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La Cina ha un piano per dominare la terra e lo spazio

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Pechino ha presentato il quindicesimo Piano Quinquennale che segna una svolta anche nella strategia spaziale, da una logica di affermazione di potere geopolitico alla totale integrazione economica e industriale. In Europa non sembra ci sia stata sufficiente attenzione a questo evento, sintomo di superficiale manchevolezza

Il 5 marzo, la quarta sessione plenaria del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese ha approvato la proposta per il quindicesimo Piano Quinquennale per il periodo 2026-2030. In Europa, la notizia non ha praticamente avuto eco mediatica, a parte un paio di giornali economici francesi; mentre il Italia nessun quotidiano generalista, né televisione, ha dedicato minimo spazio al tema.

Invece, sarebbe stato opportuno prestare seriamente attenzione al Piano perché rivela una decisa e strutturata volontà di porsi come leader mondiale e dettare le regole. Pechino assume una postura strategica di dominazione globale che rivela con chiarezza la considerazione che il paese ha oggi di sé: non più un’economia emergente che cerca di recuperare il ritardo sull’Occidente, ma una superpotenza ben organizzata che intende soppiantare i rivali mondiali nei settori decisivi del XXI secolo.

Gli obiettivi dichiarati sono ben definiti: la Cina deve essere leader mondiale nei sistemi intelligenti di nuova generazione, nelle interfacce uomo-macchina, nel 6G, nelle tecnologie quantistiche, nella bioingegneria, nella robotica integrata con l’AI e, naturalmente, nello Spazio.

Il punto chiave è che Pechino non intende semplicemente dominare questi settori tecnologici per conquistarne i mercati, ma vuole assicurarsi quelli futuri ancor prima che esistano. E per fare questo non vuole solo realizzare prodotti innovativi, ma definire le regole e decidere gli standard internazionali che regolamenteranno le tecnologie future.

L’obiettivo centrale è una crescita di alta qualità su tre assi: modernizzare l’apparato produttivo grazie all’automazione, alla robotizzazione e all’AI; diventare la prima Smart Factory mondiale; infine, eliminare le dipendenze tecnologiche straniere.

Il piano definisce il settore spaziale come «emerging pillar industry», segnando un salto concettuale rispetto ai piani precedenti, in cui lo Spazio era ambito di crescita ma, soprattutto, simbolo di potenza nazionale. Ora, l’obiettivo è trasformarlo in un motore economico capace di generare trilioni di yuan di valore. Interessante il concetto di «Space+», cioè non più settore autonomo e separato, ma infrastruttura abilitante integrata con altri domini economici e strategici.

Uno degli obiettivi centrali di questa trasformazione è quindi quello di sviluppare nuovi processi industriali orientati al mercato e capaci di produzione di massa. I satelliti dovranno essere più potenti e più durevoli, e dotati di un cervello intelligente universale, senza dover realizzare chip personalizzati per ogni singolo satellite. Al tempo stesso, dovranno essere sviluppati lanciatori più leggeri e riutilizzabili simili agli aeromobili, abbattendo drasticamente i costi di lancio.

Il piano prevede il dispiegamento in orbita su larga scala di una grande costellazione satellitare per le comunicazioni, con una efficiente gestione dei lanci e delle operazioni orbitali. E non manca un preciso riferimento alle tecnologie per la difesa spaziale attiva e il controllo intelligente di cluster di satelliti, per la protezione da detriti, dalle interferenze elettromagnetiche e da altri rischi orbitali. Un chiaro segnale di attenzione alle operazioni militari nello Spazio che sono presenti nel Piano ma formalmente mascherati dietro i linguaggi neutri citati prima, coerente con la prassi di un dual-use non dichiarato.

Spesso sui media italiani ed europei, leggiamo previsioni di tensioni interne nel paese, di fragilità dei consumi, crisi immobiliare, indebitamento, sovraccapacità o invecchiamento demografico, tutti eventi possibili e potenziali, ma il Piano quinquennale sembra impostare traiettorie di sviluppo economico del paese che identificano nella potenza tecnologica, nella resilienza e nella crescita della qualità industriale, i principali motori della prossima fase di sviluppo. Fattori in grado di poter controbilanciare le crisi interne, o quantomeno ridurne gli impatti.

Il rischio per l’Europa è evidente: significa perdere quote di mercato sia sul proprio continente che all’esterno, e infine assistere alla definizione degli standard dei settori del futuro da mero spettatore.

Per quanto riguarda lo Spazio, c’è poco da dire. Il Piano cinese traguarda il 2030 per raggiungere gli ambiziosi obiettivi, anno in cui forse l’Europa lancerà i primi satelliti IRIS2. Forse.

 


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