quello interno.
La Cina
La valutazione (pubblica) di Pechino sarà, secondo Sky News, quella di una superpotenza scientifica e tecnologica, dotata di capacità sofisticate nei settori dell’intelligence, del cyber e dell’apparato militare. Motivo per cui la finestra per assicurare un vantaggio tecnologico europeo si sta restringendo, portando con sé implicazioni di sicurezza nazionale.
L’intelligenza artificiale è l’altro fattore di accelerazione. Per il Gchq, la velocità con cui cambiano gli strumenti digitali impone un rapporto più stretto tra agenzie di sicurezza, industria tecnologica e società civile. Da qui l’invito a trattare la cybersicurezza come una componente essenziale della sicurezza nazionale. Con qualche cambiamento: passkey al posto delle password, sicurezza incorporata nelle nuove tecnologie, protezione delle supply chain, maggiore urgenza nella difesa dei sistemi pubblici e privati.
La scelta di Bletchley Park come cornice del primo threat Assessment dell’agenzia, luogo simbolico della crittografia britannica nella Seconda guerra mondiale, serve anche a dare uno scenario altamente simbolico e istituzionale. Il Gchq si affianca così a MI5 e MI6 nel rendere più leggibile, almeno in parte, la valutazione pubblica delle minacce, peparando l’opinione pubblica, imprese e istituzioni a un ambiente nel quale la sicurezza nazionale ha sempre più bisogno di approcci whole of government e contrastando minacce sistemiche, sinergiche e sempre più spesso sotto la soglia dell’attacco dichiarato.















