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Dopo la fine del Fcas, Leonardo apre alla Germania nel Gcap

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L’eventuale ingresso della Germania nel Global Combat Air Programme trova l’apertura dell’Italia e di Leonardo. Per Lorenzo Mariani un nuovo partner comporterebbe una revisione degli equilibri industriali già definiti, ma offrirebbe risorse e competenze preziose per il lungo periodo

L’Italia è aperta a un possibile ingresso della Germania nel Global Combat Air Programme (Gcap), il progetto congiunto con Regno Unito e Giappone per lo sviluppo di un caccia di sesta generazione. Lo ha dichiarato Lorenzo Mariani, amministratore delegato di Leonardo, in un’intervista al Financial Times, sostenendo che l’eventuale partecipazione tedesca potrebbe comportare alcune complessità nel breve periodo, ma anche offrire benefici nel lungo termine.

Le parole dell’ad

Secondo Mariani, l’ingresso di un nuovo Paese nel programma richiederebbe una revisione degli equilibri già definiti tra i partner attuali. “Se si volesse portare una nuova nazione adesso, con gli stessi diritti degli altri tre partner, questo sarebbe un po’ dirompente”, ha affermato. Tuttavia, ha aggiunto che “i benefici di lungo periodo sono evidenti”. L’amministratore delegato di Leonardo ha ricordato che i partner del Gcap hanno già concordato la ripartizione delle attività industriali dopo negoziati complessi, ma ha sottolineato come Leonardo e BAE Systems abbiano già collaborato con successo in passato con la divisione Difesa di Airbus nell’ambito del programma Eurofighter Typhoon.

“Mi farebbe piacere se una parte del comparto industriale tedesco si unisse alle nostre attività”, ha dichiarato Mariani al quotidiano. “Questi programmi sono sempre molto impegnativi in termini di investimenti. Normalmente assorbono più risorse di quanto si preveda all’inizio. Avere un altro partner con capacità finanziarie e competenze industriali sarebbe positivo”.

Il fallimento dell’Fcas

Nel corso dell’intervista, Mariani ha inoltre commentato la conclusione del programma Future Combat Air System (Fcas), il progetto da circa 100 miliardi di euro che coinvolgeva Francia, Germania e Spagna. Secondo il manager, il fallimento dell’iniziativa non rappresenta una sorpresa dopo la decisione di Berlino di ritirarsi dal progetto, nonostante i tentativi del presidente francese Macron e del cancelliere tedesco Merz di favorire un’intesa tra Airbus e Dassault.

Mariani ha osservato che, sebbene il progetto fosse stato sostenuto a livello politico, le difficoltà si sono manifestate sul piano industriale. “Si può partire dalla politica, ma se l’industria non trova i giusti punti in comune, i giusti obiettivi e una corretta condivisione del lavoro, diventa davvero difficile”, ha spiegato.

Che pensa Berlino?

Secondo quanto riportato dal FT, il governo tedesco e Airbus hanno indicato che Berlino sarebbe interessata a guidare un nuovo programma o ad aderire a uno esistente, purché il ruolo assegnato sia significativo e proporzionato al contributo finanziario del Paese. L’eventuale interesse tedesco si inserisce in una fase in cui il Giappone continua a mantenere una posizione prudente rispetto all’ingresso di nuovi partner, con l’obiettivo di evitare ritardi e rispettare il traguardo dell’entrata in servizio del nuovo velivolo entro il 2035.

E Londra?

Mariani ha espresso fiducia sulla prosecuzione dell’impegno britannico nel Gcap, nonostante le recenti discussioni nel Regno Unito sulle priorità di spesa per la difesa. “Il combattimento aereo è un settore così importante per il Regno Unito che non rinunceranno mai a questa priorità”, ha dichiarato. “È importante per il Paese, per la sua collocazione geografica ed è importante per le sue competenze industriali”.

 


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