Skip to main content

La nuova Leonardo riparte da Bromo, Gcap e Usa

CONDIVIDI SU:
Aggiungi Formiche su Google

Con l’arrivo di Lorenzo Mariani, Leonardo prova a tenere insieme tre direttrici decisive, consolidamento europeo nello spazio, cooperazione internazionale nei grandi programmi della difesa e rilancio delle aree industriali più esposte. Il progetto Bromo è il banco di prova più visibile di questa linea, perché misura la capacità europea di fare massa nello spazio, mentre Gcap, Leonardo DRS e il dossier aerostrutture mostrano quanto il nuovo corso dipenda dall’equilibrio tra integrazione, tempi industriali e tenuta delle alleanze

Leonardo entra nella nuova gestione con un’agenda che tiene insieme spazio, difesa europea e alleanze industriali. Il progetto Bromo, l’iniziativa satellitare con Airbus e Thales, è il dossier più avanzato e simbolico di questa linea, perché punta a unificare attività spaziali europee che negli ultimi anni hanno perso terreno rispetto alla velocità di crescita di SpaceX.

In un’intervista a Bloomberg, il nuovo amministratore delegato Lorenzo Mariani ha indicato Bromo come un passaggio decisivo per il settore. “Bromo è davvero il futuro dello spazio in Europa in termini di business”, ha detto. Il confronto con SpaceX resta inevitabile, ma Mariani distingue i due modelli. L’azienda di Elon Musk viene definita “un’impresa fantastica”, mentre Bromo è presentato come un progetto più ampio, destinato a coprire diversi segmenti dello spazio.

La logica è costruire una piattaforma industriale europea con dimensioni maggiori e competenze integrate. Il progetto non riguarda solo la capacità di competere meglio, ma anche il modo in cui l’Europa organizza le proprie attività spaziali in un mercato sempre più rapido e concentrato.

Il passaggio europeo

Il percorso dipende ora dalle autorizzazioni europee. Mariani prevede il via libera entro la seconda metà del 2027. Bromo sarebbe uno dei primi casi rilevanti del nuovo quadro Ue sulle fusioni, pensato per favorire campioni regionali capaci di reggere il confronto con gruppi statunitensi e cinesi.

Il dossier resta complesso. I passaggi politici e antitrust sono “delicati” e il progetto ha già incontrato resistenze da sindacati e fornitori, preoccupati per l’impatto su occupazione e concorrenza. Mariani sostiene però che anche i sindacati comprendano il peso dell’operazione. “Tutti sanno che abbiamo a che fare con un settore che si sta evolvendo molto velocemente”, ha spiegato. “Quindi dobbiamo fare qualcosa, e questo qualcosa è sicuramente unire le forze, unire le forze in modo intelligente”.

Per Leonardo e i partner, il punto di equilibrio sarà tra integrazione e tutela della filiera. Bromo può dare più scala all’industria europea, ma dovrà superare verifiche regolatorie e resistenze interne al sistema industriale.

Il capitolo difesa

La stessa impostazione ritorna nel dossier Gcap, il programma per il caccia di nuova generazione guidato da Italia, Regno Unito e Giappone. Mariani si dice favorevole, in linea di principio, all’ingresso della Germania, che dal punto di vista industriale e della condivisione dei costi rappresenterebbe un vantaggio.

Il nodo riguarda però i tempi. “Avere la Germania come membro a pieno titolo del team sarebbe una buona cosa”, ha detto Mariani. L’ingresso di un nuovo partner in questa fase rischierebbe tuttavia di essere “dirompente” rispetto all’obiettivo di avere un velivolo operativo e dimostrabile nel 2035. Ogni allargamento richiede infatti accordi su governance, responsabilità e ripartizione del lavoro industriale.

Mariani ha segnalato anche il rischio di una dispersione europea, con più programmi di sesta generazione condotti in parallelo. A rendere più sensibile il quadro c’è anche Team Gen 6, il possibile consorzio guidato da Airbus e formato da otto aziende della difesa dopo il fallimento del programma franco-tedesco-spagnolo Fcas. Per ora resta una traiettoria più che un programma definito, mentre Berlino valuta anche altre opzioni, dall’acquisto di ulteriori F-35 statunitensi all’adesione ad altre iniziative europee. Gcap, il successore del Rafale di Dassault, una possibile iniziativa tedesca e un’estensione svedese del Gripen renderebbero il quadro “davvero impegnativo”. Per Leonardo, la cooperazione deve quindi produrre efficienza, senza aggiungere nuova complessità.

Stati Uniti e aerostrutture

Accanto alla dimensione europea, Mariani intende rafforzare il collegamento con gli Stati Uniti attraverso Leonardo DRS. Difesa aerea e intelligenza artificiale sono tra le aree indicate per una collaborazione più stretta tra le due componenti del gruppo. L’iniziativa Michelangelo viene citata come uno degli ambiti in cui le capacità americane potrebbero offrire il contributo maggiore.

Resta aperta anche la partita delle aerostrutture, una delle attività più difficili di Leonardo. Il gruppo discute con il Public Investment Fund saudita una joint venture dedicata al settore. I colloqui avanzano e un’intesa iniziale è attesa entro la fine dell’anno.

Mariani lega il progetto alla ricerca di nuove opportunità di crescita, “preservando e rafforzando le competenze e le capacità industriali sviluppate in Italia nel corso di decenni”. È una linea che tiene insieme consolidamento europeo, cooperazione transatlantica e gestione delle attività più complesse del gruppo. Il risultato dipenderà dalle autorizzazioni, dalla tenuta dei programmi industriali e dalla capacità di evitare che la cooperazione si trasformi in ulteriore frammentazione.


×

Iscriviti alla newsletter