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Il G7 cerca una strategia comune sui minerali critici. L’Italia si muove tra Canada e Giappone

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Da Evian emerge una crescente attenzione dei Paesi del G7 per le catene di approvvigionamento delle materie prime strategiche. Il colloquio Meloni-Carney e la proposta giapponese sugli stockpile mostrano come il tema stia assumendo una dimensione sempre più legata alla sicurezza economica e nazionale

L’accesso alle materie prime strategiche si sta imponendo come uno dei dossier più rilevanti del G7 francese. Un segnale è arrivato dal colloquio tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il primo ministro canadese, Mark Carney, che hanno discusso a latere del vertice di Evian di un possibile accordo quadro su difesa, energia, infrastrutture, spazio e proprio minerali critici. Sul tavolo anche la decisione di Ottawa di garantire all’Italia un accesso prioritario alle proprie scorte, una scelta che Palazzo Chigi ha presentato come un contributo alla sicurezza delle catene di approvvigionamento.

Ottawa dispone di importanti giacimenti di litio, nichel, cobalto e terre rare e si propone come uno dei principali fornitori affidabili per i partner occidentali. L’offerta di accesso prioritario avanzata nei confronti dell’Italia si inserisce in questa strategia più ampia, che punta a trasformare il Paese nordamericano in uno dei pilastri delle future catene di approvvigionamento del G7.

La questione va oltre la dimensione bilaterale. Da mesi, infatti, i Paesi del Gruppo dei Sette stanno cercando di definire una risposta comune alla dipendenza dalle forniture di terre rare e altri materiali essenziali per l’industria avanzata. Litio, nichel, cobalto, grafite, antimonio e terre rare sono componenti indispensabili per batterie, semiconduttori, tecnologie digitali e sistemi di difesa. La loro disponibilità è diventata una questione che coinvolge al tempo stesso politica industriale, competitività, sicurezza economica e nazionale.

La preoccupazione condivisa riguarda soprattutto il ruolo di Pechino. La Cina mantiene una posizione dominante nella raffinazione e nella lavorazione di numerosi minerali strategici e negli ultimi anni ha dimostrato di essere disposta a utilizzare restrizioni all’export come strumento di pressione economica. Per le economie avanzate, la vulnerabilità non riguarda soltanto l’accesso alle risorse, ma anche la capacità di trasformarle lungo l’intera filiera industriale.

Da qui la crescente centralità del tema nel dibattito tra gli alleati. A Evian emergono diverse proposte, sintomo di priorità e punti di vista differenti tra i membri del Gruppo, accomunate però dall’obiettivo di ridurre il rischio di future interruzioni delle forniture. La Francia, padrona di casa, promuove per esempio l’idea di una partnership G7 sui minerali critici, con investimenti condivisi, infrastrutture di lavorazione e programmi di ricerca dedicati a fonti alternative in Africa, America Latina e Australia. Germania e Regno Unito hanno espresso sostegno all’iniziativa, chiedendo però obiettivi più concreti e misurabili.

Gli Stati Uniti stanno seguendo una strada in parte diversa. L’amministrazione Trump ha rilanciato il progetto di un sistema occidentale per sostenere la produzione di minerali critici attraverso incentivi economici, accordi commerciali e meccanismi destinati a rendere più sostenibili gli investimenti in un settore spesso penalizzato dai bassi prezzi internazionali. La discussione su come strutturare questi strumenti resta aperta e ha prodotto sensibilità differenti tra governi e operatori industriali, nonché tra Usa ed europei. Tuttavia, il punto di partenza è condiviso: costruire capacità produttive alternative a quelle controllate dalla Cina.

In questo quadro si inserisce la proposta avanzata dal Giappone dalla premier Sanae Takaichi. Arrivata al suo primo G7 da capo del governo, Takaichi ha suggerito la creazione di un sistema coordinato di stockpile di minerali critici tra i Paesi del gruppo e altri partner affini. L’idea prevede riserve equivalenti ad almeno novanta giorni di consumi e un meccanismo di rilascio coordinato in caso di emergenze o interruzioni delle forniture.

La proposta giapponese introduce una prospettiva complementare rispetto al dibattito sulla produzione. Mentre Washington guarda soprattutto a come incentivare nuovi investimenti e l’Europa discute di partenariati industriali, Tokyo concentra l’attenzione sulla gestione delle crisi. D’altronde, l’esperienza del 2010, quando una disputa con la Cina provocò una grave interruzione delle forniture di terre rare verso il Giappone, continua a influenzare la visione strategica del Paese.

Per l’Italia, il tema non è arrivato all’improvviso sul tavolo del summit. Prima dell’appuntamento di Evian, Takaichi aveva discusso proprio con Meloni della necessità di rafforzare la cooperazione internazionale sui minerali critici. Il successivo colloquio con Carney ha aggiunto un ulteriore tassello, collegando il dibattito sulla sicurezza delle riserve a quello sull’accesso diretto alle risorse. Ancora prima, a febbraio, il ministro degli Esteri Antonio Tajani era stato a Washington per partecipare al Critical Mineral Summit, in cui la sicurezza della filiera dei minerali critici era concretamente emersa al centro delle nuove relazioni transatlantiche – e dei like-minded come il Giappone, o la Corea del Sud, con cui a sua volta il governo Meloni ha avviato un dialogo sul tema, rinvigorito anche la scorsa settimana durante la visita in Italia del presidente Lee Jae Myung.

Resta da capire quale forma assumeranno gli impegni che usciranno dal vertice. Le discussioni in corso mostrano approcci differenti sugli strumenti da adottare e sul grado di coordinamento necessario. Ma il dato politico che emerge da Evian è già visibile: i minerali critici stanno assumendo per le democrazie industrializzate una rilevanza paragonabile a quella che per decenni hanno avuto energia e petrolio. Il confronto non riguarda più soltanto l’accesso alle risorse, ma la capacità delle economie occidentali di proteggere le proprie filiere strategiche in un contesto internazionale sempre più competitivo.


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