L’indagine aperta dallo Ustr contro la Germania segna il passaggio dalla pressione politica all’azione commerciale. Il dossier sui prezzi dei farmaci è ben lungi dal riguardare solo Berlino, ma l’intero equilibrio europeo tra sostenibilità sanitaria, attrattività industriale e accesso all’innovazione
L’amministrazione Trump ha aperto un’indagine formale ai sensi della Section 301 contro la Germania, accusata di sottopagare i farmaci innovativi e di voler ridurre ulteriormente la spesa farmaceutica nell’ambito della riforma del proprio sistema sanitario.
Si è dunque passati dalle parole ai fatti. L’Ufficio del rappresentante per il commercio degli Stati Uniti (Ustr), guidato da Jamieson Greer, ha avviato una procedura che dovrà stabilire se le politiche tedesche siano “irragionevoli o discriminatorie” e se limitino o danneggino il commercio americano. Il calendario è già fissato, le parti interessate potranno presentare osservazioni scritte, mentre un’audizione pubblica è prevista a settembre. Al termine, Washington potrebbe decidere di adottare misure commerciali, comprese azioni tariffarie.
Il caso tedesco è rilevante perché Berlino è la maggiore economia europea e uno dei mercati farmaceutici più importanti del continente. La Germania diventa così un banco di prova concreto del modello Most favored nation statunitense.
Secondo l’Ustr, il problema non riguarda soltanto il livello dei prezzi, ma l’equilibrio complessivo del finanziamento dell’innovazione farmaceutica. La posizione statunitense è ormai nota: i pazienti americani pagherebbero una quota sproporzionata dei costi globali di ricerca e sviluppo, mentre altri Paesi ad alto reddito beneficerebbero dell’innovazione attraverso sistemi di controllo della spesa, sconti obbligatori, negoziazioni opache o meccanismi di rimborso giudicati troppo penalizzanti.
Le iniziative di Camera e Senato
È esattamente il punto che, nei giorni scorsi, era emerso nelle due iniziative parlamentari (raccontate qui e qui). Prima 48 deputati repubblicani avevano chiesto a Greer e al segretario al Commercio Howard Lutnick (entrambi in foto sopra) di procedere rapidamente con un’indagine Section 301 sulle politiche di pricing farmaceutico dei partner commerciali. Poi, il 16 giugno, anche un gruppo di senatori repubblicani – tra cui Todd Young, Chuck Grassley, Lindsey Graham, John Cornyn, Tim Scott e Bill Cassidy – aveva sollecitato l’amministrazione a muoversi in modo più deciso.
A distanza di pochi giorni, l’indagine su Berlino mostra che quella pressione non era soltanto retorica, e le azioni del congresso Congresso hanno fornito copertura politica all’Ustr. La Germania era infatti indicata come un caso sensibile, e menzionata esplicitamente nelle lettere dei congressmen. Il governo tedesco aveva annunciato in primavera un piano di revisione della sanità pubblica per contenere un disavanzo crescente, con misure che avrebbero potuto includere nuovi sconti sui farmaci. L’industria farmaceutica aveva reagito con forza, segnalando il rischio di un impatto su investimenti, lanci e accesso all’innovazione. Il dossier da subito era rientrato nel radar statunitense.
Greer: riforma tedesca è un grave passo indietro
“Il presidente Trump ha chiarito che i pazienti americani non dovrebbero sostenere una quota sproporzionata della ricerca e sviluppo farmaceutica globale”, ha dichiarato Greer. “Sono particolarmente preoccupato dalle notizie secondo cui la Germania starebbe accelerando una legislazione che ridurrebbe ulteriormente la spesa per i farmaci innovativi. Si tratta di un grave passo indietro in un momento in cui i nostri partner commerciali devono fare di più e iniziare a pagare la loro giusta quota per finanziare la ricerca e lo sviluppo farmaceutico innovativo”.
Section 301: di cosa si tratta?
Ma in cosa consiste esattamente la Section 301? Si tratta di uno degli strumenti più incisivi della politica commerciale americana. Consente al presidente degli Stati Uniti, attraverso l’Ustr, di adottare “tutte le azioni appropriate” – comprese misure tariffarie o ritorsioni non tariffarie – per ottenere la rimozione di pratiche adottate da governi stranieri considerate ingiustificate, irragionevoli o discriminatorie, e tali da gravare o limitare il commercio statunitense. Le indagini possono essere avviate direttamente dall’Ustr oppure su richiesta di imprese o associazioni industriali. Una volta aperta la procedura, Washington è tenuta a cercare una soluzione negoziata con il Paese interessato, attraverso compensazioni o la rimozione della barriera contestata. Ma, se il confronto non produce risultati, la Section 301 può aprire la strada a misure di pressione commerciale, inclusi dazi.
Una riflessione per Europa e Italia
Questa è una svolta che l’Italia farebbe male a osservare da lontano. Roma non è il bersaglio dell’indagine annunciata il 18 giugno, ma sarebbe imprudente considerarsi fuori dal perimetro della discussione, poiché il criterio americano non è geografico, ma sistemico. Vengono infatti osservate le politiche che, secondo Washington, comprimono il valore dell’innovazione, ritardano l’accesso ai farmaci o scaricano sull’industria una parte crescente della sostenibilità finanziaria dei sistemi sanitari. E, dunque, da questo punto di vista, il dibattito italiano non può essere separato da ciò che sta accadendo tra Washington e Berlino.
I sistemi sanitari europei hanno il dovere di garantire sostenibilità, universalismo e accesso equo alle cure. Ma proprio per questo la risposta non può essere difensiva o puramente contabile. Se la sfida viene ridotta al contenimento della spesa, l’Italia rischia di trovarsi esposta su più fronti, da un lato la pressione commerciale americana, dall’altro la perdita progressiva di attrattività, non solo sul fronte manifatturiero, ma anche sul piano della ricerca e sviluppo e dei nuovi lanci, con conseguenze su trial clinici e accesso per i pazienti.
Il richiamo al modello Uk
Il rappresentante per il Commercio ha poi lasciato aperto uno spazio negoziale, sostenendo che Stati Uniti e Germania possano “trovare un percorso comune” capace di ampliare l’accesso dei cittadini tedeschi ai farmaci più innovativi e, al tempo stesso, garantire una remunerazione equa per i medicinali prodotti dai lavoratori americani. Il riferimento, ancora una volta, è al precedente britannico. “Il 2 aprile 2026, Stati Uniti e Regno Unito hanno annunciato un accordo innovativo sui prezzi farmaceutici che contribuirà a promuovere investimenti e innovazione in entrambi i Paesi. La Germania dovrebbe seguire questa strada con negoziati costruttivi per affrontare questo squilibrio”, ha affermato Greer.







