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Un accordo non basta, ma è un buon punto di partenza. Il caso Iran e il G7 secondo Politi

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Il memorandum Usa-Iran è insieme punto d’arrivo e partenza: serve stabilità duratura nel Golfo, affrontando nucleare e missili e rilanciando la denuclearizzazione regionale. Il G7 può favorire consenso. Qatar, Pakistan e Oman attori chiave. Su terre rare, l’Ue deve colmare il gap di raffinazione con la Cina. Conversazione con Alessandro Politi, direttore della ⁠Nato Defense College Foundation

Bene Pakistan e Qatar all’interno del memorandum tra Usa e Iran, ma non ci si dimentichi della denuclearizzazione del Medio Oriente. Lo dice a Formiche.net Alessandro Politi, direttore della ⁠Nato Defense College Foundation mentre si svolge il G7 a Evian.

Il memorandum fra Iran e Usa è un punto di arrivo o un punto di partenza?

È un punto di arrivo perché dovrebbe risolvere la crisi dello Stretto, far scendere i prezzi di petrolio e gas che stanno colpendo seriamente tutti i Paesi sviluppati, inclusi gli Stati Uniti. È un punto di partenza perché è chiaro che ricostruire una sicurezza più stabile nel Golfo richiede dei negoziati che non si possono ridurre a una sessantina di giorni, soprattutto sul nucleare e sulle questioni missilistiche. Ciò richiede naturalmente di affrontare per tempo un problema come la denuclearizzazione del Vicino Oriente. È una proposta egiziana da molto tempo, ma è una proposta sensata prima che succeda quello che potrebbe non essere evitabile, cioè una proliferazione nucleare. Quindi è una questione chiaramente politica non è soltanto unilaterale ma è multilaterale. Però è una cosa che adesso è arrivata a maturazione visto che siamo arrivati a cinque guerre del Golfo dal 1980 a oggi. Mi sembra che ci siano gli elementi per affrontare questo problema in modo serio e non ideologico.

In questo senso il contributo del G7 quale può essere?

Il G7 è un foro di discussione e concertazione tra i sette Paesi più industrializzati e forse bisognerebbe anche includere in queste discussioni il G20, dove per esempio ci sono Arabia Saudita Spagna come ospiti permanenti. Perché dico questo, perché chiaramente tali centri di discussione non prendono delle decisioni operative però servono a preparare un consenso tra i diversi Paesi che come abbiamo visto non è facile da raggiungere. Si tratta di un consenso che è stato messo a dura prova in questi mesi quindi può dare un contributo positivo soprattutto se questi sette Paesi troveranno una linea comune su una serie di compromessi.

Invece il ruolo di Qatar e Pakistan come si legherà quando le armi si fermeranno per davvero?

È un fronte molto interessante perché il Pakistan e il Qatar hanno una serie di interessi comuni, ma aggiungerei un altro attore molto importante da includere come l’Oman, un attore che è molto poco visibile ma ha una grande funzione di prevenzione delle crisi nell’area, soprattutto con l’Iran. Come è noto, il Pakistan è il Paese della bomba islamica e come sappiamo il Qatar ha una linea politica molto chiara legata all’islamismo politico dei Fratelli mussulmani. Allora che ci siano questi due Paesi che abbiano mediato o aiutato a trovare un punto d’incontro tra Iran e Stati Uniti significa che anche lì bisogna rivedere gli schemi che hanno segnato la collaborazione interna ed esterna del Vicino Oriente del Golfo in modo da capire che a volte alcuni Paesi considerati più problematici sono quelli che poi offrono delle soluzioni.

La proposta giapponese a Roma di creare una riserva comune di terre rare è la risposta anche a un’UE che cerca soluzioni nuove, possibilmente valide, su industria, difesa e geopolitica?

È una soluzione di buon senso, ma quanto sia fattibile nel dettaglio tecnico è un’altra cosa. Perché noi ci dimentichiamo che il problema delle terre rare come dipendenza eccessiva dalla Cina non è un problema di possesso di queste terre, ma di raffinazione di queste terre. Per cui la Cina ha delle capacità che ha pagato anche ecologicamente a caro prezzo, ma che per ora non hanno pari. E comunque si tratta di un passo nella direzione giusta per un mercato più equilibrato e meno soggetto poi a rischi geopolitici.

Il G7 con playlist e cena a Versailles è il tentativo macroniano di allentare la tensione?

Penso che questa sia una possibilità per creare un’atmosfera più positiva. È chiaro che gli interessi possono restare convergenti o divergenti, però un’atmosfera più distesa permette anche umanamente poi di trovare degli accomodamenti che sono meno spigolosi. Penso che questo sia un onesto tentativo di fare in modo che ci sia una concordia di partenza in tempi molto più difficili.


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