Dalla formazione avanzata alla capacità di trattenere competenze, passando per intelligenza artificiale, governance e programmazione sanitaria: il rafforzamento della ricerca sta assumendo un peso sempre più strategico per la competitività dei sistemi salute. In questo scenario si inserisce la strategia di lungo periodo di Fondazione Lilly. Ne abbiamo parlato con Benedetta Bitozzi, direttrice relazioni esterne della fondazione
Ricerca sanitaria, formazione avanzata e capacità di trattenere competenze stanno assumendo un peso crescente nel dibattito sulla competitività dei Paesi e sulla sostenibilità dei sistemi sanitari. In questo scenario si inserisce il Programma 30×30 di Fondazione Lilly per l’Italia, l’iniziativa decennale con cui la Fondazione investirà oltre 1,5 milioni di euro per finanziare 30 dottorati di ricerca in 30 università italiane nei prossimi dieci anni, con l’obiettivo di formare una nuova generazione di ricercatori specializzati nelle politiche sanitarie e nella governance del Servizio sanitario nazionale.
Annunciati lo scorso 13 maggio, i vincitori della prima edizione del programma confermano la forte attenzione del mondo accademico verso temi come intelligenza artificiale applicata alla sanità, equità di accesso alle cure e utilizzo di modelli predittivi nella programmazione sanitaria. Sono stati oltre 80 i progetti candidati da università e centri di ricerca provenienti da 12 regioni italiane.
I progetti vincitori
Per il bando dedicato all’intelligenza artificiale nella diagnostica e nei percorsi clinici è risultata vincitrice l’Università di Pavia con il progetto “Epistemologically grounded generative artificial intelligence for differential diagnosis and personalized therapy planning”. Sul fronte dell’equità di accesso alle cure, il finanziamento andrà all’Università degli Studi Roma Tre per il progetto “Sviluppo di un sistema di monitoraggio dell’equità sanitaria”. Per il terzo bando, dedicato ai modelli predittivi nella programmazione sanitaria, è stata selezionata l’Università degli Studi di Milano-Bicocca.
L’iniziativa trova spazio all’interno di una riflessione sempre più ampia sul ruolo della ricerca come infrastruttura strategica del sistema salute. In un contesto segnato dalla trasformazione digitale della sanità, dalla pressione sulla sostenibilità dei sistemi sanitari e dalla crescente competizione internazionale su innovazione e tecnologie.
Una nuova ambizione
È in questo quadro che si colloca il programma, nato — come spiega Benedetta Bitozzi, direttrice relazioni esterne di Fondazione Lilly – dalla volontà di “dare a questa missione una forma nuova, più ambiziosa”. “Fondazione Lilly esiste da oltre cinquant’anni con una missione precisa: valorizzare il potenziale scientifico dell’Italia. Con 30×30 abbiamo voluto dare a questa missione una forma nuova, più ambiziosa. Non borse di studio una tantum, ma un investimento decennale su trenta progetti di ricerca ricercatori, in trenta università diverse, su temi che riteniamo decisivi per il futuro del nostro sistema sanitario”. Una scelta che, osserva Bitozzi, ha trovato un riscontro immediato nel sistema universitario: “La risposta che abbiamo ricevuto — oltre 80 progetti da 12 regioni — ci dice che questa direzione era quella giusta. C’era una domanda reale, e noi abbiamo cercato di darle una risposta concreta”.
Il programma punta a trasformare la ricerca in uno strumento capace non solo di produrre evidenze scientifiche, ma anche di contribuire concretamente all’evoluzione del Servizio sanitario nazionale. I temi scelti per i primi bandi – intelligenza artificiale, accesso alle cure, programmazione sanitaria data-driven – raccontano infatti alcune delle grandi sfide che nei prossimi anni incideranno sull’efficienza e l’equità del sistema salute.
Collaborazione pubblico-privato
In un contesto in cui Stati Uniti e Cina stanno aumentando gli investimenti su intelligenza artificiale, dati sanitari e attrazione dei talenti, il tema della collaborazione tra pubblico e privato assume inoltre un peso crescente. “Il modello in cui crediamo è quello della collaborazione: pubblico e privato che lavorano insieme, ciascuno con il proprio ruolo”, osserva Bitozzi. “Quello che noi possiamo portare è continuità, reti internazionali e la capacità di muoverci con una certa agilità”. Un approccio che, sottolinea, si riflette anche nella selezione dei progetti vincitori: “I tre progetti vincitori di questa prima edizione — su intelligenza artificiale, equità di accesso alle cure e modelli predittivi — sono stati selezionati da un Comitato Consultivo indipendente, con criteri rigorosi. È questo il valore aggiunto che vogliamo offrire: rigore scientifico dentro un progetto di lungo respiro”.
Accanto al finanziamento dei dottorati, Fondazione Lilly punta inoltre a costruire una piattaforma strutturale di confronto tra i diversi attori del sistema salute. “L’idea è semplice: le evidenze che i dottorati produrranno devono poter circolare, essere discusse, diventare utili”, spiega Bitozzi. “Vogliamo creare uno spazio in cui ricercatori, istituzioni e partner privati possano confrontarsi in modo continuativo — non un convegno annuale, ma qualcosa di più vivo e operativo”. La piattaforma, aggiunge, sarà aperta “ad altri soggetti che condividono il nostro obiettivo: un accesso alla salute in Italia sempre più equo e uniforme”, con i primi sviluppi previsti già entro quest’anno.
Un anno di trasformazione
Il 2025 rappresenta inoltre per Fondazione Lilly un anno di trasformazione più ampia, che ha accompagnato il lancio del Programma 30×30 con un rebranding e una ridefinizione della propria missione. “Rinnovare un’identità dopo cinquant’anni è un atto che richiede rispetto per ciò che è stato e il coraggio di guardare avanti”, osserva Bitozzi. “La Fondazione non aveva bisogno di reinventarsi da zero: aveva bisogno di una forma nuova per una trasformazione già in atto”. Una trasformazione che si riflette anche nella nuova identità visiva della Fondazione: “Il nuovo logo racconta esattamente questo — cinque braccia, cinque obiettivi: supporto alla ricerca accademica, formazione nella pubblica amministrazione, sostegno alla community dei ricercatori, costruzione di un network internazionale e traduzione della ricerca in policy concreta. Non è una grafica, è una dichiarazione di intenzioni”.
“Il filo con la storia c’è, ed è solido. Cambia l’ambizione”, conclude Bitozzi















