Il progressivo incremento di visitatori che ormai coinvolge l’intero stivale, ha fatto sì che si superasse una sorta di “valore soglia”, oltre il quale il turismo, da settore economico integrativo per l’economia nazionale, ha iniziato a divenire componente strutturale del valore generato dal nostro Paese
Il fenomeno turistico, che storicamente ha sempre visto il nostro Paese tra i protagonisti globali, ha acquisito per l’Italia un valore sempre più evidente negli ultimi anni.
Tale significatività coinvolge aspetti molto eterogenei della vita di un territorio: dalla gestione logistica delle infrastrutture alla qualità della vita, dal valore economico degli immobili alle dimensioni più prettamente culturali.
Il progressivo incremento di visitatori che ormai coinvolge l’intero stivale, ha fatto sì che si superasse una sorta di “valore soglia”, oltre il quale il turismo, da settore economico integrativo per l’economia nazionale, ha iniziato a divenire componente strutturale del valore generato dal nostro Paese.
Raggiunto tale valore soglia, in altri termini, il turismo ha iniziato ad incidere in modo sempre più sensibile all’interno dei sistemi economici territoriali. Elementi che soltanto una decina d’anni fa raramente costituivano una problematica sono oggi divenuti temi per riflessioni macroeconomiche, come la progressiva migrazione dell’economia verso attività turistiche che, notoriamente, sono caratterizzate da un basso valore aggiunto.
Accettando le semplificazioni, il discorso può essere più o meno questo: il valore aggiunto generato da un cameriere, a livello aggregato, è nettamente inferiore al valore aggiunto che può essere generato da un ingegnere o da un idraulico con esperienza e competenza. Tali condizioni dovrebbero far convergere l’economia verso quei settori in cui il valore aggiunto per addetto è più elevato.
Se però il settore turistico cresce più degli altri settori, tenderà a sviluppare una domanda più elevata di occupazione rispetto ad altre componenti dell’attività privata. Conseguentemente, molte persone parteciperanno alla filiera turistica, e a livello aggregato ciò genera una potenziale perdita di valore, perché quelle persone, immesse in filiere produttive differenti, potrebbero generare più ricchezza aggregata.
A ciò si aggiunga che il valore generato dall’industria turistica soltanto in parte resta all’interno del contesto nazionale, generando un’ulteriore riduzione della ricchezza generata.
È importante riconoscere che tali affermazioni non esprimono un giudizio di merito, ma si limitano a definire una condizione che, a tutti gli effetti, si può considerare ormai strutturale, al netto di shock esterni alla volontà degli attori economici coinvolti.
Assunto dunque che questi elementi sono parte integrante del nostro scenario di riferimento, e valutata poco probabile la possibilità di imprimere alla nostra economia una tendenza capace di invertire in pochissimo tempo questo trend di medio periodo, ciò che possiamo realmente assumere come obiettivo è quello di comprendere come correggere alcune “storture” del mercato turistico, agendo all’interno delle condizioni esistenti.
Una prima intuizione può trarre spunto dall’iniziativa Brand Eolie, che ha coinvolto una serie di professionisti locali con l’obiettivo di mantenere la proprietà delle attività turistiche. Altre iniziative degne di riflessione sono quelle provenienti da territori internazionali, in cui il valore del brand di un territorio rientra pienamente all’interno di interlocuzioni tra soggetti pubblici e privati.
Al di là degli aspetti applicativi, che possono essere molteplici quanto molteplici sono le unicità che differenziano ciascun territorio dal resto d’Italia, ciò su cui è essenziale avviare una riflessione concreta è la distribuzione ai cittadini del valore generato dal fenomeno turistico.
Dal punto di vista territoriale, infatti, qualunque sia la modalità di sviluppo sinora condotta, sono poche le riflessioni che puntano a costruire attraverso il turismo un flusso di ricchezza che, investendo interamente un territorio, generi vantaggi e benefici per le persone che lo abitano.
Entro certi limiti il meccanismo è quello tipico dei sistemi chiusi: in una piccola realtà, piuttosto isolata dai comuni confinanti, è facile immaginare che l’immissione di nuove economie generate da un flusso di visitatori tenda a distribuirsi all’interno del territorio. Chi guadagna di più tenderà a spendere di più e questo migliorerà le condizioni economiche anche di chi non partecipa direttamente alla filiera turistica.
Quando queste condizioni non sono rispettate, però, diventa più difficile assicurare che ci sia un beneficio diffuso per quei cittadini che, paradossalmente, dal fenomeno turistico vengono danneggiati. Basti pensare all’aumento del costo degli appartamenti, ma anche all’incremento del costo dei prodotti quotidiani. Un afflusso costante di turisti genera una spinta verso l’alto dei prezzi, che i cittadini si trovano a sostenere.
È dunque opportuno iniziare a concepire modelli di sviluppo che consentano ad un territorio di trarre ricchezza reale dal flusso turistico, e che poi utilizzino tale maggior ricchezza per incrementare la qualità della vita del territorio nella sua interezza.
Un modello semplicissimo potrebbe essere la costituzione di una partnership tra soggetti pubblici e soggetti privati che consenta al soggetto pubblico di ricevere una quota-parte delle spese generate dal fenomeno turistico (non solo legate alla tassa di soggiorno), e che tali flussi economici siano vincolati alla creazione di attività e servizi destinati ai cittadini, come borse di studio, o altre azioni analoghe.
Elementi più complessi potrebbero coinvolgere direttamente la capacità di un territorio di affermarsi come “brand” a livello globale, e di poter trarre dall’incremento di tale notorietà un beneficio economico diretto in termini di valore immateriale. Si tratterebbe di una sfida piuttosto ardita sia sotto il profilo “concettuale-contabile”, sia sotto il profilo reale, ma sarebbe una condizione di certo interessante per tutte quelle realtà nazionali e globali, che oggi si trovano a vivere il turismo come una criticità più che come ad un’opportunità.
È però centrale comprendere che il fenomeno turistico difficilmente si governerà da solo. È necessario costruire dei meccanismi, di legge o di mercato, che consentano di trarre realmente ricchezza da questa nostra notorietà internazionale.
Altrimenti stiamo alimentando un’industria che, oltre ad essere a basso valore aggiunto, rischia di accelerare potenziali fenomeni di concentrazione della ricchezza, che sottrae risorse ai cittadini.
Il turismo, in queste condizioni, non è un’opportunità per i cittadini. È una tassa.
















