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Quello di Kyiv sulla morte di Davydov è un silenzio calcolato

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Il colonnello Davydov è morto nell’esplosione della sua automobile alle porte di Mosca. Nessuna rivendicazione ufficiale, ma gli indizi puntano ai servizi di intelligence ucraini, già collegati a una serie di operazioni analoghe

L’Ucraina torna (apparentemente) ad attaccare gli alti ranghi delle forze armate russe. Il colonnello Damir Davydov, responsabile della direzione per il rifornimento di artiglieria e munizioni missilistiche delle forze armate russe, è infatti morto nelle scorse in seguito all’esplosione della sua automobile nella cittadina di Balashikha, alle porte di Mosca. Secondo quanto riportato da diversi media russi (e confermato successivamente dal Cremlino), l’esplosione sarebbe avvenuta nelle prime ore del mattino di martedì, quando un ordigno collocato sotto il veicolo dell’ufficiale è detonata mentre l’automobile era in movimento. Le immagini diffuse sui social media e riprese da canali filogovernativi mostrano l’auto venire avvolta dalle fiamme prima di schiantarsi contro un’altra vettura parcheggiata. Alcuni passanti hanno tentato di soccorrere Davydov estraendolo dall’abitacolo in fiamme. Testimoni citati dal media indipendente Astra hanno riferito che il colonnello era ancora vivo dopo essere stato tirato fuori dal veicolo, ma è deceduto poco dopo a causa delle gravissime ustioni riportate.

Davydov ricopriva un ruolo logistico di primo piano all’interno dell’apparato militare russo, supervisionando la distribuzione di munizioni e armamenti alle forze impegnate sul campo. Sebbene il suo nome fosse poco noto al grande pubblico, la sua posizione lo rendeva una figura rilevante nella macchina bellica di Mosca. Le autorità russe non hanno attribuito ufficialmente la responsabilità dell’attacco. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha confermato che il presidente Vladimir Putin è stato informato dell’accaduto, limitandosi però a sottolineare che i dettagli dell’indagine restano riservati.

Neanche Kyiv, in accordo con i principi della plausible deniability, ha commentato l’episodio. Tuttavia, gli indizi che suggeriscono un coinvolgimento ucraino sono concreti. Dall’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina nel 2022 i servizi di intelligence ucraini sono stati collegati, direttamente o indirettamente, a una serie di operazioni contro ufficiali militari russi, funzionari installati nei territori occupati e sostenitori della guerra. Molti di questi obiettivi sono stati accusati da Kyiv di essere coinvolti in crimini di guerra o nella conduzione delle operazioni militari contro l’Ucraina.

L’uccisione di Davydov rappresenta un nuovo motivo di imbarazzo per l’apparato di sicurezza russo. L’attentato è infatti avvenuto a meno di due chilometri dal luogo in cui, nell’aprile dell’anno scorso era stato assassinato con modalità analoghe il tenente generale Yaroslav Moskalik, vicecapo della Direzione operazioni dello Stato maggiore russo. A dicembre 2025, invece, era stato il generale Fanil Sarvarov, capo della direzione addestramento operativo dell’esercito dello Stato Maggiore russo, a rimanere ucciso in un incidente dalle dinamiche estremamente simili a quelle del caso Davydov.

L’episodio riporta ancora una volta l’attenzione sulla (scarsa) capacità delle autorità russe di proteggere personale militare e funzionari di alto livello anche nelle aree più sensibili del Paese. Negli ultimi anni Mosca ha rafforzato le misure di sicurezza per i vertici politici e militari, ma la serie di attentati e operazioni clandestine attribuite all’Ucraina continua a evidenziare la vulnerabilità del fronte interno russo. Non a caso, nella stessa giornata i media statali russi hanno riferito anche di un presunto tentativo di attentato contro un dipendente di un’impresa scientifico-industriale nella capitale. Secondo il Comitato investigativo russo, due adolescenti sarebbero stati arrestati dopo aver ricevuto istruzioni da presunti coordinatori ucraini per il trasferimento di un ordigno esplosivo destinato all’attacco.


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