Lo scudo indica una rotta precisa nel nuovo concetto di difesa aerea e di protezione antibalistica impenetrabile, multilivello e incentrato sulla rete. Si è aperta negli ultimi anni una necessità geopolitica specifica, dettata dalle continue e mutevoli sfide nel Mediterraneo orientale, oltre alla necessità che Atene ha di contrastare la dottrina della potenza aerea e i sistemi senza pilota della Turchia. Così la Grecia elimina la sua dipendenza dai sistemi russi
Scudi e alleanze nel Mediterraneo: la Grecia acquisterà da Israele un sistema di difesa aerea del valore di 3,5 miliardi di euro. Nasce lo scudo di Achille, che si affianca ad altre iniziative simili che raccontano, pur nelle differenze, un indirizzo comune: l’esigenza stringente di cambiare il modo di concepire la difesa, partendo da un ombrello di protezione che sia onnicomprensivo di tutte le risposte contro le nuove minacce. Sullo sfondo, resta la solidità della partnership tra Atene e Tel Aviv, che si interfaccia con la contingenza non solo del mare nostrum ma delle dinamiche in Medio Oriente, sempre più complesse.
Che cos’è lo scudo di Achille
La decisione del governo Mitsotakis di procedere all’approvazione del programma di armamenti “Scudo d’Achille” da parte del Consiglio di Sicurezza Nazionale del governo (KYSEA) rappresenta una pietra miliare storica per la difesa nazionale. Si tratta di un programma del valore di circa 3,5 miliardi di euro, che di fatto è il pilastro centrale del più ampio Programma di Armamenti per la Difesa a Lungo Termine (2025-2036), il cui bilancio sta per vedere la luce in Parlamento, con un budget totale di 26 miliardi di euro.
Lo scudo indica una rotta precisa nel nuovo concetto di difesa aerea e di protezione antibalistica impenetrabile, multilivello e incentrato sulla rete. Si è aperta negli ultimi anni una necessità geopolitica specifica, dettata dalle continue e mutevoli sfide nel Mediterraneo orientale, oltre alla necessità che Atene ha di contrastare la dottrina della potenza aerea e i sistemi senza pilota della Turchia. Lo Scudo di Achille, inoltre, permette alla Grecia di eliminare la sua dipendenza dai sistemi di progettazione russa, che presentano problemi insormontabili di supporto logistico e di integrazione operativa all’interno della Nato. Per cui è già stato deciso il ritiro dei sistemi russi S-300 PMU1 , TOR-M1 e OSA-AK, sostituiti da una rete tecnologica israeliana integrata, sviluppata da Rafael Advanced Defense Systems e Israel Aerospace Industries (IAI).
Il concetto israeliano di difesa
Lo Scudo di Achille è basato su tre sistemi complementari, che creano una catena difensiva ininterrotta dal livello di protezione fino all’intercettazione balistica. Il primo è il sistema Spyder All-in-One di Rafael per minacce a bassa quota, come droni, elicotteri, aerei e munizioni guidate. La configurazione All-in-One integra tutti gli elementi necessari in un unico veicolo ad alta mobilità: un radar Aesa a quattro pannelli con copertura a 360 gradi, un sistema di puntamento elettro-ottico Toplite EO/IR, un sistema di comando e controllo con due postazioni in cabina, nonché il lanciatore con un massimo di 8 missili in contenitori.
In secondo luogo il istema IAI Barak MX, spina dorsale della difesa aerea a medio e lungo raggio di Grecia e Cipro, sostituendo gradualmente i vecchi sistemi Hawk per la Grecia. A differenza di altri sistemi che utilizzano missili aria-aria modificati, i missili intercettori Barak MX sono stati progettati fin dall’inizio per la difesa terrestre e navale. Infine la fionda di Rafael David ‘s Sling in grado di coprire lo strato superiore della difesa aerea greca, sostituendo gradualmente le due batterie S-300 ancora esistenti. Sviluppato in collaborazione con l’americana Raytheon, offre protezione contro missili balistici tattici, missili da crociera e razzi pesanti a distanze comprese tra 40 e 300 chilometri.
















