Skip to main content

Armi e sanzioni, il doppio fronte tra G7 e vertice Ue

CONDIVIDI SU:
Aggiungi Formiche su Google

Chiude i battenti il G7 in Francia. Soddisfatta Giorgia Meloni, per la quale l’unità dell’Occidente e la fermezza dell’Occidente continuano a essere gli strumenti più efficaci per creare le condizioni necessarie per un negoziato reale

Un G7 per tornare a parlare verso l’Atlantico con fare costruens e, subito dopo, un consiglio europeo altrettanto delicato in programma il 18 e 19 giugno a Bruxelles. È senza sosta la settimana di politica internazionale dei leader europei in doppia chiave, Ucraina e Iran. Lo ha spiegato Giorgia Meloni, mentre commentava la decisione del Parlamento europeo di approvare il nuovo regolamento sui rimpatri (“un successo italiano”) a proposito delle soluzioni innovative, perché l’immigrazione irregolare è tema complesso come la geopolitica e quindi servono quel tipo di risposte.

Per cui la dichiarazione congiunta del G7 va vista nella positività di un linguaggio comune sulle principali questioni di politica estera e di sicurezza, come chiesto dal cancelliere tedesco Friedrich Merz dopo Evian. “Questo stabilisce un nuovo tono, anche per quanto riguarda l’unità e la determinazione transatlantica. Il messaggio alla Russia è chiaro: tutti i partner del G7 aumenteranno la pressione su Mosca, anche attraverso le sanzioni”, ha detto.

Ma le sanzioni sono solo una parte della strategia del G7, accanto al tema della scarsità di produzione degli armamenti. Da un lato Merz si è detto “molto grato al presidente Trump e all’intera delegazione americana per l’elevata disponibilità”, dall’altro va cerchiato in rosso il tema della produzione bellica che secondo Merz, “può essere compensato attraverso accordi di licenza con aziende che dispongono delle capacità produttive necessarie, e si tratta sia di aziende europee che di aziende ucraine”.

In questo senso va l’iniziativa del leader della Cdu di convocare il vertice E5 (Italia, Francia, Germania, Regno Unito e Polonia) a Berlino per la prossima settimana che riunirà sotto un unico ombrello analitico sia i risultati di Evian sia che hanno incontrato a Evian il primo ministro indiano Narendra Modi. L’obiettivo è l’accordo di libero scambio da raggiungere entro la fine dell’anno per rafforzare la cooperazione in materia di sicurezza e difesa, oltre che il discorso sull’Imec, il corridoio India-Medio Oriente-Europa.

Soddisfatto il premier italiano, certo di aver raggiunto alcuni risultati: “Abbiamo concordato tutti sulla necessità di continuare a garantire il sostegno a Kyiv mantenendo alta la pressione su Mosca. Sono molto contenta del fatto che su questo vi sia piena convergenza. L’unità dell’Occidente e la fermezza dell’Occidente continuano a essere, dal mio punto di vista, gli strumenti più efficaci per creare le condizioni necessarie per un negoziato reale”. Quindi, aggiunge, l’obiettivo resta quello di favorire un confronto diretto tra Zelensky e Putin, “ma mentre Zelensky ha fin qui dimostrato un’attitudine sincera verso la soluzione del conflitto, non da ultimo con una lettera aperta che tutti conoscete, che è stata inviata direttamente al Presidente Putin, nessun segnale serio in questo senso è arrivato da Mosca. Crediamo che quei segnali ora siano necessari”.

Inoltre ritiene che l’accordo Stati Uniti-Iran abbia favorito un clima mite durante il vertice e su Trump ha aggiunto: “Con Trump ci siamo trovati con una convergenza, che non è sempre scontata, a partire da Ucraina e indopacifico”. A Macron rivolge un grazie per l’ospitalità in un momento sicuramente complesso dello scenario internazionale. Positivo anche il tenore dei commenti di Trump, secondo cui il viaggio è stato un grande successo, “ma ciò di cui la gente voleva parlare soprattutto è il fatto che l’Iran non avrà armi nucleari e che lo Stretto di Hormuz verrà immediatamente riaperto”.

(Foto: Governo.it)


×

Iscriviti alla newsletter