La Germania si prepara a investire direttamente nelle startup della difesa attraverso un nuovo fondo pubblico dedicato alle tecnologie militari e dual use. Una misura che si inserisce in una più ampia strategia per rafforzare l’ecosistema nazionale e sostenere la crescita delle nuove neo-prime tedesche
La Germania entrerà direttamente nel capitale delle startup della difesa per sostenerne lo sviluppo. La misura è contenuta nella nuova strategia federale per le imprese innovative approvata dal governo tedesco e che prevede la creazione di un fondo pubblico che consentirà allo Stato di acquisire partecipazioni in aziende che sviluppano tecnologie con esplicite applicazioni militari. La misura, la cui esatta dotazione finanziaria non è stata ancora resa nota, fa parte di una strategia più ampia guidata dal ministero dell’Economia, che comprende 152 interventi destinati a facilitare l’accesso ai finanziamenti, attrarre lavoratori qualificati e ridurre gli ostacoli burocratici per le nuove imprese. Il piano punta inoltre a mobilitare maggiori capitali privati (anche stranieri) nei settori tecnologico, biotecnologico e della difesa e prevede l’estensione oltre il 2030 del programma pubblico di venture capital Future Fund.
La Germania rimane la locomotiva d’Europa (sull’innovazione)
L’iniziativa è stata annunciata a Berlino nell’ambito di un più ampio piano per sostenere l’ecosistema innovativo nazionale. Secondo un documento governativo visionato e citato da Reuters, le startup e le scale-up attive nei settori della sicurezza e della difesa stanno assumendo un ruolo crescente nel rafforzamento delle capacità difensive del Paese. Infatti, secondo i dati riportati nel documento, solo nel primo semestre del 2026 in Germania sono state fondate 3.053 startup, con un incremento del 52% rispetto alla seconda metà del 2025. Nel frattempo, gli investimenti in venture capital hanno raggiunto i 7,2 miliardi di euro nel 2025. Un risultato giudicato dal governo tedesco non ancora soddisfacente, specie se comparato a contesti come quello britannico o americano.
Le startup che sfidano i colossi del settore
Quello delle startup tedesche della difesa è un ecosistema recente, ma anche estremamente dinamico. Pochi esempi bastano a restituire la misura di questa vera e propria trasformazione industriale. Helsing, la società monacense di intelligenza artificiale per la difesa fondata nel 2021, ha chiuso a luglio un round di finanziamento da 1,8 miliardi di dollari (il più grande mai raccolto da una startup europea) che ne ha portato la valutazione a 18 miliardi di dollari. L’azienda non si definisce più neanche una startup, ma parte di una nuova generazione di “neo-prime” pronte a competere con i gruppi storici dell’industria della difesa. I suoi droni HX-2 sono già in dotazione alle Forze armate ucraine, mentre è in sviluppo un velivolo da combattimento senza pilota, il CA-1 Europa. Isar Aerospace, fondata a Ottobrunn nel 2018, punta invece sull’accesso autonomo allo spazio e, dopo il primo lancio dimostrativo del vettore Spectrum nel marzo 2025, ha chiuso a giugno un round da 270 milioni di euro. ARX Robotics, altra startup monacense fondata nel 2021, ha invece optato per la robotica terrestre, con la sua piattaforma Gereon che è già in uso presso sei eserciti europei e in Ucraina, dove a giugno l’azienda ha varato con la locale Roboneers una joint venture per la produzione in serie di veicoli terrestri senza equipaggio.
Le iniziative analoghe in Europa
In Francia il fondo Definvest, gestito da Bpifrance insieme al ministero delle Forze armate, investe direttamente nel capitale di startup e Pmi considerate strategiche per la base industriale della difesa, con ticket compresi tra 500 mila e 5 milioni di euro. Nel Regno Unito opera invece il National security strategic investment fund (Nssif), il fondo venture del governo britannico dedicato alle tecnologie dual use per la sicurezza nazionale e la difesa, che effettua sia investimenti diretti nelle aziende sia investimenti indiretti attraverso altri fondi specializzati. Anche la Polonia si doterà presto di uno strumento simile, il Polish defence fund annunciato lo scorso anno dal ministero della Difesa. L’Italia, al contrario, non dispone oggi di uno strumento pubblico comparabile e continua ad affidarsi a un ecosistema composto principalmente da investitori privati, programmi pubblici frammentati e finanziamenti europei.
















