La nuova edizione italiana della Geografia Politica di Friedrich Ratzel riporta al centro un autore spesso citato e raramente letto davvero. Il valore del volume non sta solo nel recupero di un classico, ma nel mostrare quanto il suo metodo resti utile per leggere anche le tensioni di oggi, dagli stretti marittimi al cyberspazio, perché lega spazio, potere, reti e movimento in una chiave molto più moderna di quanto suggeriscano molte letture novecentesche. La riflessione del generale Pasquale Preziosa
Nel giugno del 2026 il mondo ha osservato con preoccupazione la crisi dello Stretto di Hormuz. Ancora una volta un tratto di mare largo poche decine di chilometri si è rivelato capace di influenzare mercati energetici, strategie militari e decisioni politiche di potenze lontane migliaia di chilometri. Nello stesso periodo, Taiwan ha continuato a rappresentare uno dei principali punti di frizione tra Stati Uniti e Cina. Nel Mar Rosso, gli attacchi alle rotte commerciali hanno mostrato quanto il commercio globale rimanga vulnerabile. Nel cyberspazio, infine, la competizione per il controllo dei dati, delle infrastrutture digitali e dell’intelligenza artificiale è divenuta una delle principali dimensioni del confronto strategico internazionale.
Che cosa accomuna fenomeni apparentemente così diversi? La risposta potrebbe sorprendere: per comprenderli è ancora utile rileggere un autore che scriveva alla fine dell’Ottocento secolo, Friedrich Ratzel. L’occasione è offerta dalla pubblicazione della prima traduzione italiana integrale della sua opera fondamentale, Geografia Politica (Politische Geographie), apparsa originariamente nel 1897 e oggi disponibile grazie a una monumentale edizione dell’Università Niccolò Cusano di quasi mille pagine.
Non siamo di fronte a una semplice traduzione, ma a una vera operazione scientifica e culturale. Il volume comprende una lunga introduzione storico-critica, una dettagliata ricostruzione biografica dell’autore, una ricognizione delle sue pubblicazioni, una selezione di testi dell’Antropogeografia e un vasto apparato di commenti e note che accompagna il lettore attraverso il complesso universo culturale, scientifico e politico della Germania di fine Ottocento.
L’importanza dell’opera risiede proprio in questa impostazione. Ratzel non è un autore facile. La sua Geografia Politica, originariamente stampata in caratteri gotici, attraversa geografia, storia, antropologia, economia, etnografia, filosofia, psicologia e scienze naturali. Ogni pagina richiama eventi storici, popoli, territori, studiosi e dibattiti che oggi richiedono un importante lavoro di contestualizzazione. Senza un adeguato apparato critico, gran parte della ricchezza del testo rischierebbe di sfuggire al lettore contemporaneo.
Per comprendere la portata di questa pubblicazione occorre partire da un dato apparentemente paradossale. Quasi tutti i manuali di geografia politica e geopolitica indicano Ratzel come il fondatore della disciplina moderna. Eppure, per oltre un secolo, il testo da cui essa ha preso forma non è mai stato integralmente disponibile in lingua italiana. È una situazione sorprendente. Sarebbe come studiare la biologia moderna senza poter leggere Darwin o la sociologia senza poter accedere direttamente a Durkheim.
Le ragioni di questo ritardo sono molteplici. Da un lato vi è la complessità teorica dell’opera, dall’altro, il peso delle interpretazioni politiche che hanno accompagnato la sua ricezione nel Novecento. Le tragedie europee del secolo scorso hanno spesso proiettato su Ratzel significati che appartengono più ai suoi interpreti che al suo pensiero. La Prima guerra mondiale, l’evoluzione della geopolitica tedesca e l’utilizzo ideologico di alcune categorie geopolitiche durante il periodo nazionalsocialista hanno finito per oscurare la reale natura della sua riflessione.
Il risultato è stato paradossale: uno degli autori più citati della geografia politica è diventato anche uno dei meno letti. La lettura diretta della Geografia Politica restituisce infatti una figura molto diversa da quella sedimentata nell’immaginario collettivo. Non emerge il teorico della conquista territoriale a ogni costo, né il precursore delle ideologie totalitarie del Novecento, e nemmeno il rigido determinista ambientale evocato da una certa manualistica. Emerge invece un intellettuale straordinariamente complesso.
Naturalista di formazione, zoologo, geologo, viaggiatore, giornalista e successivamente geografo, Ratzel appartiene a quella generazione di studiosi che cercò di comprendere le trasformazioni del mondo attraverso il dialogo tra discipline diverse. La sua formazione si sviluppa sotto l’influenza dell’evoluzionismo e delle scienze naturali, ma si arricchisce progressivamente grazie ai viaggi e all’osservazione diretta delle società umane. Questo aspetto è fondamentale.
La geografia politica di Ratzel non nasce nei ministeri né negli stati maggiori. Nasce sul terreno, dall’osservazione delle migrazioni, delle attività economiche, delle trasformazioni sociali e delle relazioni tra le comunità umane e il loro ambiente. Il viaggio compiuto negli Stati Uniti tra il 1874 e il 1875 rappresenta probabilmente uno dei momenti decisivi della sua formazione intellettuale. Ratzel osserva la straordinaria crescita americana, l’espansione verso Ovest, la costruzione delle grandi ferrovie transcontinentali, l’integrazione di spazi immensi e la trasformazione di una società in rapida evoluzione.
