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L’IA come bene comune. La proposta di Sanders che scuote la Silicon Valley

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Secondo Sanders, l’IA è stata costruita utilizzando il patrimonio collettivo di conoscenze delle persone. Per questo i benefici economici della rivoluzione tecnologica, “il futuro dell’intelligenza artificiale e il destino dell’umanità non devono essere decisi a porte chiuse nella Silicon Valley”

L’IA rappresenta probabilmente “la tecnologia più trasformativa nella storia del mondo” e il suo sviluppo non può essere lasciato nelle mani di una ristretta élite di miliardari della Silicon Valley. Parola del senatore americano Bernie Sanders, che in un op-ed pubblicato dal New York Times mette nero su bianco la sua idea per il destino di questa disruptive tehcnology.

Il politico Usa sottolinea come l’IA sia destinata a modificare profondamente la vita di ogni cittadino, incidendo sull’economia, sulla democrazia, sull’istruzione, sull’ambiente e persino sul benessere psicologico delle persone, e che bisogna pensare a chi controllerà questo futuro, e chi ne beneficerà. Al centro della sua critica vi è il modello di sviluppo seguito dalle principali aziende del settore, come OpenAI, Anthropic e xAI, che hanno costruito sistemi di IA utilizzando l’enorme patrimonio collettivo di conoscenze prodotto dall’umanità nel corso delle generazioni “senza permesso, senza riconoscimento e senza compensazione[…] L’IA è costruita sulla nostra intelligenza collettiva”. Un principio riconosciuto anche dallo stesso amministratore delegato di OpenAI Sam Altman, che ha definito i modelli di IA come prodotti addestrati sull’“esperienza collettiva, la conoscenza e gli insegnamenti dell’umanità”.

Per Sanders, dunque, “è tempo di riprenderci ciò che ci appartiene”.

La proposta del senatore prevede la creazione di un fondo sovrano statunitense dedicato all’Intelligenza Artificiale. Il progetto introdurrebbe una tassazione straordinaria pari al 50% del capitale azionario delle principali società del settore. Non una tassa sui profitti, ma un trasferimento di quote societarie a un fondo pubblico che rappresenterebbe direttamente i cittadini americani. L’obiettivo sarebbe duplice. Da un lato, garantire una maggiore capacità di supervisione pubblica sulle decisioni strategiche delle aziende che stanno plasmando il futuro tecnologico globale; dall’altro, la misura consentirebbe di redistribuire alla popolazione una parte della ricchezza prodotta dall’espansione dell’intelligenza artificiale. Secondo il senatore, infatti, “i trilioni di dollari potenzialmente generati dall’IA devono essere utilizzati per migliorare la vita di tutti noi, non semplicemente per rendere ancora più ricche le persone più ricche del mondo”. Le risorse generate dal fondo potrebbero inizialmente essere distribuite sotto forma di pagamenti diretti ai cittadini, per poi finanziare nel tempo sanità, istruzione e politiche abitative.

Per sostenere la propria proposta, Sanders richiama alcuni precedenti già esistenti. Tra questi il fondo sovrano norvegese, alimentato dalle entrate del settore petrolifero, e l’Alaska Permanent Fund, che da decenni distribuisce dividendi annuali ai residenti grazie ai proventi derivanti dalle risorse energetiche dello Stato.

Il senatore evidenzia inoltre come la stessa industria dell’IA abbia iniziato a discutere modelli simili. OpenAI ha recentemente avanzato l’idea di un “public wealth fund” che permetta a ogni cittadino di partecipare alla crescita economica generata dall’IA, mentre Anthropic ha proposto la creazione di “fondi sovrani nazionali con partecipazioni nell’intelligenza artificiale”. Anche Elon Musk ha più volte sostenuto la necessità di meccanismi redistributivi, arrivando a scrivere che un “reddito universale elevato” rappresenterebbe il modo migliore per affrontare la disoccupazione causata dall’automazione.

La proposta si inserisce in un dibattito sempre più acceso negli Stati Uniti sul rapporto tra innovazione tecnologica, concentrazione della ricchezza e governance democratica. Con l’espansione dell’IA generativa e le prospettive di una crescente automazione dell’economia, il confronto non riguarda più soltanto la regolamentazione dei modelli o la tutela della privacy, ma anche la distribuzione del valore economico prodotto da queste tecnologie. E per Sanders, la posta in gioco è chiara: “Il futuro dell’intelligenza artificiale e il destino dell’umanità non devono essere decisi a porte chiuse nella Silicon Valley”.


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