Al meeting Digital Renaissance promosso a Firenze dalla fondazione New Direction, la parola d’ordine è data center: ovvero come abilitare nuove tecnologie e servizi innovativi per cittadini, imprese e turisti. Ecco chi c’era e cosa si è detto
Come rendere le città italiane più smart, all’interno di un meccanismo processuale che ottenga non solo città intelligenti ma anche cittadini soddisfatti? E come la tecnologia può essere messa al servizio del bene comune, in un’ottica di progettualità? La premessa da fare è che la rinascita digitale che si sta presentando su scala mondiale presenta impatto sul cambiamento culturale, così come accaduto con le precedenti rivoluzioni industriali. Non solo la nuova rivoluzione dell’intelligenza artificiale ma il suo utilizzo in molteplici ambiti, dall’architettura al cinema, dalla telemedicina alla smart mobility, dal monitoraggio territoriale alla creazione dei data center. Alcune risposte sul ruolo delle infrastrutture digitali sono giunte dal meeting Digital Renaissance promosso a Firenze dalla fondazione New Direction, presieduta dall’eurodeputato di Ecr/FdI Nicola Procaccini. A organizzare la tregiorni di dibattiti, analisi e riflessioni, l’europarlamentare toscano Francesco Torselli.
I binari dell’umano
Punto di partenza il nesso tra intelligenza artificiale, arte e innovazione. Cosa rappresenterà l’intelligenza artificiale nel prossimo futuro “dipende da noi, dalle persone, dalla società, ha esordito Procaccini, co-chair del gruppo Ecr dal momento che da un lato l’AI può essere una minaccia se gli esseri umani consentiranno che lo sia. Viceversa, può diventare un ulteriore passaggio evolutivo se saremo capaci di costruire i binari necessari per tenerla in carreggiata. Servirà l’essere umano, l’umanesimo che proprio Firenze ha raccontato al mondo”. Passaggio su cui la recente Enciclica di Papa Leone si è soffermata non poco, che “fornisce indicazioni importanti su come anche la spiritualità deve avere un ruolo essenziale in questo percorso”.
Ma con quale impatto nella quotidianità? Torselli spiega che l’intelligenza artificiale va gestita: “Firenze non è stata scelta a caso: è la culla del Rinascimento, la prima città europea che nel Quattrocento ha capito che bellezza e progresso possono andare di pari passo ma, soprattutto, ha deciso di mettere al centro di questo cambiamento l’uomo. Oggi siamo di fronte a un’altra rivoluzione epocale, quella della tecnica, e vogliamo che questa rivoluzione metta altrettanto al centro l’uomo. L’Europa parte in ritardo rispetto ad altre realtà come Stati Uniti e Cina in alcuni ambiti dell’AI, ma può ancora guidare lo sviluppo di aspetti ancora poco esplorati e, con i giusti investimenti, essere protagonista”.
Il ruolo delle infrastrutture digitali
Parola d’ordine su cui è utile riflettere è quella dei data center: ovvero come abilitare nuove tecnologie e servizi innovativi per cittadini, imprese e turisti. Il governo italiano ha compiuto un passo a proposito dei data center, come ricordato dall’on. Enzo Amich, membro della commissione telecomunicazioni. “Ovvero ha dedicato una iniziativa legislativa ad un’infrastruttura che è di fatto strategica per la sovranità economica, la sicurezza nazionale e la competitività nazionale. Rispetto al vuoto normativo esistente fino al 2022, l’esecutivo ha inteso dare un perimetro di regole certe anche a chi vuole investire nell’economia dei dati in Italia. Per cui si ottiene un doppio risultato: si offre uno strumento normativo moderno che intercetta un bisogno preciso degli investitori e al contempo si mette in luce come la nuova tecnologia è al servizio dei cittadini e quindi del bene comune”. Passaggio che si lega all’esperienza raccontata da due tecnici come Giovanni Zorzoni vice presidente dell’Associazione Italiana Internet Provider e Diego Galli, Direttore Generale di Inwit.
Il primo ha portato al tavolo della discussione la voce degli operatori indipendenti che si occupano di tutelare le piccole e medie imprese sulla traccia dell’indipendenza infrastrutturale. Il riferimento è alla difesa di un mercato aperto contro il rischio di monopoli o concentrazioni oligopolistiche e la promozione dell’indipendenza digitale. Il secondo ha raccontato il contributo di INWIT in questo processo di trasformazione digitale, gestendo un capitale infrastrutturale di circa 26.000 torri, presenti nell’84% dei Comuni italiani, ospitando oltre 60.000 apparati.
Il caso Roma Smart City
A proposito del processo di trasformazione delle città in smart city, di cui Roma Smart city rappresenta l’esempio più importante in termini di infrastrutture e innovazione, va messo in luce come la trasformazione digitale deve procedere all’unisono coinvolgendo tutti gli attori in causa. Secondo Galli, ciò richiede risorse. “Il modello di Roma è un modello, secondo noi, virtuoso che può essere replicato anche in altre città, un modello di partenariato pubblico privato che ha coinvolto investimenti e sta coinvolgendo ancora investimenti di circa 100 milioni per un programma di circa 2 anni. Si tratta del più grande progetto di Smart City in Europa, sviluppato in collaborazione con Roma Capitale tramite la nostra controllata Smart City Roma. Abbiamo realizzato un’infrastruttura digitale attraverso tutta la città capace di supportare gli oltre 33 milioni di visitatori dell’anno giubilare appena passato, garantendo, anche di fronte a picchi di un milione di pellegrini una disponibilità della rete del 99,93% . Questo processo ha portato sostanzialmente in fase di finalizzazione la copertura 5G su tutta la rete della metropolitana, delle stazioni e delle gallerie. Nel 2025 abbiamo completato la copertura di 31 stazioni tra la Linea A e la Linea B1, posando oltre 85 km di fibra ottica e installando circa 1.500 mini-antenne. Tutto questo ha portato la costruzione di un’infrastruttura digitale sulle principali 100 piazze di Roma che sono adesso attrezzate con copertura IoT per il monitoraggio ambientale, con la videosorveglianza, con il Wi-Fi pubblico e predisposizione per le Small Cell 5G. Ad oggi, abbiamo già attivato il Wi-Fi pubblico e le videocamere in 92 piazze, puntando al target di oltre 850 hotspot, 1.800 sensori IoT e 2.000 videocamere connesse in 5G per la sicurezza urbana. Tutto ciò è un layer, uno strato infrastrutturale, che offre immediatamente benefici; ad esempio, in termini di connettività e sicurezza e crea anche un’infrastruttura su cui poi continuare a costruire nel tempo a beneficio della collettività, dei cittadini e dei turisti”.
Energia, serve il mercato unico
Altro elemento strategico, il ruolo dell’energia all’interno del dialogo tra imprese, università e mondo del lavoro. La vicepresidente del Centro studi di Confindustria, Lucia Aleotti, ha indicato la strada da seguire. Non è sufficiente insistere sul mercato unico del lavoro, piuttosto l’Ue deve accelerare sul mercato unico energetico al fine di evitare uno status quo che porta le nostre imprese fuori competizione rispetto ad altre di paesi che hanno più accesso all’energia. Il tema è molto sentito da Viale dell’Astronomia e tocca il futuro stesso della manifattura italiana. Per cui il suo invito è rivolto ad una nuova consapevolezza basata sul fatto che la realizzazione dei data center è direttamente proporzionale ad una accelerazione netta da parte europea sull’energia. “Solo così saremo un grande continente, ma se i data center saranno fatti dove non ci sono industrie né servizi allora l’intero sistema europeo si indebolirà”.
