Non è difficile cogliere come queste esperienze abbiano influenzato la sua successiva riflessione. La vera sorpresa della Geografia Politica è infatti che il suo centro di gravità non è il territorio, ma il movimento. Ratzel osserva lo spazio non come una realtà statica, bensì come un sistema di relazioni in continua trasformazione, attraversato da popolazioni, commerci, migrazioni, comunicazioni e flussi di potere. È probabilmente in questa intuizione che risiede la parte più moderna della sua opera. La sua riflessione non ruota attorno alla semplice occupazione dello spazio, ma alla sua organizzazione. Molto prima della globalizzazione contemporanea, Ratzel comprende che il potere non dipende soltanto dalla quantità di territorio controllato, ma dalla capacità di collegare, integrare e governare reti di relazioni. È questo l’aspetto che rende la sua opera sorprendentemente attuale.
La crisi di Hormuz ne offre un esempio evidente. Il valore strategico dello Stretto non deriva dalla sua estensione geografica, ma dalla funzione che svolge all’interno delle reti energetiche mondiali. Lo stesso vale per Malacca, Bab el-Mandeb, Suez o per le rotte che attraversano il Pacifico occidentale. La potenza non deriva semplicemente dal controllo dei territori, ma dalla capacità di influenzare le connessioni che li attraversano. Naturalmente sarebbe un errore trasformare Ratzel in un analista contemporaneo. Egli scriveva in un mondo profondamente diverso dal nostro, nel quale la ferrovia rappresentava la massima espressione della modernità tecnologica, i piroscafi a vapore rivoluzionavano i trasporti e la telegrafia costituiva la frontiera delle comunicazioni. Eppure, proprio questa distanza storica rende ancora più interessante la sua lettura. Ratzel non ci offre risposte alle sfide odierne. Ci offre, invece, una metodologia per comprenderle.
Per decenni si è discusso se il suo pensiero fosse o meno determinista. Una lettura integrale e contestualizzata mostra come egli non riduca mai la vita politica a una semplice conseguenza dell’ambiente naturale. Il territorio esercita un’influenza, pone vincoli e offre opportunità, ma interagisce continuamente con fattori culturali, economici, sociali e politici. L’uomo agisce sull’ambiente e l’ambiente agisce sull’uomo in una relazione continua e bidirezionale. Questa intuizione assume oggi una nuova rilevanza in un’epoca segnata dal cambiamento climatico, dalle grandi migrazioni, dalla competizione per le risorse, dalla rivoluzione digitale e dall’emergere dell’intelligenza artificiale.
Se l’Ottocento di Ratzel era caratterizzato dalla conquista delle frontiere terrestri, il nostro secolo si confronta con nuove frontiere: il cyberspazio, lo spazio extra-atmosferico, gli ecosistemi digitali, le reti globali dell’informazione e l’interazione crescente tra esseri umani e sistemi intelligenti. La lezione più importante di Ratzel non consiste dunque nelle sue conclusioni, ma nel suo approccio. La geografia politica deve essere interdisciplinare. Deve dialogare con l’economia, con la storia, con la tecnologia, con le scienze sociali e con le scienze naturali. Deve rifiutare il dogmatismo e cercare di comprendere la complessità delle relazioni che legano spazio, società e potere. È probabilmente questa la ragione più profonda che rende particolarmente importante la pubblicazione di questa nuova edizione italiana. Non si tratta soltanto della prima traduzione integrale della Politische Geographie, ma di una traduzione commentata e contestualizzata che restituisce finalmente al lettore italiano il pensiero di Friedrich Ratzel nel suo autentico contesto storico, scientifico e culturale.
L’opera è il risultato del lavoro di tre studiosi che rappresentano alcune delle più autorevoli firme della tradizione geopolitica italiana contemporanea: la professoressa Maria Paola Pagnini, allieva della scuola geopolitica triestina e tra le principali studiose italiane di geografia politica, il Generale Pierluigi Campregher, docente universitario e studioso di geopolitica e Raffaele Umana, ricercatore e autore di numerosi studi di geoeconomia e relazioni internazionali. Attraverso un vasto apparato critico, una dettagliata ricostruzione biografica e centinaia di note esplicative, i curatori consentono finalmente di leggere Ratzel per ciò che effettivamente fu: uno dei fondatori della geografia politica moderna, liberato dalle semplificazioni, dalle reinterpretazioni e dalle strumentalizzazioni ideologiche che hanno accompagnato la ricezione della sua opera nel corso del Novecento.
Per la prima volta il lettore italiano non è costretto a conoscere Ratzel attraverso i suoi interpreti. Può confrontarsi direttamente con il testo che ha contribuito a fondare la geografia politica moderna. Questa edizione restituisce al dibattito italiano il testo fondativo di una disciplina che oggi è tornata al centro dell’attenzione pubblica, troppo spesso però ridotta a slogan, semplificazioni o esercizi di commento giornalistico. Rileggere Ratzel significa tornare alle origini di una riflessione rigorosa, scientifica e interdisciplinare e riscoprire un autore che non ci offre risposte preconfezionate alle sfide del nostro secolo, ma una metodologia per comprenderle. La sua eredità non è una dottrina da applicare meccanicamente, ma un metodo critico per analizzare le relazioni tra spazio, popolazioni, economia, tecnologia e organizzazione politica. E forse, in un’epoca caratterizzata da incertezza strategica, trasformazioni tecnologiche e crescente complessità globale, questa è una lezione ancora più preziosa di quanto non fosse nel 1897.
















